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Dustur

sabato 27 Febbraio, 2016 | di Francesco Grieco
Dustur
Festival
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22° Visioni Italiane – Officinema, 24 – 28 febbraio 2016, Bologna

Libertà è partecipazione
Il bel documentario – molto classico, senza alcuna commistione con il cinema di finzione − di Marco Santarelli, coprodotto, con Istituto Luce e Ottofilmmaker, dalla Zivago Media di Dal ritorno di Giovanni Cioni e Il silenzio di Pelesjan di Pietro Marcello, è senza dubbio il titolo di punta di questa edizione di “Visioni italiane”.

Presentato già alla scorsa edizione del Torino Film Festival, Dustur – che in arabo significa “costituzione” − è un film quanto mai attuale e urgente, in tempi dove il dialogo tra le diverse culture e religioni è sempre più necessario, per fermare la violenza generata dal fanatismo e assicurare la pace alle società multietniche in cui viviamo.mediacritica_dustur_290 Proprio sul dialogo si fondano la maggior parte delle scene del film, ambientato per la maggior parte nell’Area pedagogica del carcere bolognese della Dozza, dove padre Ignazio De Francesco, del monastero dossettiano “La piccola famiglia dell’Annunziata”, e il mediatore culturale Yassine organizzano un ciclo di ventiquattro incontri, rivolto ai detenuti di varie nazionalità, intitolato Diritti Doveri Solidarietà. Il corso, che continua a tenersi anche oggi, è finalizzato al confronto tra le costituzioni di Italia, Algeria, Tunisia, Marocco, Egitto, per coglierne soprattutto le somiglianze. Per accedere al mondo dietro le sbarre, Santarelli ha usufruito dell’aiuto fondamentale di Abdessamad Bannaq, detto Samad, un venticinquenne marocchino, proveniente da una famiglia onesta, che dopo essere stato detenuto, da ex corriere e staffetta per narcotrafficanti, ha cambiato vita, studiando giurisprudenza, smettendo di bere e iniziando a lavorare legalmente, per 800 euro al mese. Lo vediamo, tra le numerose scene incentrate su di lui, discutere con l’amico Dino della differenza tra colpa, dolo e peccato, oppure spiegare a suo padre che dovrà attendere l’udienza per la notifica di fine pena, a cui seguirà una riabilitazione di cinque anni. Samad si commuove quando racconta a degli studenti il momento in cui, in Marocco, non ha avuto nemmeno il coraggio di salutare sua madre, per la vergogna (qui la regia, nel complesso efficacemente sobria e distaccata, stringe prevedibilmente sul primissimo piano). Nel momento clou del film, quando ai detenuti del corso viene dato il compito di scrivere una costituzione e gli animi si accendono, i pregiudizi e le ingenuità vengono fuori, è proprio l’intervento di Samad quello che offre una giusta sintesi: se si vuole essere liberi di professare la propria fede, bisogna concedere la stessa libertà anche alle altre religioni. Dopo la visita di Samad, Dino e padre Ignazio alle lapidi dei martiri di Monte Sole e a quella di Giuseppe Dossetti, prima dei titoli di coda, c’è l’inquadratura dei piedi dei detenuti che camminano avanti e indietro nel cortile del carcere: il cammino dei diritti è ancora lungo, ma il carcere può essere proprio il luogo giusto da cui iniziare.

Dustur [Italia 2015] REGIA Marco Santarelli.
CAST Abdessamad Bannaq, Ignazio De Francesco, Bernardino Cocchianella, Yassine Lafram.
SCENEGGIATURA Marco Santarelli. FOTOGRAFIA Marco Santarelli. MUSICHE Franz Schubert.
Documentario, durata 74 minuti.

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