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L’asso nella manica (1951)

sabato 15 Novembre, 2014 | di Edoardo Peretti
L’asso nella manica (1951)
Film History
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SPECIALE GIORNALISMO RAMPANTE
Buona nuova, nessuna nuova
Non è forse il film più celebre del maestro autore di A qualcuno piace caldo, ma L’asso nella manica tratteggia con estrema semplicità e feroce sarcasmo un’intera società, mostrandosi anche preveggente su molti aspetti.

Pur con qualche personaggio e qualche rapporto troppo impostato, Ace in the Hole è assolutamente nella media del regista, e appare oggi come un trattato perfetto del Wilder’s Touch, oltre ad essere una tappa decisiva nella carriera del regista, come passaggio dal primo periodo più drammatico all’età delle grandi commedie, mediacritica_l-asso-nella-manica-2con la predominanza dell’ironia nella prima parte e il crescendo tragico della seconda. “Buona nuova, nessuna nuova”: questo è il detto con cui il cinico e arrivista giornalista interpretato da Kirk Douglas istruisce il giovane apprendista, poco prima che i due raggiungano la miniera in cui un uomo è stato intrappolato. Il vecchio volpone della carta stampata fiuta subito l’odore di scoop e di caso umano su cui costruire una storia e attirare, mettendo la giusta dose di tragedia e speranza, l’attenzione e la morbosità della gente. Costruisce così un baraccone cui partecipano, ciascuno secondo le proprie esigenze, le autorità locali così come la disincantata moglie dell’uomo in trappola. Le cose sembrano andare bene per la volpe, la quale però non ha fatto i conti con una variabile imprevedibile: l’empatia con l’intrappolato. Come accennato, il film va oltre l’essere esclusivamente una denuncia del giornalismo sciacallo e cinico – cosa in cui comunque funziona alla grande, dato che ancora oggi il protagonista è una delle icone del cattivo giornalista al cinema, ma si presenta come un atto d’accusa verso un’intera società che mira a quantificare tutto con un ritorno pratico ed economico e un’intera concezione della vita che tende a leggere tutto, dolore e dramma in primis, in chiave di superficiale e morbosa spettacolarizzazione. Dal primo punto di vista è significativo, per esempio, che i personaggi davvero interessati alle sorti del povero intrappolato siano tutti esponenti di una “vecchia America”, ad inizio anni Cinquanta già fuori posto, e quasi reperti di un’altra era. Il sarcasmo leggero e implacabile di Wilder, capace anche qui di tratteggiare e sbeffeggiare un intero mondo con un’inquadratura o un dettaglio (tra le tante, per esempio, il pianto della turista mentre sta organizzando la partenza poco prima del finale) è sempre stato sintomo di decise e coerenti prese di posizione morali: un moralismo divertito e non predicatorio, capace, oltre che di mettere alla berlina una società, di capirne e intuirne le evoluzioni: nessuno si sorprenderebbe, infatti, di vedere un remake de L’asso nella manica interpretato da un inviato di Quarto Grado.

L’asso nella manica [Ace in the Hole, USA 1951] REGIA Billy Wilder.
CAST Kirk Douglas, Jan Sterling, Porter Hall, Richard Benedict, Robert Arthur.
SCENEGGIATURA Billy Wilder. FOTOGRAFIA Charles Lang. MUSICHE Hugo Friedhofer.
Drammatico, durata 112 minuti.

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