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La reine des pommes

lunedì 11 Giugno, 2012 | di Nicola Peirano
La reine des pommes
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Il prezzo della risata
Lasciata senza preavviso da Mathieu, Adèle entra in crisi tanto da desiderare la morte. Per allontanare il più possibile il ricordo dell’ex compagno, la cugina Rachel la invita a frequentare altri uomini: finirà per perdersi in un confuso viavai di partner da cui non saprà districarsi, indecisa su quale uomo buttarsi, o meglio, di quale uomo divenire preda.

Il timido Pierre? Jacques, che la corteggia insistentemente? O il misterioso Paul, che la provoca con passione e sensualità? Piccolo particolare: i tre hanno lo stesso volto di Mathieu, che è poi quello dell’attore Jérémie Elkaïm, compagno della regista Valérie Donzelli, attrice protagonista del film, che si può vedere, gratuitamente in streaming, su popcorntv.it.
La coppia è la stessa dell’acclamato La guerra è dichiarata, candidato dalla Francia agli Oscar 2012, in cui raccontano con sguardo responsabile e tono leggero la malattia del figlio malato di cancro. Leggerezza è anche il registro su cui si dispone La reine des pommes, primo lungometraggio della regista, datato 2009: al di là dell’esilità di fondo di una partitura narrativa esigua per numero di personaggi e di motivi, non scivola mai dal bizzarro al grossolano, o nella superficialità e nel triviale. Pierre, Jacques e Paul si alternano in corteggiamenti ai limiti della stravaganza che l’immutabilità degli stereotipi cui sono ancorati – tre diversi modelli di amante – avrebbe potuto trasformare in scaramucce stanche e ripetitive. Il gioco però non è fine a se stesso, perché dopo tutto “la regina delle mele” nasconde un dramma rimosso di cui non si può ridere, ma che può essere esorcizzato attraverso il riso.
Almeno questa è la reazione che suscitano le goffe piroette amorose di Adèle, che riassume in sé i tratti di un’ormai matura “lolita”, icona cara ai cugini d’oltralpe – il titolo del film richiama non a caso una canzone della meteora Lio – e di un buffone dalle movenze slapstick. L’impostazione burlesca di questa tragicommedia, che attualizza in chiave pop una cornice da Nouvelle Vague, non può distoglierci così dalla ricerca di un caposaldo emotivo da cui ripartire, quell’approdo che sembra giungere nel finale, quando Adèle trova uno spiraglio di serenità, lontana da tempeste sentimentali (e ormonali). È la conferma di come il pagliaccio, o chi ne riprende le mosse, sia in realtà alquanto, terribilmente, serio.

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