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1408 (2007)

sabato 21 Ottobre, 2017 | di Teresa Nannucci
1408 (2007)
Speciale Stephen King
1
Voto autore:

SPECIALE STEPHEN KING
Ricordo di un racconto
Dopo la morte della figlia, lo scrittore di romanzi horror Mike Enslin perde interesse nella sua passione principale: andare a scoprire quali segreti si celano dietro le leggende metropolitane riguardanti case infestate.

Ricevuto un invito, Mike si decide a passare una notte nella stanza 1408 del Dolphin Hotel, nonostante la riluttanza del personale dell’albergo. Nessuno, infatti, ha mai superato vivo la prima ora di permanenza nella stanza, uccidendosi o incontrando morti rocambolesche. Senza smentire la tradizione, anche Mike inizia a testimoniare stranezze e allucinazioni,mediacritica_1408_290 mentre un conto alla rovescia di 60 minuti inizia a scorrere inesorabile e nessun tentativo di fuga sembra funzionare. Tre finali alternativi sono stati scritti per questo film, ma nessuno coincide con quello riportato nel racconto originale di Stephen King, esattamente come il risultato finale mostrato sullo schermo non si avvicina minimamente alle sensazioni di inquietudine e confusione mentale suscitate dalle pagine scritte. Håfström cerca di mettere in mostra un’abilità estetica e visiva che si scontra con mezzi tecnologici limitati e una certa povertà di idee estetiche, mentre John Cusack non riesce a sostenere la parte in modo significativo. Tutte le vicende subite dal protagonista non trovano sfogo nell’espressività (piuttosto limitata) di un volto che troppo spesso passa da un estremo all’altro, senza rendere visibili le battaglie interiori che allungano all’infinito la permanenza dentro la camera maledetta. Anche in questo caso, come spesso succede nelle opere di Stephen King, il protagonista ha a che fare con fantasmi del passato, i quali ciclicamente si ripresentano, incidendo in modo netto sulla personalità e sul comportamento delle persone coinvolte. In questo caso, purtroppo, per vizi di sceneggiatura (forse troppo invadente rispetto al testo di partenza) e di regia (che si nega gli auspicabili guizzi creativi), tutto questo aspetto interiore viene tralasciato a favore di un’invenzione ex novo del trauma della morte della figlia (nel racconto non se ne fa infatti menzione). Così facendo, Mike da protagonista travagliato e scosso da turbe che aprono la strada a tortuosi percorsi psicanalitici, diventa la retorica figura del padre scosso da un evento tragico. Nonostante un discreto successo di incassi al momento dell’uscita, 1408 dimostra il divario che talvolta si presenta tra un’opera e la sua rappresentazione. La figura di Mike impallidisce di fronte al suo corrispettivo letterario, sia in termini di risolutezza iniziale che di profondità psicologica, unendo certe evidenti difficoltà registiche a un protagonista che, se a volte riesce a sostenere il suo ruolo seppur straniante, in questo caso si rivela un attore troppo poco “complicato”.

1408 [id., USA 2007] REGIA Mikael Håfström.
CAST John Cusack, Samuel L. Jackson, Mary McCormack, Jasmine Jessica Anthony.
SCENEGGIATURA Matt Greenberg, Scott Alexander, Larry Karaszewski (tratta dall’omonimo breve racconto di Stephen King incluso nella raccolta Tutto è fatidico). FOTOGRAFIA Benoît Delhomme. MUSICHE Gabriel Yared.
Drammatico, durata 112 minuti.

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