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Canepazzo

mercoledì 1 Gennaio, 2014 | di Andrea Moschioni Fioretti
Canepazzo
Inediti
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Il tempo di archiviare
Crazy Dog è stato un serial killer che negli anni Ottanta ha terrorizzato gli Stati Uniti, e la particolarità di questo efferato omicida stava nel fatto che apparentemente uccideva a caso. La fine della lunga scia di delitti avvenne quando, braccato dalla polizia, Crazy Dog si suicidò…

Il regista italiano David Petrucci ha sentito l’esigenza di trasportare la storia di Crazy Dog in Italia e ha realizzato Canepazzo. Iniziamo subito col dire che Petrucci e il suo film sono in debito con una lunga tradizione cinematografica e letteraria sui serial killer, e questa cosa è ben rintracciabile nelle tante, troppe, citazioni che si possono ritrovare in Canepazzo.mediacritica_canepazzo Marco Costa, dopo l’omicidio del padre da parte di Canepazzo quando lui era bambino, decide di studiare criminologia e di ripercorrere la storia del serial killer con l’aiuto di un anziano criminologo; è lo spunto per raccontare le indagini che portarono avanti un giornalista e il suo fidato amico poliziotto, al tempo in cui operava il pericoloso assassino. Petrucci ha visto più volte i vari Argento e Bava e ha studiato alla lettera Zodiac di David Fincher, ha frullato il tutto e ha realizzato un film anonimo con troppe lungaggini e sequenze fuori luogo – per esempio i ricordi della storia d’amore del giornalista – senza badare alla storia. La drammaturgia è realizzata senza pathos e l’indagine, mostrata con ellissi e riassunti estenuanti, ha un taglio documentaristico che poco si addice ad una storia di fiction. Dimenticata in toto la ricostruzione d’epoca, sia per quanto riguarda i luoghi che il reparto costumi e scenografie. Canepazzo avrebbe potuto essere un buon film di genere ma si perde nella piattezza di una fotografia mediocre che svela artigianalità, e non conosce i concetti base del thriller quali la suspense e la sorpresa. Dopo i primi minuti lo spettatore capisce già l’identità di Canepazzo e quando arriva lo spiegone finale l’unica reazione è la noia. Numerosi momenti di comicità involontaria, soprattutto i camei di Tinto Brass e Franco Nero, e una sceneggiatura con dei dialoghi che mettono i brividi ma non per la loro profondità. Dispiace dover criticare in negativo Canepazzo perché il nostro cinema avrebbe bisogno del ritorno a queste cinematografie, come detto già in queste pagine durante lo speciale sull’horror italiano, ma sarebbe necessario “cancellare” il passato per creare una nuova primavera di genere. Lo sanno e lo rivendicano i cineasti indipendenti che operano nel cinema underground nostrano. Avere solo un po’ più di coraggio per slegarsi dai maestri e farsi sentire dai miopi produttori. Io, rispettosamente, attendo fiducioso e chiedo a Petrucci di riprovarci, magari cercando nel nostro quotidiano. Lasciamo agli americani le loro storie, noi possiamo fare di meglio.

Canepazzo [Italia 2012] REGIA David Petrucci.
CAST Giuseppe Schisano, Marco Bonetti, Myriam Catania, Tinto Brass, Franco Nero.
SCENEGGIATURA Igor Maltagliati. FOTOGRAFIA David Petrucci. MUSICHE Piero Antolini.

Thriller, durata 80 minuti.

2 Comments

  1. Andrea says:

    Forse il peggior film che ho visto negli ultimi 20 anni. Davvero pessimo, sotto tutti i profili e senza attenuanti. Pessima regia, pessima sceneggiatura, pessima fotografia (con costanti assurde e fastidiose inquadrature eccessivamente ravvicinate e intermittenti monocromatismi rossi), pessima scenografia (gli interni dell’abitazione dove si svolge il finale sono talmente vuoti da non poter neppure sembrare cio’ che vorrebbero essere), pessime persino le poche scene d’azione, attori mediocri (nei casi migliori). E non nascondiamoci dietro all’alibi dei budget modesti, perche’ molti registi asiatici (e anche italiani) fanno dei gran bei film anche con meno. Infatti per fare un buon film a volte bastano una buona idea per il plot e una buona regia e sceneggiatura; il problema e’ che qui manca tutto. Mi e’ sembrato di tornare indietro ai peggiori film e sceneggiati televisivi degli anni ’70 e giungere alla fine e’ stata una vera sofferenza. Qualche giorno fa ho visto “Hope lost”, dello stesso regista, e non mi e’ piaciuto; ma rispetto a questa pellicola pare quasi un capolavoro.

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