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William Wellman, tra muto e sonoro

sabato 5 Luglio, 2014 | di Francesco Grieco
William Wellman, tra muto e sonoro
Festival
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Il Cinema Ritrovato, XXVIII Edizione, 28 giugno – 5 luglio 2014, Bologna

Uomini e donne
Non basta di sicuro la dozzina di film proiettati nei primi sette giorni del Cinema Ritrovato 2014 per rendere conto di una carriera straordinaria (più di 80 titoli) come quella di William A. Wellman. Un piccolo campione di film, a partire dal quale si può provare a ragionare su questo personaggio affascinante, capace come pochi di attraversare tutti i generi del cinema statunitense, con la stessa, grande affidabilità.

Chi andasse alla ricerca di stilemi ricorrenti e originali nei suoi film potrebbe rimanere molto deluso. Si pensi a The Star Witness, col predominio completo della narrazione sullo stile. Bisognerebbe, inoltre, riflettere su quanto l’influenza di David O. Selznick, produttore mediacritica_william_wellmandalla personalità strabordante, considerato il vero “autore” di Via col vento, sia stata fondamentale per la riuscita di almeno due dei più celebri film diretti da Wellman, È nata una stella (“Carole Lombard, Myrna Loy and now Esther Blodgett!”) e quel classico della screwball che è Nulla sul serio, con la Lombard. Ciò detto, va dato a Wellman il merito professionale e umano di essere sopravvissuto a Hollywood per decenni, attraversando il difficile passaggio dal muto al sonoro come non tutti riuscirono a fare. Della prima fase, quella “silent” della sua attività, si è visto a Bologna il notevole Beggars of Life, pieno di azione, con la solita, incantevole Louise Brooks, assassina vestita da uomo. Ritmo indiavolato, montaggio rapido, per la storia di due personaggi dal passato oscuro, due vagabondi senza meta, alle prese con le difficoltà di una vita on the road. Wellman non è propriamente un regista sentimentale (“Don’t get sentimental” si ascolta sia nei dialoghi di Other Men’s Women, sia in You Never Know Women), e nei suoi film le relazioni tra uomini e donne sono più spesso di natura meramente sessuale che romantica, ma oltre ai due innamorati di Beggars of Life, un’altra coppia memorabile, anch’essa costretta a viaggiare clandestinamente sui treni, verso un futuro ignoto come quello dei pistoleri di Cielo giallo (bel western, con un personaggio femminile tostissimo come in Night Nurse, ma non al livello del meraviglioso Alba fatale), è al centro del sonoro The Man I Love, scritto dal grande Herman J. Mankiewicz sceneggiatore di Quarto potere. Interessante qui la figura del pugile timido (e un po’ tonto) in amore, interpretato da Richard Arlen, che fa ingelosire la sua fidanzata Celia accettando le attenzioni della nobildonna Sonia. Se non si può negare a You Never Know Women una certa misoginia, nella descrizione della cecità di Vera che si accorge solo quando sembra troppo tardi dell’amore di Ivan (“Quando l’amore è con loro nella stanza, lo cercano fuori dalla finestra”), in The Man I Love, invece, l’antieroe fa fare brutta figura agli uomini. Wellman, dunque, non risparmia nessuno, tranne forse gli adolescenti del suo film più autobiografico, Wild Boys of the Road, cinema della crisi economica (come Midnight Mary), che mostra una sequenza di Viva le donne con J.Cagney, l’attore di Nemico pubblico e di  Other Men’s Women. Quest’ultimo è un tipico triangolo lui-lei-l’altro, con lui che inaspettatamente si sacrifica, proprio come fa il Red di Beggars of Life, e lascia Lily all’altro. Non proprio l’elogio del matrimonio…

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