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In questo numero

Confessioni di una mente pericolosa (2002)

sabato 15 Febbraio, 2014 | di Giulia Zen
Confessioni di una mente pericolosa (2002)
Film History
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SPECIALE GEORGE CLOONEY
“Sono il mostro che si cela sotto la maschera del mostro” (Dylan Dog)
“Being helpless is like being paralyzed. It’s sickness. The cure calls for a monumental effort to stand up and start walking somewhere, anywhere. But that takes some doing”. Chuck Barris è stato il produttore e volto della televisione americana di punta tra gli anni Sessanta e Settanta, ingegnando format che si sono protratti fino alla fine del secolo.

Inventore dei famosi La corrida, Il gioco delle coppie, Tra moglie e marito esportati in tutto il globo (Bel Paese compreso grazie a Berlusconi-aspiratutto), rappresenta il rapporto professionale più controverso della NBC. Genialità incompresa e frizzante da un lato, promotore di quel piccolo schermo scurrilemediacritica_confessioni_di_una_mente_pericolosa1a e ignorante coniato come “televisione spazzatura”, dall’altro. Questo è ciò di cui si era a conoscenza sul conduttore statunitense fino al 2002. Dodici anni fa egli ha deciso di aprire una vaso di pandora su cui tutt’oggi veleggiano incomprensioni e misteri. Con l’autobiografia non autorizzata Confessioni di una mente pericolosa, Chuck Barris ha rivelato una doppia, oscura, inquietante identità: quella di sicario professionista per la CIA durante i bui anni della guerra fredda, riportando sulla propria coscienza ben trentatré omicidi. Se l’agenzia governativa ne scredita – stranamente – ogni parola, George Clooney le porta l’anno successivo sul grande schermo, con la sua prima regia dal titolo omonimo. A dare il volto al celebre conduttore è un talentuoso Sam Rockwell, che ne clona un (im)perfetto anti-eroe, un edonista tipicamente americano alla ricerca di quella “spettacolare” scalata sociale nell’etere a stelle e strisce del XX secolo. Clooney plasma un linguaggio tipicamente autoriale (scorsesiano nelle sequenze noir, hitchcockiano nel finale) assieme ad un brillante tocco personale: da una parte c’è la persistenza quasi ossessiva sui primi piani, in particolare sui concorrenti-rappresentanti di un’America rozza, barbara e “malata”. Dall’altra vi è la scelta di uno occhio duplice: quello di Chuck, via via sempre più instabile a causa dei sensi di colpa e delle intimidazioni governative, e quello dell’osservatore esterno, a cui spetta il compito di tradurre una minaccia reale o solamente mentale. Vi è infine un sentore catastrofista nel rapporto tra i due mondi protagonisti: la psicologica discesa agli inferi del personaggio rispecchia la discesa morale di una televisione nata per lo scopo esattamente antistante, ovvero quello di educare. Ma alla fine, arriva sempre “un momento in cui ti accorgi che ciò potresti essere va a sbattere contro ciò che sei stato” e sei costretto a fare i conti con la tua coscienza.

Confessioni di una mente pericolosa [Confessions Of A Dangerous Mind, USA/Gran Bretagna/Germania 2002] REGIA George Clooney.
CAST George Clooney, Drew Barrymore, Sam Rockwell, Julia Roberts, Rutger Hauer.
SCENEGGIATURA Charlie Kaufman. FOTOGRAFIA Newton Thomas Sigel. MUSICHE Alex Wurman.
Drammatico, durata 113 minuti.

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