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Tutte le mattine del mondo (1991)

giovedì 5 Luglio, 2012 | di Filippo Zoratti
Tutte le mattine del mondo (1991)
Film History
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Art for Art’s sake: l’Arte solo per l’Arte stessa
Primissimo piano: il compositore Marin Marais (interpretato da un barocco e già sfatto Gérard Depardieu, e siamo nel 1991) istruisce un suo allievo. Cinque minuti in cui l’unico elemento su cui concentrare l’attenzione è l’espressione disillusa e sofferente dell’uomo, mentre il resto dei personaggi resta fuori, evocato solo da rumori e suoni.

Non vediamo, ma capiamo: i movimenti di chi sta davanti a Marais, la gestione degli spazi, persino gli stati d’animo e le frustrazioni. Poi il maestro finalmente parla: “Ogni nota deve finire morendo”. In questo folgorante incipit è compresa tutta la cifra formale di Tutte le mattine del mondo, opera colta che vuole filmare la musica, o meglio, la musicalità: il passaggio del pennello sulla tela del pittore, il vento che schermisce le fronde degli alberi, la sessualità e la morte comunicate attraverso arie orchestrali. Dal suo scranno il pasciuto Marais rievoca la sua educazione musicale, grazie al rapporto di amore/odio col più grande (e misterioso) suonatore di viola da gamba: Monsieur de Sainte Colombe. Emerge un duello tra due concezioni di vita ed estetica e un’amara riflessione sulle possibilità dell’Arte: per l’artista, da un punto di vista etico e professionale, è meglio vivere pago della propria arte o “vendersi alla corte”? Per l’integralista e schivo Sainte Colombe – che vive in una capanna spoglia e rifiuta le adulazioni del Re di Francia – non v’è dubbio. Bisogna credere solo all’armonia musicale, disprezzando la compagnia delle persone. Solo suonando la viola il genio di Sainte Colombe è appagato e prova sollievo (non la felicità). La regia di Alain Corneau sembra quasi assecondare l’austerità e l’essenzialità del protagonista, concedendosi un solo movimento di macchina in 110 minuti e proponendo un’interpretazione misurata e dialettica di un racconto biografico ma profondamente vicino alla fiaba morale. A corollario di un film colpevolmente poco e male ricordato, la nuova edizione speciale curata dalla Ripley’s Home Video propone un secondo dvd che da solo varrebbe il prezzo dell’acquisto: Alla ricerca del suono perduto è un documentario di Didier Baussy-Oulianoff del 1995, incentrato sulla personalità di Jordi Savall. Savall – curatore della colonna sonora di Tutte le mattine del mondo – è semplicemente un genio, un filologo musicale spagnolo che parla correntemente cinque lingue e che nel giro di poco meno di un’ora ci fa letteralmente innamorare della musica antica e della viola da gamba, strumento di dolore e piacere che nella sua fusione tra azione meccanica e idea del suono imita la qualità della voce umana. Ed è proprio su questo concetto espresso dall’artista Savall poco prima di un concerto che torna alla mente uno degli ultimi dialoghi del film, ideale chiusura e al contempo elemento fondamentale di raccordo tra finzione scenica e controparte documentaristica: “la musica esiste solo per parlare di ciò di cui la parola non può parlare; in tal senso, essa non è del tutto umana”.

Tutte le mattine del mondo [Tous les matins du monde, Francia 1991] REGIA Alain Corneau.
CAST Jean-Pierre Marielle, Gérard Depardieu, Guillaume Depardieu, Jean-Claude Dreyfus.
SCENEGGIATURA Alain Corneau, Pascal Quignard (tratta dall’omonimo romanzo di Pascal Quignard). FOTOGRAFIA Yves Angelo. MUSICHE Jordi Savall.
Biografico/Musicale, durata 115 minuti.

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