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Shining (1980)

sabato 26 Luglio, 2014 | di Andrea Moschioni Fioretti
Shining (1980)
Film History
3
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Voto autore:

SPECIALE STANLEY KUBRICK
Strade affiancate
È banale ricordarlo, ma la grandezza artistica di Kubrick si fonda principalmente sul fatto che ancora oggi viene annoverato come uno dei registi più famosi, studiati e mitizzati della storia del cinema.

La sua intera filmografia è una vetta irraggiungibile per quanto riguarda rivoluzione tecnica e messa in scena, e le singole pellicole sono dei cult immortali. Shining è il chiaro esempio di cosa voglia dire cult cinematografico. Per parlare di Shining sono state consumate grandi quantità di inchiostro e anche di pellicola,mediacritica_shining1a per esempio i documentari Making The Shining della figlia di Kubrick sulla lavorazione del film e Room 237 di Rodney Ascher sulle “suggestioni” che fuoriescono dalla sua visione. Citato anche dai Simpson, episodio The Shinning di La paura fa novanta V ma anche – in altri sporadici momenti – dai Griffin, da gruppi musicali come i Thirty Seconds To Mars e gli Slipknot, Shining ha saputo modificare l’immaginario horror più di quanto fece L’esorcista sette anni prima. Premettendo il fatto che il più delle volte si è esagerato e si è cercato di trovare spiegazioni più simili a deliri mentali, credo di poter accomunare la fortuna del film di Kubrick a Mulholland Drive di David Lynch. Entrambe le pellicole sono state smontate, stuprate intellettualmente, alterate e forzate nel loro significato volontario e non, facendo quasi perdere la loro caratteristica ambiguità e propensione per il perturbante. Si è cercato di dare un senso con teorie filosofiche per entrare nella mente dei due autori, che però non hanno mai confermato o negato le interpretazioni. Il tema del doppio, dei salti temporali, della follia, che turbano lo spettatore, non tanto per violenza o orrore fine a se stessi, lo calano nella effettiva possibilità che gli eventi mostrati possano essere reali. Una spaventosa sensazione di ciò che la mente può partorire, sia quella dei due registi che quella dei loro protagonisti, che genera incubi, il racconto di vite già vissute ma rimosse. Kubrick e Lynch hanno mostrato individui che si isolano dalla società ma allo stesso tempo sono vittime di essa, soffrono e mutano sfociando nel delirio. L’hotel di Shining e il cubo blu di Mulholland Drive inghiottono per poi sputare i malcapitati in un’altra realtà parallela che genera mostri che pagheranno le loro angosce con la morte. La luccicanza di Danny permette di vedere e sentire di più come il Club Silencio in cui “capitano” Rita e Betty/Diane, non resta che avanzare in silenzio e aspettare la fine di un tormento verso una libertà sognata e trovata, in maniera diversa, in entrambi i finali dei film. Due mondi apparentemente differenti, ma che percorrono una strada comune verso viaggi sconvolgenti – simboleggiati fin dalle prime scene su quelle strade infinite – che ancora agitano i nostri sogni.

Shining [The Shining, Gran Bretagna 1980] REGIA Stanley Kubrick.
CAST Jack Nicholson, Shelley Duvall, Danny Lloyd, Scatman Crothers.
SCENEGGIATURA Stanley Kubrick, Diane Johnson (tratta dall’omonimo romanzo di Stephen King). FOTOGRAFIA John Alcott. MUSICHE Rachel Elkind, Wendy Carlos.
Horror/Thriller, durata 146 minuti.

3 Comments

  1. gigi says:

    l´unico horror che per abbia senso

  2. Ale says:

    Credo sia il miglior adattamento da un romanzo di King, ma non credo che l’autore letterario concordi 🙂

  3. Ugo says:

    è incredibile come libro e film, entrambi enormi, siano diversissimi, come partano da presupposti quasi opposti, pur essendo il film abbastanza fedele all’intreccio del romanzo

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