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Colazione da Tiffany (1961)

sabato 15 Febbraio, 2014 | di Martina Bigotto
Colazione da Tiffany (1961)
Film History
3
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Eleganza intramontabile
Pretty Woman e Colazione da Tiffany: due film che, a dispetto del debutto avvenuto a decenni di distanza, hanno davvero molto in comune. A cominciare dall’emozionante racconto della quotidianità dolce-amara delle protagoniste, Vivien e Holly, due principesse metropolitane che, pur risiedendo nelle vicinanze di Hollywood e di Wall Street, riescono a beneficiare soltanto di striscio del loro opulente luccichio e sono perciò costrette a ingoiare tonnellate di fango in attesa di riscattare la propria condizione personale.

Delle eroine dotate di un’inconsueta personalità e forza d’animo e che, nonostante esercitino delle professioni che ancora oggi – pur chiamando a raccolta la mentalità più aperta e moderna di cui è intriso il nuovo millennio – facciamo fatica a definire moralmente cristalline, grazie all’empatica magia del controcampo della Settima Arte sono diventate invecemediacritica_colazione_da_tiffany non solo delle beniamine della platea ma uno dei migliori esempi del potere di ribaltamento del punto di vista insito nella macchina da presa. Ed è proprio questo ciò che avviene nel capolavoro di Edwards, che si differenzia dal romanzo di Capote per via del più roseo finale alternativo, mentre assieme al cinico Paul facciamo la conoscenza con questa brillante giovane donna talmente anticonformista da sembrare una matta autentica, la cui caparbietà nasce in realtà dalla necessità di voler accumulare rapidamente una discreta ricchezza per poter accudire il fratello minore e che l’ha spinta a lasciare la famiglia già in tenera età. Anziché sembrare bizzarre, le sue scompaginate disavventure amorose suonano stranamente familiari a quel promettente scrittore dalla moralità altrettanto discutibile (visto che pure lui, in attesa del successo, si fa mantenere da una matura donna già sposata). La chiave della felicità per una sognatrice sui generis come Holly potrebbe forse nascondersi proprio dietro al magnetico sorriso dello squattrinato Paul. Sentendo pronunciare il nome di un’icona di stile come la Hepburn – che alla luce delle recenti interviste dei figli Sean e Luca apprendiamo purtroppo non essere stata del tutto consapevole della propria straordinaria avvenenza – è difficile non pensare all’indimenticabile scena iniziale del film, in cui la ammiriamo fasciata nel celebre vestito nero di Givenchy mentre consuma una colazione al sacco sbirciando nelle vetrine del rinomato gioielliere newyorkese. Uno dei momenti più intensi dell’intera Storia del Cinema.

Colazione da Tiffany [Breakfast at Tiffany’s, USA 1961] REGIA Blake Edwards.
CAST Audrey Hepburn, George Peppard, Mickey Rooney, Patricia Neal.
SCENEGGIATURA George Axelrod (dall’omonimo romanzo di Truman Capote). FOTOGRAFIA Franz F. Planer. MUSICHE Henry Mancini.
Commedia/Drammatico, durata 115 minuti.

3 Comments

  1. segugetta says:

    Concordo: è una tenerissima storia d’amore senza tempo per una intramontabile diva. Non ci si stanca davvero mai di rivederlo!

  2. Sensei says:

    Na commediola banalotta, moderatamente divertente, prevedibile e stereotipata nel finale. Blake Edwards ha fatto di molto meglio.
    Poi ok, c’è Audrey Hepburn che illumina tutto con una luce sublime. E il momento in cui canta “Moon river”, chitarra in mano e voce suadente, vale da solo la visione.

    • Yeah! says:

      Sono abbastanza d’accordo; Blake Edwards ha fatto molto di meglio e il film senza la Hepburn sarebbe non dico dimenticabile, ma non così celebre e importante

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