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Chinatown (1974)

sabato 22 aprile, 2017 | di Stefano Lalla
Chinatown (1974)
Film History
2
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Voto autore:

SPECIALE JACK NICHOLSON
“Forget it, Jake. It’s Chinatown.”
Una truffa ben celata da omertà e corruzione, una femme fatale, un investigatore dal cranio duro che prenderà un sacco di botte e s’innamorerà senza ammetterlo. Chinatown è la quintessenza del cinema neo-hollywoodiano in costume che riprende l’hard boiled chandleriano.

Quando si devono elencare gli ultimi grandi film americani, si opera sovente un’omissione che esclude dalla “grandezza” tutti quei film sperimentali, giocosi e postmoderni, come quelli che negli anni Novanta hanno riempito i cinema, capitanati da Pulp Fiction. Il “grande cinema” non è mai, stando a questa classificazione molto popolare ma non per questo accettata, postmoderno ma racconta storie lineari,mediacritica_chinatown_290 s’ispira ai grandi generi letterari o ai film dell’età dell’oro di Hollywood ed è opulento al punto giusto. Se I cancelli del cielo è spesso citato come l’ultimissima pellicola fatta di tale risma, Chinatown è invece l’esempio prediletto dai critici per indicare il neo-noir, un cinema hollywoodiano prodotto fuori dello studio system ormai scomparso in favore di produzioni più leggere. Siamo nel 1974 e il giovane Jack Nicholson si è fatto largo spiccando in film dallo spirito libero, prima quelli di Monte Hellman e poi Easy Rider, fino a L’ultima Corvè di Hal Ashby. I riflettori sono puntati su di lui; è ora di inserirsi in una grossa produzione e dimostrare che egli può imitare Bogart, facendolo suo, in un film che omaggia i classici, diretto da un talentuoso regista europeo. È forse superfluo ricordare la celeberrima trama, che s’ispira a Chandler e ad alcuni fatti di cronaca vera, o le tragiche vicende personali del regista Roman Polanski che lo hanno certamente ispirato a fare un film così crepuscolare. Basti dire che l’ardire di Jack Nicholson gli è valso la candidatura all’Oscar (con questa sono già quattro) e che se esiste una differenza tra la citazione e l’omaggio, allora Chinatown è un ottimo esempio di omaggio al passato che però sta in piedi da solo, esatto contrario del più recente cinema citazionista che funziona solo nelle menti di chi “coglie” e si fruisce intellettualmente. Ciò non significa che il film sia facile da seguire, al contrario, come nel miglior noir ci troveremo persi nella rete di rapporti illeciti e di sangue che confonde tanto noi quanto il detective protagonista (proprio come in Il grande sonno saremo costretti a memorizzare qualche nome per non perderci). Tale confusione proviene dal genere cui Chinatown fa riferimento e non preclude in alcun modo la visione a chi non ha familiarità con la letteratura noir o non ha mai guardato, per esempio, Il mistero del falco.

Chinatown [id., USA 1974] REGIA Roman Polanski.
CAST Jack Nicholson, Faye Dunaway, John Huston, Perry Lopez, John Hillerman.
SCENEGGIATURA Robert Towne, Roman Polanski. FOTOGRAFIA John A. Alonzo. MUSICHE Jerry Goldsmith.
Noir, durata 130 minuti.

Chinatown (1974)
4 11 80%

2 Comments

  1. Moschio says:

    Grandissssssssssimo film! Un’amara storia, cattiva e bastarda perfetta descrizione del sentimento della New Hollywood.

  2. Dory says:

    Film immenso! secondo me l’omaggio al noir classico è anche un ribaltamento; se il detective classico capiva e risolveva tutto, qui invece non capisce nulla e finisce per favorire chi voleva combattere; il detective non è più una figura mitica, è una figura fallimentare; è qui che nasce il pessimismo del film; è una demitizzazione che si vede anche ne “Il Lungo Addio” di Altman e in “Bersaglio di notte” di Penn, altri due film fantastici e, per quanto sotto altri aspetti diversi, quasi gemelli del film di Polanski

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