adidas nmd city sock adidas nmd city sock adidas nmd city sock gum pack release date info adidas NMD R1 Trail adidas nmd city sock gum soles adidas nmd city sock gum pack adidas nmd city sock nmd city sock primeknit core blacklush blue adidas nmd city sock black gum where to buy adidas nmd city sock winter wool adidas nmd city sock primeknit s79150 core black adidas nmd city sock core black adidas nmd primeknit city sock black adidas nmd city sock core black lush blue release date adidas NMD R1 PK adidas nmd chukka receives og colorway NMD City Sock PK adidas nmd chukka 2 adidas NMD R1 Triple Black comparing og adidas nmd r1 nmd chukka

Questa settimana

M – Il mostro di Düsseldorf (1931)

sabato 18 luglio, 2015 | di Alex Tribelli
M – Il mostro di Düsseldorf (1931)
Film History
1
Facebooktwittergoogle_plusmail
Voto autore:

SPECIALE GRANDI CLASSICI
Il potere espressivo del fuori campo
Il passaggio dal muto al sonoro comportò notevoli problemi tecnici che influirono pesantemente sullo stile dei primi film parlati: alla dinamicità e fluidità raggiunte negli anni Venti si sostituì improvvisamente un’eccessiva staticità delle inquadrature e del montaggio. Tuttavia, alcuni registi considerati oggi dei maestri sono riusciti magistralmente ad aggirare gli ostacoli del sonoro. Fritz Lang, già esponente dell’espressionismo tedesco, è uno di questi.

M – Il mostro di Düsseldorf è il primo film sonoro di Lang ed è tutt’oggi considerato una pietra miliare della storia del cinema. Ispirandosi a fatti realmente accaduti, il regista mise in scena la vicenda di Hans Beckert – il più celebre tra i ruoli di Peter Lorre –, un serial killer che adesca bambine per poi ucciderle. Dato che la polizia, con inutili retate, mette a repentaglio le attività della criminalità organizzata, quest’ultima decide di scovare l’assassino per poi consegnarlo a un tribunale popolare. Il film, continuamente in bilico tra dramma sociale e horror,mediacritica_m_il_mostro_di_dusseldorf_290 rappresenta un punto di riferimento fondamentale per tutto quel filone dedicato alla figura del serial killer, introducendo interessanti e ardue tematiche legate alla psicopatologia di tale figura. Evidentissimi sono gli influssi dell’espressionismo – di cui questo film può essere considerato un ultimo canto del cigno prima dell’avvento del Nazismo – in merito all’utilizzo della luce e alla visione pessimista sulla società. Ma ciò che sorprende ancora oggi è l’abilità con cui Lang sfruttò il fuori campo per rendere maggiormente espressiva l’intera vicenda. Molte delle azioni sono collocate al di fuori dei margini dell’inquadratura con solo alcuni elementi che entrano in campo. In questo modo non è solo lo spazio visibile ad assumere importanza ai fini della narrazione, ma tutto ciò che avvolge il punto di vista dal quale l’azione è ripresa e che, per ovvi motivi, non può entrare nel quadro. L’evocazione di ciò che sta accadendo in uno spazio non del tutto visibile non fa che aumentare la tensione dello spettatore e la sua smania di conoscere e sapere: non c’è nulla di più frustrante dell’impossibilità ad avere sotto controllo la situazione. Ed è proprio il sonoro a potenziare la funzione del fuori campo: se l’occhio può vedere soltanto ciò che è visibile entro i bordi dell’inquadratura, l’udito può sentire tutto ciò che si trova nei pressi del dispositivo cinematografico, anche se la fonte sonora non è visibile. Grazie al sonoro la totalità dello spazio diventa percepibile. Ecco allora che i delitti dell’assassino non ci vengono mai direttamente mostrati – si pensi all’inquadratura della palla che corre sul prato e a quella successiva del palloncino impigliato nei cavi telefonici, tra le più efficaci immagini di morte mai realizzate – o alle entrate dei personaggi anticipate da inquadrature vuote accompagnate dai rumori – la filastrocca iniziale, il fischiettio dell’assassino visto attraverso la sua ombra proiettata o l’enorme frastuono di passi e voci che antecede la cattura di Hans Beckert, senza che la macchina da presa si sposti di un millimetro dal suo volto impaurito. Fritz Lang, a differenza di chi vide nel sonoro una “degenerazione” del cinema, ne capì immediatamente le potenzialità aprendo la strada a tutta una serie di sperimentazioni successive.

M – Il mostro di Düsseldorf [M – Eine Stadt sucht einen Mörder, Germania 1931] REGIA Fritz Lang.
CAST Peter Lorre, Gustaf Gründgens, Otto Wernicke, Ellen Widman, Inge Landgut.
SCENEGGIATURA Thea von Harbou, Fritz Lang. FOTOGRAFIA Fritz Arno Wagner.
Drammatico/Horror, durata 117 minuti.

M – Il mostro di Düsseldorf (1931)
4.75 24 95%

One Comment

  1. Gianduia says:

    Film enorme! l’ho rivisto di recente, e ho colto una costante vena ironica che non mi ricordavo e che, a mio parere, arrichisce ulteriormente il film.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

adidas yeezy boost 350 turtle dove transcends sneakers adidas yeezy 350 boost turtle dove restock re release adidas yeezy 350 boost black release date yeezy 350 boost low yeezy boost 350 pirate black yeezy boost 350 low adidas yeezy boost 350 v2 black white yeezy boost 350 moonrock adidas yeezy 350 boost moonrock release date moonrock yeezy 350 boost legit real fake on foot look adidas yeezy boost 350 oxford tan adidas yeezy boost 350 v2 zebra another look adidas yeezy boost 350 oxford tan even more images yeezy 350 moonrock release date adidas yeezy 350 boost black adidas yeezy 350 boost low heres where you can cop the black adidas yeezy 350 boost low adidas yeezy 350 boost low adidas yeezy 350 boost 10 reasons why the adidas yeezy 350 boost will sell out instantly