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Noi

sabato 27 Aprile, 2019 | di Juri Saitta
Noi
In sala
2
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Case al mare e tunnel sotterranei
In sostanziale continuità con gli horror politici di George A. Romero, i lavori di Jordan Peele si caratterizzano per la loro capacità di coniugare metafore chiare e apparentemente semplici a sottotesti più complessi e stratificati. Un elemento presente tanto in Scappa – Get Out quanto in Noi, il secondo e atteso lungometraggio del regista afroamericano.

Qui la protagonista è Adelaide, una giovane donna che si reca con la famiglia nella sua casa vicino al mare per trascorrere lì le vacanze. In tale circostanza, l’eroina dovrà però affrontare un passato scioccante, quando da bambina scoprì proprio nella stessa località l’esistenza di un suo doppio. Un alter ego che ora ritorna facendosi minaccioso e pericoloso.
Se in Scappa – Get Out il testo politico si concentrava soprattutto sulla questione razziale, qui il discorso pubblico si allarga più esplicitamente all’intera società americana e riguarda in particolare le disuguaglianze economiche presenti nel Paese. Infatti, i doppi rappresentano la parte più povera ed emarginata della popolazione, pronta a pretendere condizioni migliori e a vendicarsi delle ingiustizie subite. Un discorso di per sé semplice che l’opera enuncia chiaramente sia tramite alcuni dialoghi sia attraverso un uso attento delle scenografie, basato sulla contrapposizione tra le case borghesi dei protagonisti e i tunnel squallidi e spogli in cui vivono i loro sfortunati alter ego.
Al tempo stesso, però, l’opera in questione contiene alcuni elementi che la rendono più complessa e stratificata di quanto appaia: dai rimandi psicanalitici legati alla figura del doppio alle citazioni bibliche, fino al riferimento storico all’Hands Accross America, evento di beneficenza del 1986 che qui serve anche a ricordarci l’ipocrisia di un Paese che – negli anni Ottanta come oggi – si autoassolve dal suo sostanziale edonismo con azioni tanto mediaticamente incisive quanto sporadiche ed effimere.
Tutto ciò in un film molto incisivo anche sul piano prettamente cinematografico, che riesce a unire momenti di horror puro a sequenze umoristiche e a orchestrare un climax nel quale la tensione cresce in modo lento ma inesorabile.
Un risultato dovuto non tanto alla sceneggiatura – non esente da buchi e forzature –, quanto alla regia, che sfrutta molto bene non solo le già citate scenografie, ma anche una banda sonora a tratti inquietante e un montaggio adrenalinico non privo di funzioni semantiche, rivolte a sottolineare le diversità e i parallelismi tra i personaggi principali e i loro doppi. Elementi che rendono Noi un horror tanto ricco sul piano concettuale quanto appassionante e coinvolgente su quello spettacolare, facendone così uno dei titoli migliori della stagione.

Noi [Us, USA 2019] REGIA Jordan Peele.
CAST Lupita Nyong’o, Winston Duke, Elisabeth Moss, Tim Heidecker, Yahya Abdul-Mateen II.
SCENEGGIATURA Jordan Peele. FOTOGRAFIA Mike Gioulakis. MUSICHE Michael Abels.
Horror, durata 116 minuti.

2 Comments

  1. Cri says:

    Io l’ho trovato, in fin dei conti, tanto didascalico
    Ok la potenza visiva ed estetica di molte sequenze, e ok che non è un brutto film, ma, un po’ come in “Get out”, c’è quel didascalismo di fondo e quell’eccessiva programmaticità nel discorso di metafora politica che pesano

  2. Stella says:

    Un film non esente da difetti, su tutti il finale mi sembra inspiegabilmente barcollante. Ma avercene. Meno male che esistono film che non hanno paura di essere, anche, politica.

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