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The Manchurian Candidate (2004)

sabato 20 aprile, 2013 | di Massimo Padoin
The Manchurian Candidate (2004)
Film History
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SPECIALE CASA BIANCA IN PERICOLO!
L’essenza stessa delle cose
Jonathan Demme è autore di una delle più famose sequenze del thriller contemporaneo, la perfezione della costruzione registica in grado di mettere in subbuglio dislocativo lo spettatore al momento dell’irruzione di Clarice nell’abitazione di Buffalo Bill, in Il silenzio degli innocenti. Un vero e proprio paradigma dell’impossibilità autoesplicativa dell’immagine, ripreso successivamente come base nella costruzione registico-narrativa in The Manchurian Candidate.

Di chi sono le immagini che vediamo, conflitto e dilemma che all’interno della pellicola di Demme non riceve mai una vera risoluzione? Richiamato con insistenza attraverso una gran quantità di soggettive e semi-soggettive questo conflitto diviene elemento principe dell’intrigo politico in grado di innescare la vicenda ma anche di mettere in costante dubbio non solo la fermità mentale del protagonista ma la vera natura delle immagini che vediamo. mediacritica_the_manchurian_candidate_290Reduce dalla Guerra del Golfo, il capitano Ben Marco inizierà a mettere in dubbio l’effettiva avvenuta di un agguato, successo anni prima, che lo aveva visto protagonista assieme ai proprio commilitoni, consacrandoli poi a eroi nazionali. La ricorrenza d’inquietanti immagini oniriche, comuni ai superstiti dell’operazione, mettono in dubbio l’esistenza stessa del fatto, la memoria così nitida diviene sempre più priva di un reale fondamento: la possibilità che le immagini presenti nella loro mente siano state instillate successivamente, come fotomontaggi per nascondere ciò che realmente è accaduto, diviene sempre più ossessionante, soprattutto se uno di questi, Shaw, diviene il candidato alla vicepresidenza degli Stati Uniti. Demme destabilizza lo spettatore con immagini mai ancorate ad un vero personaggio, con soluzioni che ricordano spesso e volentieri Terry Gilliam, soprattutto nell’uso antinaturalistico della fotografia (luce neutra che avvolge i personaggi da due punti laterali) e nella forte vicinanza dei primi piani, che allontanano la veridicità di ciò che vediamo. Immagini che ci tolgono sicurezza e ci fanno entrare all’interno del regno visivo di un paranoico, me è proprio in questo che il conflitto scaturisce: non tutto ciò a cui assistiamo è legato a un solo personaggio, problematizzandone l’essenza stessa. Demme affronta il thriller politico ripercorrendo uno dei suoi temi fondanti – cioè la paranoia – in modo inusuale, esibendo come alla base dell’idea del complotto ci sia prima di tutto un problema di prospettive, e come per cogliere la realtà, legata alle immagini, sia essenziale, forse, la presenza di un Grande Narratore.

The Manchurian Candidate [Id., USA 2004] REGIA Jonathan Demme.
CAST Denzel Washington, Meryl Streep, Liev Schreiber, Vera Farminga, Jon Voight.
SCENEGGIATURA Daniel Pyne, Dean Georgaris. FOTOGRAFIA Tak Fujimoto. MUSICHE Rachel Portman.
Thriller, durata 132 minuti.

The Manchurian Candidate (2004)
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