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The Complex

mercoledì 24 Aprile, 2013 | di Mattia Filigoi
The Complex
Festival
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Far East Film Festival 15, 19 – 27 aprile 2013, Udine

Bambini corvini demoniaci. Ancora.
Che l’horror giapponese, il J-Horror, sia col fiato corto, ormai si sa da anni. Fagocitato, replicato, standardizzato da Hollywood, è entrato in un loop eterno di pallide bimbette corvine e oggetti/parti fisiche/abitazioni possedute da spiriti maligni, mentre le deliranti produzioni splatter sono troppo estreme per incontrare il favore di un pubblico mondiale.

Fu proprio il Far East a presentare, nel 2000, uno dei film seminali del J-Horror, quel Ringu, meglio noto come The Ring, che darà il via all’invasione globale di fotocopie, remake e sproof hollywoodiani, e più in generale alla moda del terrore di stampo nipponico.mediacritica_the_complex Il suo autore, Hideo Nakata, si confermò poi buon regista con Dark Water (2002), prima di una serie di produzioni di medio-basso livello che lo hanno portato a girare in America e in Gran Bretagna, con alternante successo. Nakata ora è tornato in patria, e sfruttando la presenza della star della musica pop giapponese, Atsuko Maeda degli AKB48, tenta di rilanciare il genere che ha contribuito a creare: ma il suo The Complex, presentato al Far East XV, è un concentrato di luoghi comuni traboccante umorismo involontario. Asuka, studentessa di medicina dal passato traumatico, si è appena trasferita in un condominio che, a sentir la gente, è infestato da spiriti maligni. Hanno ragione: ma a minacciare Asuka non è il fantasma del vecchio vicino, che lei stessa ha ritrovato dopo tre giorni la sua morte per infarto, piuttosto il solitario bimbetto con cui ha stretto amicizia, demone che del bambino ha solo la forma. L’intervento di una spiritista e di un inserviente belloccio non risolveranno la situazione. Nakata è visibilmente a mezzo servizio. Se l’idea di base, la diversa concezione del tempo per i vivi e per i morti e le alterazioni che ne conseguono quando cercano di comunicare tra loro, è intrigante e girata con soluzioni originali (le soggettive mattutine di Asuka), è l’uso ingenuamente comico della musica, che rende molte scene la parodia di se stesse, e soprattutto la mancanza di ironia, ad affossare il film. Non si può non ridere, ad esempio, quando Asuka trova il vecchio, visibilmente morto e coi primi segni di decomposizione, e gli chiede con voce tremolante “Are you okay?”. Peccato che la scena doveva essere un apice orrorofico del film. Oddio non tutto è comicità inconscia, Nakata cerca comunque un metodo alternativo di costruire la tensione, sviluppandola con fare didascalico (aumento del volume delle musiche, dilatazione esasperata dei tempi) per poi abortirla, concludendo in un nulla di fatto: non esplode in una violenza devastante come in Fulci, e tanto meno (per fortuna!) non ricorre all’abusato cliché della comparsa improvvisa di cose schifose in primissimo piano. Alle volte lo stratagemma funziona, e riesce discretamente a distogliere l’attenzione da una sceneggiatura che ricorre troppo spesso alle soluzioni più ovvie; più frequentemente, lascia con una sgradevole sensazione di incompiuto, di abbozzato senza troppo interesse. Ne esce un film poco convinto, incerto e scarsamente sentito, seppur non tutto sia da buttare: ma una cosa è certa, non sarà The Complex a rilanciare il J-Horror.

The Complex (Kuroyuri Danchi, Giappone 2012) REGIA Hideo Nakata.
CAST Atsuko Maeda, Hiroki Narimiya, Masanobu Katsumura, Naomi Nishida, Kanau Tanaka.
SCENEGGIATURA Junya Kato, Ryuta Miyake. FOTOGRAFIA Junichiro Hayashi. MUSICHE Kenji Kawai.
Horror, durata 106 minuti.

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