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Le tre sepolture (2008)

lunedì 6 Agosto, 2012 | di Filippo Zoratti
Le tre sepolture (2008)
Film History
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Voto autore:

Mercoledì 8 agosto 2012, Raimovie, ore 21.00

Nella Terra di Nessuno
E fu così che, al Festival di Cannes 2005, esplose il caso Tommy Lee Jones. Con una sola regia all’attivo – il film tv The Good Old Boys, datato 1995 – l’attore statunitense originario di San Saba portò infatti in concorso un western classico (ma cosa vorrà poi mai dire “classico”?), su cui nessuno a scatola chiusa avrebbe puntato un penny.

Il colpo di fulmine fu immediato e The Three Burials of Melquiades Estrada conquistò sia il premio per la migliore interpretazione maschile (il medesimo Tommy Lee Jones) che quello per la migliore sceneggiatura. Fratello di indignazione e scolpita moralità di Clint Eastwood, Tommy Lee non attuò tanto una rivoluzione di genere quanto una sua decostruzione: Le tre sepolture continua infatti a parlarci di conflitto, itinerario e biografia – i tre temi totemici del western – ma lo fa affidandosi alla scrittura modern(ist)a di Guillermo Arriaga, già autore dello script di 21 grammi. In modo essenziale e primitivo regista e sceneggiatore tagliano il film in due parti ben separate ma compenetranti: la prima costruita come un mosaico di volti/ambienti/sensazioni che mescola vari piani temporali; la seconda più distesa e lineare, che rivendica e riprende la lezione di Arthur Penn, il crepuscolarismo di Peckinpah e tutta la schiera di cineasti che ridisegnarono il western dopo John Ford. Le tre sepolture del titolo sono quelle del contadino messicano Melquiades Estrada, ucciso per mano di ignoti nel deserto e sepolto dalle autorità in una fossa comune. Una volta scovato l’assassino dell’uomo, il ranchero texano Pete Perkins – occhio spento, sguardo di cemento – intraprende un’assolata peregrinazione verso il Messico, affinché il cadavere dell’amico possa essere degnamente inumato nella sua città natale. Facendo di semplicità (estetica) ed epicità (narrativa) virtù, il neo-regista contrappone al cinismo del potere costituito (perché non importa che tipo di persona sia stata Estrada in vita: era un messicano, un immigrato illegale) il codice d’onore ineludibile dell’amicizia, che travalica la mera appartenenza ad un popolo. Un sentimento dolente e sacro, fino alla follia. Quello che inizialmente appare come uno sconclusionato vagabondaggio via via prende la forma di un cammino alla ricerca di se stessi, contrappuntato da alcune sequenze di umorismo macabro e da alienati e bizzarri miraggi. Tra messicani che guardano attoniti in tv le soap opera americane e ciechi isolati dal resto della civiltà che implorano di essere uccisi, il percorso iniziatico giunge a conclusione: i colpevoli – il villain interpretato da Barry Pepper, impagabile faccia da schiaffi – impareranno il rispetto e la pietas, mentre il Nostro Eroe Tommy Lee/Pete avrà onorato fino in fondo un’amicizia, aiutando un uomo (lui stesso o Melquiades? Non è poi così importante saperlo) a dare un senso alla propria vita.

Le tre sepolture [The Three Burials of Melquiades Estrada, USA/Francia 2008] REGIA Tommy Lee Jones.
CAST Tommy Lee Jones, Barry Pepper, Julio Cedillo, January Jones, Melissa Leo.
SCENEGGIATURA Guillermo Arriaga. FOTOGRAFIA Chris Menges, Hector Ortega. MUSICHE Marco Beltrami.
Western/Drammatico, durata 121 minuti.

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