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In questo numero

Guida galattica per autostoppisti (2005)

sabato 11 Aprile, 2015 | di Massimo Padoin
Guida galattica per autostoppisti (2005)
Film History
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SPECIALE ROBOT ROCK
Tutto l’universo è paese
L’ironia è tutta insita nel titolo, Guida galattica per autostoppisti: quando accosti qualcosa di piccolo, conosciuto e sottostimato con il grande, l’infinitamente grande, o, in una sola parola, ciò che è sconosciuto.

La fortuna della serie – prima radiofonica, poi letteraria e infine filmica – creata da Douglas Adams è stata quella di utilizzare una comicità che gioca con i massimi sistemi tramite l’apparente banalità del quotidiano. Una filosofia del paradosso comico, perché del resto a permetterlo sono le svariate possibilità del caso. Se ci sono indefinite possibilità di esser raccolti da qualche passante nell’universo nei 30 secondi di vita che rimangono prima di perire (come succede ad Artur e Ford), perché in quell’astronave non si può ritrovare pure la ragazza di cui ci si era innamorati tempo prima, scomparsa per seguire il cialtrone intergalattico Zaphod?mediacritica_guida_galattica_per_autostoppisti_290 Il caso lo permette, quindi è possibile. È possibile allora che la nostra casa sia d’intralcio per la costruzione di una tangenziale e per questo venire costretti a smammare, come allo stesso modo il nostro pianeta può esser d’intralcio sempre per una tangenziale, ma interplanetaria, e per questo motivo esser costretti ad estinguerci. L’ironia nasce nel mostrare leggi e ordinamenti alieni che sostanzialmente si rivelano essere gli stessi di quelli umani, quasi come se tutto l’universo fosse paese o meglio, magari sotto sotto, il nostro non è il peggiore tra i mondi possibili. La satira di Douglas Adams è la medesima dei Monty Python (la regia stessa di Garth Jennings a tratti si avvicina a quella di Terry Gilliam nella deformazione delle proporzioni), e cioè di un cambio di prospettiva per ottenere delle risposte che diano il senso all’esistenza. Per questo si può anche costruire uno stupendo super-computer dalla potenza incalcolabile e metterlo di fronte al quesito: qual è il senso della vita? La risposta chiaramente è 42, ma il problema non è comprendere ciò che significhi ma sapere la domanda a quella specifica risposta. Insomma non se ne esce perché, per quanto possano esistere intelligenze e tecnologie superiori anche solamente alla nostra immaginazione, quest’ultima non potrà mai esser superata dalla certezza che il caso nega. È possibile allora che la Terra e altri pianeti siano stati creati in un cantiere e il nostro creatore sia più simile a un ingegnere, come allo stesso modo è possibile che un robot dotato di un’efficiente intelligenza artificiale possa soffrire di depressione cronica. In Guida galattica per autostoppisti qualsiasi cosa subisce un processo di umanizzazione. È possibile allora che tutto ciò che non sappiamo in realtà già lo conosciamo senza saperlo, come è possibile che tutto il necessario per vivere nell’universo sia contenuto in una semplice guida per autostoppisti. Ma forse è proprio vero, il senso della vita come può esser giustificato se non con un paradosso comico?

Guida galattica per autostoppisti [The Hitchhiker’s Guide to the Galaxy, USA 2005] REGIA Garth Jennings.
CAST Martin Freeman, Zooey Deschanel, Sam Rockwell, Mos Def.
SCENEGGIATURA Douglas Adams, Karey Kirkpatrick. FOTOGRAFIA Igor Jadue-Lillo. MUSICHE Joby Talbot.
Fantascienza/Commedia, durata 110 minuti.

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