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L’Eternauta

giovedì 30 Giugno, 2011 | di Mattia Filigoi
L’Eternauta
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L’Eternauta si è materializzato ancora
Buenos Aires, 1959. Quattro amici si ritrovano per una partita a carte nella mansarda di uno di loro, adibita a piccola officina per i passatempi. D’un tratto fuori comincia a nevicare, e chiunque venga toccato dai fiocchi muore all’istante. I quattro amici, protetti dalle finestre chiuse ermeticamente, osservano increduli le strade riempirsi di cadaveri: è il terrificante inizio di un’invasione aliena.

A raccontarla è un uomo misterioso, che si materializza dal nulla nello studio di uno sceneggiatore di fumetti e si presenta come l’Eternauta, così definito da un filosofo della fine del XXI secolo per spiegare la sua “condizione di navigatore del tempo, di viaggiatore dell’eternità”, la sua “triste e desolante condizione di pellegrino dei secoli”.
Ci vorranno due anni per narrare la storia dell’Eternauta, 106 numeri del settimanale a fumetti Hora cero Semanal, pubblicato in Argentina dal 4 settembre 1957 al 9 settembre 1959, tre, quattro pagine per numero, quasi quattrocento in tutto. Scritto da Héctor German Oesterheld e disegnato da Francisco Solano Lopez, L’Eternauta fu un successo immediato: i personaggi creati da Oesterheld avevano respiro epico, ricchi di complessità e dubbi morali, infilati in una storia dalle situazioni allucinanti, continuamente rilanciate con hithcockiana maestria. Una sceneggiatura perfetta, tuttora moderna nel ritmo e nel gioco tra punti di vista del protagonista e del lettore, con la quale Solano Lopez sfrutta appieno il formato di stampa orizzontale di Hora Cero Semanal:mediacritica_eternauta_290 usa unicamente vignette rettangolari, e sperimenta luci espressioniste in un continuo, meraviglioso cinemascope cartaceo, dove i volti vengono deformati in primi piani dalle ombre marcate, meravigliosamente espressivi nelle loro contraddizioni morali, e Buenos Aires vive di vita propria in un’atmosfera sospesa di silenzio e morte, affascinante e terribile nei bianchi e neri contrastati della neve e dei cadaveri che la coprono.
Oesterheld non ha mai dichiarato una qualche appartenenza politica, ma le sue idee erano ben chiare sui regimi totalitari. L’Eternauta stesso è una storia sulla resistenza contro un potere dittatoriale, e trovò, negli Anni ’60, maggior riscontro in Europa che in America, dove la memoria delle lotte partigiane era più fresca e sentita, e la società militare aliena, così simile a quella totalitaria, portava a ricordi concreti, dolorosi ma di vittoria. Lo stesso Oesterheld è pervaso da un senso di ottimismo, e nutre grande fiducia nel ruolo sociale del fumetto, grandiosa arte di massa: dopo quattrocento pagine di brutte sorprese, L’Eternauta si chiude con un finale possibilista che lascia allo sceneggiatore (all’artista e alla sua opera) il compito di avvisare il mondo dell’imminente invasione aliena. “Sarà possibile?” è l’ultima didascalia, sotto il volto angosciato dello sceneggiatore.
Il 24 marzo 1976 gli alieni invasero Buenos Aires. La resistenza fu fatta letteralmente sparire, gettata nell’oceano dagli aerei del Generale Vidal. Il 21 aprile 1977 scompare anche Héctor German Oesterheld, il suo corpo non è stato ancora trovato. L’Eternauta, purtroppo, si rivelò una terribile Cassandra: i luoghi degli scontri alieni a Buenos Aires sono gli stessi che diventeranno importanti per il regime militare, e la stessa Plaza de los dos Congresos è sede della misteriosa e impenetrabile base extraterrestre così come dei palazzi del potere di Vidal. Lo stadio di calcio, ambiguo ma fondamentale nella prima parte del racconto, ora ricorda troppo l’uso che ne facevano molte dittature sudamericane e africane, cioè di centro di raccolta ed eliminazione di dissidenti e ribelli. Il messaggio dello sceneggiatore Oesterheld si era rivelato concreto, quel “sarà possibile?” era più importante che mai. E la risposta, al momento, era no. Non solo in Argentina, ma nel mondo intero la speranza non era così solida come lo era vent’anni prima: le pacifiche rivolte sociali si erano date alla guerriglia urbana, dittatori erano sorti come funghi nei Paesi sud americani e africani, il Watergate fece largo alla paranoia delle cospirazioni governative e alla sfiducia nelle istituzioni… probabile che la versione italiana de L’Eternauta, uscita nel 1977, abbia tenuto conto della tragica fine di Oesterheld e dei cambiamenti sociali in atto. Fu il settimanale Lanciostory a pubblicare L’Eternauta nel Belpaese, ma il formato orizzontale di Hora Cera Semanal era poco adatto all’impaginazione verticale delle riviste nostrane. Necessitava un rimontaggio, e a occuparsene fu uno dei migliori grafici del tempo, Ruggero Giovannini, che spezzò le vignette rettangolari di Solano Lopez guadagnando spazio con bordi rotondi e riquadri irregolari, ne aggiunse delle didascalie e “modernizzò” il design di qualche oggetto, come la radio che diventa radiolina a transistor nell’edizione italiana. Lo spezzamento delle vignette originali con Giovannini era diventato, da necessità, virtù: il ritmo risultava nettamente più veloce, in linea con i montaggi serrati del cinema d’azione degli Anni ’70. Inoltre, con l’approvazione di Solano Lopez, fu cambiato anche il finale originale con uno più pessimista e risolutivo, figlio dei tempi. Cambiare un finale a una qualsiasi opera è nella gran parte dei casi un qualcosa di delittuoso, ma non in questo caso: il pessimismo di Giovannini funge da risposta tragica a quel “sarà possibile?”, e lo fa elaborando con genialità una delle tematiche abbozzate ne L’Eternauta, quella del continuum spazio-temporale e delle realtà alternative, suggestioni che possiamo trovare nella fantascienza cinematografica odierna, ad esempio nelle produzioni di J.J. Abrahms – Lost, Fringe, Star Trek – per citare solo il più celebre esponente del genere.
Certo è che il pubblico italiano, finora, ha conosciuto solo L’Eternauta di Giovannini, grandiosa autoriflessione e aggiornamento dell’opera stessa, che però si perde senza la lettura dell’originale. La 001 Edizioni ha da poco colmato questa lacuna, pubblicando una versione piuttosto definitiva de L’Eternauta originale. Curata da Antonio Scuzzarella, con una nuova traduzione di Gigliola Viglietti e introdotta da Goffredo Fofi, questa edizione riprende il formato orizzontale e le vignette rettangolari, recuperando immagini e dettagli andati perduti, “restaurando” un’opera dalla vita unica che, ciclicamente e a più di cinquant’anni di distanza, riesce ancora a porre domande sul presente e sulla società.

L’Eternauta [El Eternauta, Argentina 1957-59]
TESTO Héctor German Oesterheld. DISEGNI Francisco Solano Lopez.
EDITORE 001 Edizioni, 2011.

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