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Eyes Wide Shut (1999)

sabato 26 Luglio, 2014 | di Giulio Giusti
Eyes Wide Shut (1999)
Film History
1
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Voto autore:

SPECIALE STANLEY KUBRICK
“E dopo tutto cos’è una bugia? Solo la verità in maschera” (Luigi Pirandello)
Cosa si cela dietro la maschera della quotidianità? E fino a che punto ciò che si rivela dietro tale maschera è (in)comprensibile agli occhi di chi guarda ma non vuole vedere, vede ma non vuole guardare?

Tale è l’enigma su cui poggia l’intero impianto riflessivo e narrativo di Eyes Wide Shut, adattamento cinematografico del celebre racconto Doppio sogno di Arthur Schnitzler, nonché ultima fatica registica dell’iconico cineasta statunitense Stanley Kubrick. Ed è proprio l’ossimoro contenuto nel titolo e sommariamente traducibile in “occhi apertamente serrati” a riassumere in sé la condizione psicologico-esistenziale di Bill Harford,mediacritica_eyes_wide_shut1a giovane ed aitante medico appartenente all’upper class newyorkese e dall’apparente stabilità affettiva ed economica. La confessione di un tradimento desiderato ma mai consumato da parte della moglie Alice rende l’uomo consapevole della fallacia degli schemi mentali fino ad allora adottati e sempre atti a far quadrare, senza mai riuscirci, la natura di ogni cosa che lo circonda. Altro non resta che la ricerca impulsiva – e compulsiva – del piacere e della trasgressione, in un viaggio/incubo che scandirà la deriva di Bill e gli farà captare per un’interminabile notte la natura irrisolta ed irrisolvibile del reale. Tali immagini del viaggio/iniziazione si susseguono in un concatenarsi di significanti e significati, senza che l’uomo tuttavia ne riesca mai a percepire l’essenza e la differenza. Ecco allora che la città si mostra agli occhi aperti ma metaforicamente chiusi di Bill come esperienza aptica e sensoriale, in un insieme liquefatto e rarefatto di luci al neon contenenti codici e parole d’ordine da decifrare – cosa c’è oltre l’arcobaleno? – ed incontri casuali dall’atmosfera onirica e surreale. Tutto il non-percepibile ad occhio nudo ma visibile con gli occhi della mente si concretizza con una disinvoltura e una morbosità spiazzanti in tutti i suoi colori e sfumature. Lo stesso rito orgiastico con tanto di maschere veneziane e musica solenne si fa, dunque, metafora della contraffazione del viso e dell’identità e di quell’interiorità fatta d’istinti primordiali e di pulsioni sessuali perennemente dissimulata dalla facciata dell’abitudinarietà e della quotidianità. Tutto intorno a Bill, dagli sguardi di Alice che tradiscono una certa insoddisfazione ed ammiccamento alle ambigue e (in)decifrabili rappresentazioni di una realtà da decriptare, è simbolicamente rappresentato da una fotografia fatta di colori saturi e da lunghi piani sequenza, a sottolineare il tono onirico e la solo apparente calma che si cela dietro l’animo umano. Il senso di angoscia e di ribellione interiore che ne deriva, sembra dirci Kubrick, è seppellito dal rituale familiare e per tale motivo può trovare una sua concreta espressione e consistenza solo nella dimensione parallela del sogno.

Eyes Wide Shut [id., Gran Bretagna/USA 1999] REGIA Stanley Kubrick.
CAST Tom Cruise, Nicole Kidman, Sydney Pollack, Marie Richardson, Vinessa Shaw.
SCENEGGIATURA Stanley Kubrick, Frederic Raphael (tratta dal romanzo Doppio sogno di Arthur Schnitzler). FOTOGRAFIA Larry Smith. MUSICHE Jocelyn Pook.
Drammatico, durata 153 minuti.

Eyes Wide Shut (1999)
3.8 4 75%

One Comment

  1. Gaetano Barbella says:

    Kubrik, nel disporsi a fare il film in questione ha preso a piene mani dall’esoterismo e senza distinzione fra “tenebre” e “luce”. Su questo tutti sono concordi, ma apprestarsi a esaminare il suo lavoro non si può evitare di inciampare a piè sospinto su architetture ben congegnate, proprio dagli influssi esoterici in qualche modo.

    L’arte del mondo del cinema si basa sull’abilità di creare realtà con la finzione scenica, ma è proprio questo l’intento dell’arte magica per creare la giusta barriera di confine tra il di qua con l’aldilà, dove si entra solo da “morti”.

    Il film di Kubrik sembra prepararci a questo valico, nel senso che ci informa in modo criptico su ciò che normalmente ci viene dalla letteratura esoterica, delle tenebre e/o della luce.
    Faccio questa distinzione ma non si può capire quale sia veramente l’una e l’altra perché si tratta di “due che debbono unirsi” ma è impossibile che ciò avvenga.

    In Alchimia questo connubio è noto col nome di conciliatio oppositorum: l’alchimista, quindi, non potendo rinunciare né all’uno né all’altro, deve riuscire ad amalgamare e fondere insieme Spirito e Corpo, realizzando appunto la conciliatio oppositorum.
    Gli opposti devono prima lottare divorarsi ed uccidersi a vicenda perché la loro unione possa realizzarsi. Questa operazione ha due aspetti, quello del costringere la terra corporea e pesante (le tenebre) ad elevarsi verso le regioni dello Spirito e quello consistente nell’obbligare lo Spirito ad abbandonare i “cieli filosofici” (la luce), ove può spaziare liberamente, costringendolo a discendere nelle regioni più pesanti e condizionate dai vincoli terrestri perché possa vivificare rivitalizzare e “rendere consapevole” il corpo.

    Ecco che arriviamo alla scena fondamentale della sala del biliardo, il cui scenario è il dialogo fra il crudele Ziegler e l’umanista Bill, che impersonano appunto i due della conciliatio oppositorum alchemica.

    Il passo è breve nel capire che il titolo del film Eyes Wide Shut, col suo “vedere” e non “vedere”, porta alla consapevolezza dei due impossibili “amanti” che solo da morti potranno unirsi per sempre e traslare ogni cosa del vedere inconcepibile nel solve ef coagula, la frase in cui è racchiusa tutta l’arte dell’Alchimia. Infatti caso vuole che, alla fine del lavoro del film muore, Stanley Kubrik (il vecchio Sole alchemico che si eclissa) seguito dalla separazione della coppia Nicole Kidman-Tom Cruise (un’inattuabile matrimonio a causa di una pseudo religione, Scientology).

    Adesso tutto è chiaro, Solve et Coagula è l’oltre di Eyes Wide Shut ed è Ziegler il fuoco distruttore del Solve, visto come un crudele, ma poi è Bill, peraltro un valente medico, che con il Coagula tutto ricompone con spirito umanitario.

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