adidas nmd city sock adidas nmd city sock adidas nmd city sock gum pack release date info adidas NMD R1 Trail adidas nmd city sock gum soles adidas nmd city sock gum pack adidas nmd city sock nmd city sock primeknit core blacklush blue adidas nmd city sock black gum where to buy adidas nmd city sock winter wool adidas nmd city sock primeknit s79150 core black adidas nmd city sock core black adidas nmd primeknit city sock black adidas nmd city sock core black lush blue release date adidas NMD R1 PK adidas nmd chukka receives og colorway NMD City Sock PK adidas nmd chukka 2 adidas NMD R1 Triple Black comparing og adidas nmd r1 nmd chukka

In questo numero

Il cinema di Kim Ki-young

venerdì 31 Luglio, 2020 | di Lisa Cecconi
Il cinema di Kim Ki-young
Corea: autori a confronto
0

Donne, uomini e topi nel cinema di Kim Ki-young

“Mr. Monster”. È questo l’appellativo di Kim Ki-young, forse il regista più eccentrico e anti-convenzionale del cinema coreano. Autore eclettico e artista metodico, acuto osservatore e talento visionario, ha saputo stravolgere i canoni della cinematografia coeva, con un’originalità tematica e stilistica che ha attirato in egual misura l’attenzione degli ammiratori, come quella della censura. Nonostante le pressioni di quest’ultima, soprattutto durante gli anni della Quarta Repubblica di Corea, Kim Ki-young è riuscito a realizzare alcuni dei suoi film più importanti proprio nell’arco dei ’70. 

Woman of Fire (1971) , The Insect Woman (1972), Ieho Island (1977) sono pellicole che mettono a nudo la società, attraverso i temi cari al regista: dalla pulsione erotica alle ossessioni della psiche, dalle relazioni uomo/donna alla violenza radicata nell’animo umano. La commistione sapiente dei generi e un’estetica della crudeltà poco incline ai compromessi hanno reso il suo stile controverso un esempio per molti registi a venire. Non è un caso che a riconoscerne l’influenza siano alcuni dei maggiori esponenti del cinema coreano contemporaneo, da Bong Joon-ho a Kim Ki-duk, fino allo stesso Park Chan-wook

Ma alla base di un percorso artistico che, dal realismo dei primi documentari, si evolve in forme sempre più estreme ed espressioniste permane uno sguardo coerente e consapevole. Sarebbe, infatti, un errore pensare al cinema di Kim Ki-young in termini di progressiva astrazione o scollamento dal reale. Il legame con il tessuto sociale e le istanze che emergono dai suoi cambiamenti pervadono, anzi, ogni film del regista. 

È il caso della nota “Trilogia della domestica” che, a partire da Hanyeo, abbraccia tre decenni di storia, riesaminando le dinamiche del rapporto tra maschile e femminile, alla luce del mutato contesto sociale.  Filo conduttore tra il primo film e i successivi Hwanyeo e Hwanyeo ’82 è soprattutto la figura della donna, nella veste speculare della moglie pragmatica e dell’amante fatale. Entrambe costrette ai ruoli imposti dalla condizione economica e sociale, eppure determinate a ribaltarli con feroce determinazione, a fronte di un uomo sempre più imbelle e inadeguato. 

Hanyeo, in particolare, contiene già i prodromi della poetica del regista e irrompe nel panorama cinematografico dell’epoca con uno stile inedito e perturbante. A partire da un fatto di cronaca, Kim Ki-young introduce il nucleo protagonista di tutta la trilogia: la coppia borghese, ossessionata dalla rispettabilità, e la giovane domestica, che ne farà crollare l’ipocrita facciata. Emblematico dell’insofferenza verso le maglie dell’apparenza sociale è il proliferare di sbarre e inferriate, che confinano i personaggi in gabbie claustrofobiche. Fin dall’incipit del film, la macchina da presa deve insinuarsi tra le grate di una finestra, per spiare il quadretto domestico della coppia, impegnata a deplorare l’adulterio di un uomo con la sua domestica. L’inquadratura si sposta, poi, sulle mani dei due figli, che giocano a ripiglino con lo spago, anticipando il gioco di intrecci e di scambi a venire. Un’allusione amplificata dallo stacco sulle operaie dell’azienda tessile, inquadrate attraverso la ruota di ferro di un telaio. 

Più avanti, quando Dong-sik regala alla figlia un criceto in gabbia, che corre su una ruota simile, il messaggio diventa esplicito: «I criceti sono animali selvaggi, sono gli uomini a metterli in gabbia. La gente pensa che la vita in gabbia possa immobilizzarli ma loro si esercitano per mantenere le gambe forti». È la lezione di un padre alla figlia con le stampelle, ma è anche la morale centrale del film. È impossibile rinchiudere o reprimere gli istinti primordiali. 

Non è un caso che la domestica, l’incarnazione di queste pulsioni, sia anticipata dall’apparire di un topo nella credenza, che terrorizza la moglie. I topi, nel cinema di Kim Ki-young, rappresentano per eccellenza l’istinto sessuale, come i polli in Hwanyeo alludono alla riproduzione. E, proprio come un topo, Myung-sook si appropria voracemente degli spazi della casa, apre tutti gli sportelli alla ricerca di cibo, si lecca ripetutamente le labbra con rapidi guizzi, sgattaiola sulla terrazza e cammina raso parete per spiare e intrufolarsi in ogni ambiente, dalla cucina alla camera nuziale, fino alla stanza delle lezioni di piano. Di quella stessa casa diventerà padrona, decisa a liberarsi della condizione in cui è relegata. 

“All’epoca, le giovani donne di Jeollado e Gyeongsangdo si trasferivano tutte a Seul. I posti di lavoro che trovavano in città si limitavano alla prostituzione, alle domestiche e agli autisti di autobus” ha spiegato Kim Ki-young parlando del film. Parallelamente all’interesse per le pulsioni umane, c’è dunque la volontà di raccontare le concrete problematiche sociali del tempo. L’ascesa di Myung-sook rappresenta anche il riscatto della ragazza operaia precedentemente rifiutata da Dong-sik e indotta al suicidio perché licenziata. Prima della presentazione ufficiale, il regista mostra la domestica già due volte: di spalle, mentre pulisce il corridoio della fabbrica, camminando controcorrente rispetto alla massa delle operaie, e nascosta alla vista, mentre fuma nell’armadio. La trasgressione è parte integrante della sua indole: Myung-sook non ha intenzione di sottomettersi alle imposizioni. 

Le donne di Kim Ki-young vivono una condizione di costrizione anche peggiore dei protagonisti maschili. La vita per loro è più difficile, ne è l’emblema la bambina con le stampelle dileggiata dal fratellino. Ma sono anche le più pratiche e volitive, capaci di prendere le redini della situazione, rispetto a uomini in crisi e passivi, schiavi degli istinti ma repressi dalle regole sociali. La domestica ribalta completamente i ruoli di potere, a partire dal rituale di seduzione. Se nel rapporto tra Dong-sik e l’allieva di pianoforte la mano di lui guida quella della ragazza sui tasti, nella scena in cui Myung-sook si denuda e si avvinghia a lui il dettaglio dei piedi nudi della domestica, che salgono sulle scarpe dell’uomo, stabilisce un rapporto simmetrico e contrario. È lei a dettare il tempo e le modalità dell’adulterio, a stabilire le nuove regole della casa e ad esternare i propri moti d’animo, suonando sgraziatamente il piano, feticcio di autorevolezza e rispettabilità. 

Speculare alla figura della domestica è quella della moglie, diversa per ruolo e status, ma ugualmente determinata a difendere il proprio interesse, che non coincide con il marito, ma con l’apparenza e l’ascesa sociale. In nome di queste, è capace di ogni crudeltà e di scendere a qualsiasi compromesso che salvaguardi la sua posizione. Come Myung-sook, la signora Kim è intenzionata a migliorare la propria condizione e per niente disposta a rinunciare a ciò che ha già guadagnato, a costo di cedere al ricatto della domestica. 

La divisione tra classi e ruoli di potere è sottolineata dalla divisione degli spazi della casa. A livello orizzontale, con l’aprirsi e il chiudersi delle porte e dei pannelli a scorrimento, e a livello verticale, con la scala che separa il piano terra, l’ambiente familiare e domestico, dalla sala del pianoforte al primo piano. È la macchina da presa a collegarli, con scelte di regia che assecondano la pulsione scopica, dalla profondità di campo al ricorrente uso del dettaglio, fino alle soggettive “rubate” attraverso vetrate o porte socchiuse. La stessa morte dei protagonisti è ostentata con insistito compiacimento, come prima era accaduto con i due topi uccisi in cucina, peraltro attraverso lo stesso veleno.

Con una trovata bizzarra tipica del suo cinema, Kim Ki-young conclude il film con un epilogo a sorpresa. Il film ripropone l’arrivo della domestica e il marito si rivolge direttamente agli spettatori, per ammonirli divertito dal rischio di cedere ai propri istinti. Ma, ancora una volta, non è lui ad agire diversamente, bensì la moglie, che allontana l’oggetto della tentazione per la salvaguardia dello status quo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

adidas yeezy boost 350 turtle dove transcends sneakers adidas yeezy 350 boost turtle dove restock re release adidas yeezy 350 boost black release date yeezy 350 boost low yeezy boost 350 pirate black yeezy boost 350 low adidas yeezy boost 350 v2 black white yeezy boost 350 moonrock adidas yeezy 350 boost moonrock release date moonrock yeezy 350 boost legit real fake on foot look adidas yeezy boost 350 oxford tan adidas yeezy boost 350 v2 zebra another look adidas yeezy boost 350 oxford tan even more images yeezy 350 moonrock release date adidas yeezy 350 boost black adidas yeezy 350 boost low heres where you can cop the black adidas yeezy 350 boost low adidas yeezy 350 boost low adidas yeezy 350 boost 10 reasons why the adidas yeezy 350 boost will sell out instantly