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L’arte invisibile del montaggio

sabato 29 Maggio, 2021 | di Emanuele Di Nicola
L’arte invisibile del montaggio
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Valerio Bonelli, l’uomo alla finestra
Di cosa parliamo quando parliamo di montaggio? Elisa Torsiello si lancia alla ricerca della “cosa in sé” e lo fa attraverso un libro intervista a uno dei maggiori astri nascenti – anzi ormai nati – del montaggio di oggi, Valerio Bonelli. L’arte invisibile del montaggio esce per la collana Fotogrammi delle edizioni Bietti, diretta da Ilaria Floreano: libri piccoli di statura, ma non nella sostanza, al contrario, che vanno subito al punto e affrontano la questione in modo diretto.

Cos’è il montaggio? Già nel titolo vi è una possibile risposta: un’arte, certamente, fin dalle sorgenti del cinema con Ėjzenštejn e Kuleshov (Torsiello cita il suo celebre effetto nell’introduzione). Ma è un’arte con la dote dell’invisibilità, nel senso che si tratta del comparto, forse, in assoluto più nascosto e meno riconoscibile nella costruzione dell’oggetto film: tanto che viene tradizionalmente poco studiato – anche adesso – e genera equivoci, primo fra tutti la convinzione che il montaggio sia sempre e totalmente nelle mani del regista.
Ecco allora la necessità di rendere tangibile l’invisibile. Il virgilio di questo viaggio è Valerio Bonelli, classe 1976, attualmente montatore di Joe Wright, responsabile del recente La donna alla finestra appena uscito su Netflix e anche del prossimo Cyrano («Non è un musical, ma un film con delle canzoni»), così come del precedente L’ora più buia. D’altronde Joe Wright è la grande “perversione” dell’autrice, convertita alla critica dopo la visione in sala di Espiazione, e già firma della prima monografia italiana su Wright, La danza dell’immaginazione (sempre Bietti, 2018).

Bonelli si è formato alla scuola di Stephen Frears, montando il trittico Philomena, Florence e The Program, facendo poi il co-montatore perfino per Ridley Scott (The Martian) e molti altri. L’ultimo “colpo” italiano è stata invece la miniserie Sanpa – Luci e tenebre di San Patrignano, da lui montata e diretta dalla compagna Cosima Spender. Dunque un personaggio, Bonelli, con molte cose da dire: l’autrice fa le domande giuste, instaura evidentemente un rapporto fertile tra intervistatrice e intervistato, insomma “se le fa dire”.
Senza togliere il piacere della lettura, quindi, scopriamo le differenze tra gli approcci dei registi al montaggio: Joe Wright che lavora a stretto contatto col montatore, per verificare quasi in tempo reale la riuscita o meno delle sequenze, fino all’immagine simbolica di Bonelli che, per La donna alla finestra, monta al piano di sopra della casa-set di Amy Adams, configurandosi come “uomo alla finestra” che a sua volta guarda la voyeur; Stephen Frears che non entra mai nella cabina di montaggio, preferendo restare da parte e interrogare il montatore sulla riuscita delle scene («L’ho portata a casa?»), in realtà mettendolo alla prova. E poi c’è il montaggio in sé, spiegato così dal protagonista del libro: «I montatori tagliano, uniscono, raccordano, affinché il loro lavoro (e quindi il loro nome) non emerga». E ancora: «Il montaggio è la scrittura finale di un film (…). È fondamentale possedere una padronanza della tecnica tale da non frenarti nell’esercitazione della tua espressione mentale e creativa». E ancora: «Montare è come stare in cucina e girare è andare al supermercato. Il regista accumula ingredienti necessari per la ricetta, poi il montatore li unisce, li cuoce, li lascia riposare, per ottenere il piatto finale».

Quanto a Sanpa, la funzione del montaggio è qui autoevidente: sia le luci che le ombre vengono ricostruite proprio attraverso di esso, rendendo di fatto Bonelli se possibile ancora più fondamentale. I modelli sono illustri: per l’alternanza di voci discordanti tra loro si guarda a Rashomon di Kurosawa, per una delle sequenze più riuscite della miniserie il riferimento sono i formalisti russi. Alla fine un cono di luce illumina il montaggio, che in meno di cento pagine si offre come una disciplina affascinante, stratificata, imprescindibile. Perché il cinema è (anche) montaggio: a volte i luoghi comuni sono veri.

L’arte invisibile del montaggio.
AUTRICE: Elisa Torsiello.
EDITORE: Bietti. ANNO: 2021.
84 pagine.

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