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Sette opere di misericordia

venerdì 23 Marzo, 2012 | di Edoardo Peretti
Sette opere di misericordia
Festival
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Voto autore:

filmforum, Udine-Gorizia 20-29 marzo 2012

Un esordio coraggioso
Il film dei fratelli gemelli Massimiliano e Gianluca De Serio, è un esordio nel lungometraggio, presentato quest’estate in concorso al Festival del Film di Locarno, nelle sale italiane nel gennaio 2012 e ora al filmforum, nell’ambito di un percorso dedicato al cinema italiano contemporaneo.

Sette opere di misericordia racconta la storia di Luminita, immigrata moldava che intende cambiare identità per sfuggire alla miseria delle baraccopoli e al destino di furti e di umiliazioni a cui è costretta; la giovane ragazza, interpretata da Olimpia Melinte, incontra Antonio, anziano gravemente malato alla gola, impersonato da Roberto Herlitzka. Lo scontro tra queste due persone ai margini della vita è inizialmente duro, ma il loro rapporto verrà sempre più caratterizzato da una crescente e reciproca misericordia. Le sette opere di misericordia a cui si riferisce il titolo sono appunto i sette doveri (dar da mangiare agli affamati, vestire gli ignudi…) a cui il buon cattolico deve dedicarsi lungo la sua vita, e che nel film indicano i sette capitoli con cui è raccontato l’evolversi del rapporto tra i due.

I due registi, già apprezzati per i loro documentari L’esame d Xhodi e Bakroman, mostrano in questo loro primo lungometraggio di finzione una grande espressività e forza visiva, che derivano dalle loro esperienze nell’arte contemporanea. La macchina da presa segue e insiste in modo significativo sugli oggetti, sui gesti e soprattutto sui volti e sui corpi: colpisce particolarmente l’attenzione su questi ultimi, mostrati senza sconti, ma mai in maniera gratuita e fastidiosa, nel loro disfacimento, nella malattia, nelle violenze subite e nella bellezza appannata dalla miseria quotidiana. Ritroviamo la stessa attenzione per l’ambientazione, la periferia ovest di Torino, una delle zone più problematiche della città, dove i due registi sono cresciuti e dove ancora vivono: ne esce una Torino marginale e novembrina, grigia, fredda e dominata da povertà, desolazione e baracche, sfondo perfetto per la vicenda dei due protagonisti. La forza visiva dei De Serio, oltre a regalare più di un’inquadratura iconicamente potente, permette di evitare i rischi dell’eccessivo minimalismo con cui il cinema italiano ha raccontato storie simili negli ultimi anni, di evitare perbenismi e buonismi vari, e di entrare efficacemente nel cuore dei problemi affrontati.

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