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La Top Ten Mediacritica 2021

domenica 26 Dicembre, 2021 | di Redazione Mediacritica
La Top Ten Mediacritica 2021
Top Ten Mediacritica 2021
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Prima di ripartire con un nuovo anno cinematografico, ecco la Top Ten Mediacritica 2021, i migliori film visti in sala e in streaming da gennaio a qualche giorno prima Natale, secondo i nostri collaboratori

Dopo il buio, un po’ di luce. Dalle avversità, una prima rinascita. E non solo perché dopo un biennio funestato dalla pandemia siamo finalmente tornati nelle sale in condizioni più o meno normali. A colpire di più, guardando ad alcuni dei titoli che occupano le posizioni più alte della nostra classifica, è proprio questo loro intrinseco movimento intenro, insieme archetipico e drammaturgico. Non sapremo mai quanto le difficoltà, le solitudini, i meditabondi ritiri forzati di questi durissimi periodi abbiano davvero influenzato le scelte narrative dei nostri, ma da più parti si è percepita la voglia di guardare in faccia un incubo, un trauma, una sofferenza. Per poi metterla da parte. E andare avanti.

Paolo Sorrentino vince per distacco con È stata la mano di Dio, chiarendo almeno un paio di cose: a noi, che un ottimo film – ancorché doloroso – può far sorridere di una tragedia; a sé stesso, che non è necessario essere scenograficamente e narrativamente straripanti per rapire e commuovere gli occhi e il cuore. Il vero talento resta sempre immutato, e non può essere scalfito né sottostimato da rigide e pretestuose categorizzazioni di comodo (la piattaforma Netflix, dopotutto, ospita anche prodotti degni di nota). La storia di Sorrentino è una di quelle che sferra potentissimi pugni allo stomaco mentre fa godere di contemporanei «sparuti, incostanti sprazzi di bellezza». La disciplinata creatività al comando è capace di trarre gemme da dove è più impensabile.

Lo stesso, identico caso di Marx può aspettare, l’opera più personale della carriera di Marco Bellocchio. Oscillando tra film e documentario, il regista bobbiese trova finalmente il coraggio di affrontare di petto tutti i propri fantasmi, le proprie responsabilità di uomo prima che di artista: quelle che l’hanno sempre mosso, in realtà, e che a intervalli regolari si sono affacciate nelle sue opere forse meno note ma più dolorosamente autentiche perché autobiografiche.

Anche Schrader muove insolitamente verso una parvenza di speranza, con il suo Il collezionista di carte, all’apparenza un film  canonicamente “alla Schrader” eppur venato di una lievissima patina di ottimismo che balena al di là di ogni cupa (ma sublime) messinscena. Un caso non molto dissimile da Drive my car, dove Ryūsuke Hamaguchi, attivissimo nell’ultimo biennio, racconta con fine levità i silenziosi tormenti di un’anima costretta a far fronte alla tragica perdita dell’amore della sua vita e all’inevitabile divenire che quella vita stessa (gli) impone. La luce può annidarsi anche in luoghi, persone e accadimenti insospettabili, basta accettare di doversi aprire, e adottare una nuova prospettiva: forse sgradita, ma necessaria e inevitabile.

Al secondo posto della nostra classifica trova spazio la spumeggiante opera di Mario Martone Qui rido io, in cui il regista napoletano, muovendosi di nuovo a cavallo tra cinema e teatro, dirige un monumentale Toni Servillo che veste i panni del commediografo Eduardo Scarpetta, padre del teatro dialettale partenopeo.

Pellicola dai toni sgargianti e sovraccarichi, quella di Martone, che fa da contraltare al soverchiante silenzio de Il buco di Michelangelo Frammartino, uno dei film più interessanti dell’ultima mostra del cinema di Venezia. Un ritratto discreto e metaforico del nostro paese, delle sue traiettorie storiche e sociali. Una gemma, quella di Frammartino, in grado di riunire in un racconto essenziale eppur altamente stratificato i sommovimenti umani universali, l’amore per la sua terra e l’arcaico, misterico legame tra uomo e natura. Per la serie: si può dire molto, moltissimo, anche non scrivendo nessuna riga di dialogo.

Completano la nostra classifica due “usati sicuri” che si piazzano rispettivamente al sesto e settimo posto. Da un lato il Wes Anderson di The French Dispatch, che delizia i propri fan con la consueta opera corale dai toni pastello, dotandola, ovviamente, dell’aura di compendio accademico in quanto a impiego scenografico e spaziale.

Dall’altro invece Denis Villeneuve e il magniloquente Dune, che si conferma prodotto commercialmente studiato per vellicare i seguaci e deliziarne i sensi. Risultato raggiunto, in tal senso, e messianiche aspettative soddisfatte – che piaccia o meno – se non latro per i fan del genere.

Nelle ultime due posizioni della graduatoria un esordio alla regia, Una donna promettente di Emerald Fennell, un brillante gioco di generi che ripropone in chiave rosa una dolorosa riflessione sulle violenze subite dalle donne; infine il rompicapo di M. Night Shyamalan, Old, dove sotto la riflessione circa l’inesorabile scorrere del tempo si agitano tensioni intime e intimiste, non scevre dalle implicazioni orrorifiche che abbiamo imparato ormai a conoscere.   

La Top Ten 2021 di ANDREA MOSCHIONI FIORETTI

La Top Ten Mediacritica 2021

La Top Ten 2021 di ELEONORA DEGRASSI

La Top Ten Mediacritica 2021
  1. 1. È stata la mano di Dio
  2. 2. La scelta di Anne – L’Événement
  3. 3. Marx può aspettare
  4. 4. Petite Maman
  5. 5. Il potere del cane
  6. 6. Una donna promettente
  7. 7. La persona peggiore del mondo
  8. 8. Scompartimento n.6 – In viaggio con il destino
  9. 9. The Father – Nulla è come sembra
  10. 10. Madres Paralelas

La Top Ten 2021 di EMANUELE DI NICOLA

La Top Ten Mediacritica 2021
  • 1. À l’abordage
  • 2. Qui rido io
  • 3. Titane
  • 4. Old
  • 5. Il cieco che non voleva vedere Titanic
  • 6. First Cow
  • 7. Madres Paralelas
  • 8. Hunted
  • 9. They Talk
  • 10. Re Granchio

La Top Ten 2021 di EMANUELE RAUCO

La Top Ten Mediacritica 2021

La Top Ten 2021 di MARIA ELEONORA MOLLARD

La Top Ten Mediacritica 2021

La Top Ten 2021 di MASSIMO PADOIN

La Top Ten Mediacritica 2021

La Top Ten 2021 di GABRIELE BALDACCINI

La Top Ten Mediacritica 2021

La Top Ten 2021 di JURI SAITTA

La Top Ten Mediacritica 2021

La Top Ten 2021 di VITO MARIO PIAZZA

La Top Ten Mediacritica 2021

6 Comments

  1. Simone says:

    Mi ritrovo in quella di Juri Saitta, non avrei fatto vincere Sorrentino ma è comunque bello vedere 3 film italiani sul podio. C’è da dire che il nostro cinema negli ultimi anno è tornato a essere di grande livello

  2. S.P. says:

    Il mio film preferito quest’anno è stato Madres Paralelas!!!!! Speravo di trovarlo in classifica dopo aver letto la vostra recensione e le 5 stelle date. A questo punto sono curiosa di capire qual è il criterio delle votazioni in stelle. Se, ad esempio, Emanuele di Nicola che ha scritto l’articolo gli ha dato il massimo dei voti come mai poi lo mette solo al settimo posto? Ha visto sei film ancora più belli sembra la risposta scontata ma è davvero così o c’è un problema con l’assegnazione delle stelle!!! Solo curiosità, immagino che al di là del valore dei film in queste classifiche prevalgano i gusti personali

    • Emanuele Di Nicola says:

      Ciao, rispondo (solo) per me, non per la redazione: i dieci titoli che propongo sono tutti imprescindibili, vanno visti, rivisti e pensati, idealmente hanno tutti il massimo. Il ”posto” di Pedro è dovuto al fatto che, davanti a un autore così gigante, così centrale (anche e soprattutto nella sua fase meta, quella di oggi), altri film film sono perfino più grandi di Madres Paralelas, a mio avviso, vedi Gli abbracci spezzati e La pelle che abito. Ho preferito segnalare sul podio una novità clamorosa come Guillaume Brac e un regista al suo capolavoro assoluto: Qui rido io. E poi il ritorno del cinema di genere che vince Cannes e sbriciola il cosiddetto cinema d’autore: Titane. E poi c`è pco da spiegare. Le classifiche sono folli e inspiegabili, mai cercare un perché, sempre prendere spunto per rincorrere qualcosa ancora non visto

  3. Diego says:

    la top ten alla fine è il risultato di un gioco, anche il sistema di raccolta dei voti non ha nulla di troppo scientifico! Accettato il gioco, perché va bene così, più che altro mi chiedo quanto le classifiche siano condizionate dai dibattiti che nascono attorno ad alcuni film (per cui si finisce a fare il tifo in risposta dell’accanimento degli altri).

    • Luigi says:

      Sono straconvinto che se non ci fosse un dibattito continuo tra cinefili e studiosi le classifiche sarebbero completamente diverse. C’è un grande condizionamento su alcuni film perché ne parlano tutti

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