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Lola corre (1998)

sabato 12 Gennaio, 2013 | di Luca Giagnorio
Lola corre (1998)
Film History
3
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A PROPOSITO DI TOM TYKWER…
Videoclip mancato
Sul motivo per il quale Andy e Lana Wachowski abbiano scelto proprio Tom Tykwer per coadiuvarli alla regia di Cloud Atlas non può che esserci, almeno a un occhio “esterno”, il più fitto mistero.

Certo il celebre duo americano una volta conquistati botteghino e aura autoriale con il sorprendente Matrix (1999), non riuscirà a soddisfare il carico di aspettative generatosi all’apparizione dell’Eletto di nero-pelle vestitolola_corre (secondo e terzo capitolo della Trilogia compresi). Tuttavia, nella carriera di Tom Tykwer, è difficile trovare qualche film degno di nota (per lo meno tra quelli usciti in Italia), basti pensare all’insipido The International (2009), a Profumo – Storia di un assassino (2006) – pessimo rifacimento dello splendido romanzo di Patrick Suskind – e a Lola corre nel quale, a posteriori, il regista tedesco ci aveva già consegnato un’illuminante prova della sua pochezza. Se il realismo è una scelta espressiva, stilistica e di contenuto, dalla quale il cinema può legittimamente prescindere, la verosimiglianza è invece necessaria, anche nella storia più fantastica e surreale, a meno di non chiamarsi David Lynch. Il problema dell’assoluta mancanza di credibilità non sta quindi nella scelta paradossale di raccontare i medesimi venti decisivi minuti della vita di Lola e del fidanzato Manni per tre volte consecutive, fino a ottenere, dopo la tragedia, l’agognato lieto fine. Il problema è ciò che succede nei famigerati venti minuti: scelte dei personaggi, svolte narrative, astruse coincidenze, tutto talmente implausibile e incoerente da generare ilarità involontaria come reazione alle molteplici morti violente che coinvolgono, per par condicio, tutti i personaggi principali. Volendo però c’è di peggio: lo stile del film, che catapulta lo spettatore in uno stordente videoclip anfetaminico di ottanta minuti. Tykwer si compiace nel girare e montare a un ritmo ora frenetico, ora sincopato, debitore più a MTV che a possibili ispiratori cinematografici (Robert Rodriguez?), aggiungendo anche gratuiti inserti a disegni animati. Su tutto, una ridondante colonna sonora techno-punk che almeno riduce il numero di dialoghi banali e superficiali. A chiosa di un film tanto futile, l’ironico appunto di Morandini: “La Potente corre bene, d’accordo, ma perché non prende un taxi?”.

Lola corre [Lola rennt, Germania 1998] REGIA Tom Tykwer.
CAST Franka Potente, Moritz Bleibtreu, Klaus Müller, Heino Ferch.
SCENEGGIATURA Tom Tykwer. FOTOGRAFIA Frank Griebe. MUSICHE Tom Tykwer, Johnny Klimek, Reinhold Heil.
Drammatico, durata 81 minuti.

3 Comments

  1. Dr. Weed says:

    Forse mi sbaglio, ma credo che un film del genere (soprattutto da parte di un critico) vada contestualizzato! Ovvio che visto nel 2013 “Lola corre” sia una schifezza, ma prima?? Un film tedesco di fine anni ’90, di un autore tedesco sconosciuto, che cerca di mescolare film ed estetica da videoclip… mi sembra vada giudicato in altro modo. Ovvero con gli occhi di chi lo vide nel 1998, PRIMA di “Matrix”. “Lola corre” – col suo carico di macroscopici errori – si studia nei manuali di cinema. Un motivo ci sarà. E’ stato un precursore del cinema contemporaneo. Sballato, fuori misura… ma pur sempre precursore.

  2. Luca G. says:

    Allora: un film che in 15 anni, non 55, diventa, come dici tu “una schifezza”, vuol dire che aveva all’epoca e ha mantenuto oggi più di un difetto (tu stesso parli a ragione di macroscopici errori).
    Fortuna che il cinema contemporaneo non è diventato così, o almeno è solo in minima parte così, perchè altrimenti non andrei più al cinema.
    Non ho scritto un articolo su “Nosferatu” di Murnau dicendo (estremizzo!) che è un film palloso, che non fa per nulla paura, che ha effetti speciali di merda: in quel caso, certo, è d’obbligo contestualizzare e ricondurlo agli anni in cui è stato girato (detto che mantiene una potenza visiva da fare invidia), come è d’obbligo farlo per alcuni film molto legati a un determinato periodo storico/sociale (penso in particolare alla Nouvelle Vague). Detto che, come alcuni classici rimangono film eccellenti a distanza di decine e decine di anni (per cui vengono appunto definiti classici), allo stesso modo ci sono film che invece “invecchiano” e possono, pur contestualizzandoli, essere ridimensionati o riconsiderati da un punto di vista critico.

    Che sia tedesco cosa vuol dire? Che va tenuto in particolare considerazione perchè viene da una “cinematografia minore”? Non stiamo parlando di un regista del Burkina Faso, ma di un autore della stessa nazionalità di Wim Wenders e Fassbinder, per dirne due, senza scomodare i grandi autori dell’espressionismo. Non anticipa proprio nulla, aggiungo, perchè l’estetica da videoclip era già imperante, dato che è stato a girato a fine anni ’90.
    Poi, io non apprezzo questo stile di regia e montaggio (esistono i gusti) in generale, ma nel caso di “Lola corre” ho trovato pessima la parossistica estremizzazione di questa estetica: mi è parsa fine a se stessa e furba, volta solo a distrarre dalla pochezza di tutto il resto.

    Se tutti i film che vengono menzionati nei manuali di storia del cinema fossero grandi opere o capolavori sarebbe bellissimo, ma così non è. E il fatto che comunque un film venga menzionato (solo di sfuggita nel caso di “Lola corre”, me lo auguro almeno) non lo rende a priori valido o immune da un giudizio negativo. Altrimenti che dovremmo dire di quella critica che stronca quasi ogni opera, cito il primo che mi viene in mente, di Lars von Trier?

    Infine, visto che scrivi che “da critico” dovrei dire che il film è una schifezza, visto oggi, ma nel ’98 invece non lo era affatto, faccio notare che due critici professionisti come Paolo Mereghetti e Morando Morandini, che hanno conquistato negli anni una certa importanza nel panorama della critica cinematografica, danno al film una valutazione negativa (puoi leggerla nei rispettivi dizionari) senza contestualizzare (perchè non è questo il caso, come già scritto sopra) alcunché.

    E questo è quanto, spero che la lunghezza della risposta renda comunque comprensibile quello che ho scritto.

    P.s. bel nickname 😉

  3. Luca G. says:

    Morandini: “Girato e montato alla maniera frenetica di un videoclip, con inutili inserti di disegno animato […] il film è un esercizio futile, furbetto e anfetaminico in linea con l’estetica dell’usa-e-getta che negli intermezzi dialogati scade in una pensosa banalità”. Ecco condivido al 100%.

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