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Vivan las Antipodas!

venerdì 9 Settembre, 2011 | di Filippo Zoratti
Vivan las Antipodas!
Festival
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68a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, 31 agosto-10 settembre 2011, Lido di Venezia

A testa in giù
Ogni bambino prima o poi se lo domanda: dove sbucheremmo se scavassimo una galleria che passa per il centro della Terra? La risposta è Vivan las Antipodas!, ultima fatica del regista russo Victor Kossakovsky scelto dalla 68a Mostra del Cinema di Venezia come film d’apertura assieme alle Idi di marzo di Clooney.

Un lavoro “planetario” cui va decisamente stretta sia la definizione di documentario che quella di mockumentary, ovvero di rielaborazione finzionale di riprese reali. Quella di Kossakovsky è vita, filmata senza soluzione di continuità; mediacritica_vivan_las_antipodas_290ed è scomposizione del visibile, attraverso piani sequenza capovolti e perfetta compenetrazione di musica, montaggio e immagini. È raro che esistano luoghi perfettamente agli antipodi, dato che per tre quarti il nostro pianeta è composto d’acqua. In Europa, ad esempio, ce n’è solo uno: la Spagna, dove a Miraflores un masso antichissimo offre riparo ad un bruco che a breve si trasformerà in farfalla. Una (ri)nascita, mentre esattamente dalla parte opposta una balena spiaggiata muore lentamente a Castle Point, in Nuova Zelanda. L’essere umano – al solito goffo e impacciato – cerca dapprima di trarla in salvo, e successivamente di seppellirne la pesante carcassa. Vita e morte, come due facce della stessa medaglia. In Argentina invece due campesinos che abitano nella sperduta piana di Entre Rios chiedono il pedaggio alle auto che circolano attraverso il loro territorio. Solcano e puliscono la strada, passando il resto del tempo a discutere di donne (“la motosega è come una donna, non si presta”). Fino a quando uno dei due si lancia in un’ardita disquisizione geopolitica, perché “ora tocca alla Cina far avanzare il mondo”. La cinepresa vorticosamente cambia prospettiva, catapultandoci a testa in giù nell’esatto antipodo di quella landa desolata: Shanghai, luogo in cui restiamo annebbiati dai rumori e dalla foschia dello smog; mentre il contadino argentino cattura un pesce, una donna al mercato cinese ne vende un altro. Gli incontri America-Asia e Oceania-Europa segnano gli apici di una riflessione incentrata sulle contraddizioni cultural-ambientali del pianeta e sull’accostamento di opposte concezioni etiche del lavoro; nei restanti due frammenti (per inciso: la Patagonia e il lago Baikal in Russia, la Big Island hawaiana e Kubu in Botswana) l’amalgama narrativa lega di meno, lasciando tuttavia intatta la funzione di un film-terapia che rimarca senza giudicare le modalità in cui gli esseri umani hanno deciso di abitare e trattare la Terra. Se è vero – come dovrebbe essere vero – che compito dei festival è quello di innovare e offrire nuovi sguardi sul cinema che verrà, la sinfonia-mondo Vivan las Antipodas! entra di diritto nel novero delle migliori opere d’arte cinematografiche viste al Lido nel 2011. Chissà cosa sarebbe successo se la giuria capitanata da Darren Aronofsky si fosse trovata una meraviglia del genere tra le pellicole in concorso.

Vivan las Antipodas! [Id., Germania/Olanda/Argentina/Cile 2011] REGIA Victor Kossakovsky.
SOGGETTO Victor Kossakovsky. FOTOGRAFIA Victor Kossakovsky. MUSICHE Alexander Popov.
Documentario, durata 100 minuti.

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