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True Detective – Season 3

mercoledì 27 Febbraio, 2019 | di Massimo Padoin
True Detective – Season 3
Serie TV
2
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Voto autore:

Il passato come porta alle ossessioni del presente
A prima vista potrebbe sembrare una serie derivativa la terza stagione di True Detective, si abbandona la California per tornare nella più aperta provincia statunitense, quella dell’Arkansas, tornano ad essere protagonisti una coppia di detective, Roland e Wayne, il primo, bianco, benvoluto dalle politiche interne del distretto, senza però esserne invischiato, il secondo nero, un segugio testardo, è anche il narratore della vicenda.

Proprio come nella prima stagione, True Detective 3 disloca la narrazione su più linee temporali: 1980, 1990 e 2015. Tre periodi diversi in cui assistiamo all’inizio della vicenda, al momento in cui le indagini si riaprirono e infine quando Wayne, intervistato per un documentario crime, si rituffa in quel passato ancora privo di molte risposte.
Si riprende l’atmosfera desatura in cui sono fotografate le stradine isolate, teatro di un’umanità isolata, di razzismo strisciante però tangibile, rivolgendo lo sguardo sui due detective e al caso che li accompagnerà per resto della loro vita.
L’improvvisa sparizione di due bambini, nel grigiore di un pomeriggio senza sole, coinvolge fin da subito nel profondo Wayne e Roland. Siamo nel 1980 i sospetti cadono inizialmente sui primi malvisti dalla comunità, ma gli indizi mostrano come la sparizione sia stato un evento tutt’altro che improvviso. La narrazione si intreccia continuamente nei tre periodi presi in esame, in un continuum tra presente e passato remoto. La memoria di Wayne anziano è ormai compromessa dall’avanzare della malattia, i ricordi sono confusi tanto da collassare su se stessi, in quella che si delinea sempre più come un’ossessione. Compaiono i fantasmi di una vita, i vietcong uccisi in guerra, i rimpianti di chi è stato troppo testardo, le paure delle proprie responsabilità, ma soprattutto Amelia, la moglie conosciuta proprio in quell’occasione, nel 1980, e che assieme a lui ha condiviso questa vicenda, scrivendone un libro.
Nella prima stagione di True Detective l’intreccio temporale era un raffinato stilema narrativo che celava non tanto la soluzione al caso, ma piuttosto la frattura tra i due colleghi, al contrario qui le vicende di Wayne lo portano a un lungo processo di riconciliazione con chi lo ha attorniato durante un percorso lungo venticinque anni. Il tempo nel suo affastellarsi lo trascina dentro un vortice fatto di rimpianti sopiti, in cui le debolezze di un uomo ruvido celano l’intima anima noir di questa stagione, mostrandone come sia tutt’altro che una serie derivativa. Delle tre è la più compatta narrativamente, certamente meno iconica ma con più equilibrio tra forma e contenuto, svelando lentamente l’anima grigia di una detection che come al solito guarda all’orrore dell’animo umano, partendo dai rimpianti e dagli errori di un passato incontrovertibile, e di un presente ossessivo.

True Detective [id., USA 2014 – in corso] IDEATORE Nic Pizzolatto.
CAST Mahershala Ali, Stephen Dorff, Carmen Ejogo, Scoot McNairy.
Noir, durata 55-88 minuti (a episodio), 3 stagione.

2 Comments

  1. roberto says:

    La prima stagione di True detective è stata perfetta fino al finale, assolutamente deludente; la seconda stagione farraginosa e mal scritta ma ipercinetica tutto sommato meno peggio di quello che si dice in giro; quest’ultima stagione è in effetti affascinante e stratificata ma alla lunga pure noiosa, l’azione manca quasi totalmente e vedere 8 puntate da un’ora in cui accade poco davvero poco lascia perplessi, lo scioglimento desta lo stesso disappunto della prima stagione, a differenza delle precedenti stagioni manca poi la puntata (la quarta in entrambi i casi) in cui c’è un piano-sequenza che smuova un po’ le acque.

    Quindi ok, aspettiamo la quarta stagione ma voto poco più che una sufficienza.

    • Massimo P. says:

      Commento condivisibile in più punti, credo però che una certa pesantezza sia frutto di un’attenzione introspettiva ai personaggi più simile a quella di un romanziere che a uno sceneggiatore, e quindi con risultati ovviamente differenti. Personalmente non l’ho trovata noiosa, come scritto nell’articolo, è la stagione decisamente più ordinata e chiara narrativamente, mescolando e gestendo attentamente i plot twist e l’ossessività di Wayne per tenere alto l’interesse. Ma ovviamente qui siamo nel campo dei gusti personali, e quindi insindacabili. Grazie per il commento

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