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Oscar 2021

sabato 1 Maggio, 2021 | di Maria Eleonora C. Mollard
Oscar 2021
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Speriamo che la pandemia spazzi via la babilonia hollywoodiana
Mentre le sinistre stanno ancora decidendo da dove ripartire, i membri dell’Academy hanno deciso di farlo dall’epoca del maccartismo. Alle platee immense con la gente stipata come nei carri bestiame, ai palchi freddi che ospitavano in successione presentatori più o meno bravi, quest’anno la 93ª edizione degli Oscar ha preferito l’intimità sospesa di un grande salotto costellato da tondi tavolini da cocktail e abat-jour che, nella loro luce calda, illuminavano lo sguardo da morti viventi dei protagonisti che, come noi, ogni anno si prestano alla solita pantomima.

Non ci saremmo stupiti nel vedere volteggiare Zsa Zsa Gábor e Vincente Minnelli tra i tavoli, per buona pace dell’amatissimo pettegolo Kenneth Anger. Una serata degna della rubrica di Louella Parsons, per intenderci. Per quanto l’atmosfera rientrasse di diritto nella categoria reazionaria e inquietante, i premi si sono rivelati, come da vent’anni a questa parte, assolutamente democristiani, in buona parte prevedibili (chi ha puntato qualcosa ha vinto la scommessa) e inclusivi al limite dello stucchevole.

L’unico brivido ci è stato concesso dall’Oscar come Miglior attore. Chiunque avrebbe puntato sul compianto Chadwick Boseman, sulla sua bella interpretazione nel dramma Ma Rainey’s Black Bottom, eppure Anthony Hopkins l’ha spuntata per il suo ruolo in The Father, un uomo affetto da demenza senile. Nomadland è riuscito ad accattarsi tre Oscar (Frances McDormand adorabile nel suo solito granitico ruolo), tra cui uno come Miglior regista a Chloé Zhao, la prima cinese a vincere, uguagliando, fortunatamente, poco più di dieci anni dopo l’exploit della sempiterna Kathryn Bigelow.

In una stagione dal non eccelso livello, giustificato dalla pandemia, eppure meno scadente rispetto ad altre annate, tutto è andato come doveva andare, e con Un altro giro di Thomas Vinterberg (Miglior film internazionale) trova conferma ciò che disse una persona migliore di quella che scrive: “Chi ci pensa alla mediocrità?”. L’Academy Awards, questo è sicuro. Amen.

One Comment

  1. Cri says:

    Un aspetto positivo di Un altro giro è suggerire l’unica maniera possibile per sopravvivere alla visione di una cerimonia come quelle dell’Academy degli ultimi anni; ubriacarsi cioè come sedicenni alle prime sbronze

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