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Joy

sabato 30 Gennaio, 2016 | di Valentina Cauteruccio
Joy
In sala
3
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Voto autore:

Divisa a metà
Alla luce del successo ottenuto con Il lato positivo e American Hustle, il regista David O. Russell decide di riproporre la stessa squadra per il suo ultimo film, anche se in Joy sembra che l’unico vero personaggio sia Jennifer Lawrence – che tenta la conquista del suo secondo Oscar – che trascina, compone e scompone tutta la pellicola. Andiamo però con ordine.

Joy, giovane donna divorziata, con due figli piccoli, un lavoro difficile come la sua famiglia di origine, sempre più al verde si trascina nella sua esistenza cercando di collocare tutto e tutti al loro posto. Ma esiste un’altra Joy, che torna prepotentemente nei sogni: la Joy di diciassette anni prima, una bella bambina piena di sogni e inventiva che amava mediacritica_joy_290_1la vita. I due segmenti della bellissima protagonista sembrano due vite parallele, destinate a non incontrarsi mai; ma un’idea brillante le riconcilia, le unisce, per creare infine una nuova Joy fatta di sogni e ambizioni ma anche di famiglia e spalle larghe. La pellicola di Russell, lo stesso regista di The Fighter, sembra quasi divisa in due parti. La prima ci catapulta in una vita familiare incasinata e un po’ degradata attraverso soap opera e filmini di famiglia, con movimenti di macchina che catturano e rapiscono, per poi incentrarsi e inseguire una fascinosa Lawrence alle prese con le sconfitte della vita. La seconda parte, dopo il lampo di genio da milioni di dollari che la costringe però a indebitarsi e a lottare proprio contro chi dovrebbe sostenerla, vede la sua trasformazione, il completarsi del romanzo di formazione per eccellenza. Al contempo il regista abbandona uno stile scanzonato e sognatore per una protagonista più sicura di sé e caparbia ma tristemente poco credibile e anche un po’ fuori luogo. All’interno del cast di élite troviamo una sempre irresistibile Isabella Rossellini nei panni di una ricca vedova investitrice nel progetto dell’innovativo mocio, che con la sua interpretazione rallegra e riscalda gli animi della sala. Non si può dire lo stesso per Bradley Cooper, che interpreta un personaggio ricco di potenziale ma che infine risulta oggettivamente inutile, nei suoi monologhi sulla televisione e il commercio, con i suoi sguardi/colpi di passione verso la giovane imprenditrice che si risolvono in nulla, e nella parte finale della pellicola, la più debole, dove ricompare per annoiarci ancora per qualche minuto. Un film diviso in due parti, una pellicola a metà.

Joy [id., USA 2015] REGIA David O. Russell.
CAST Jennifer Lawrence, Robert De Niro, Bradley Cooper, Isabella Rossellini, Virginia Madsen.
SCENEGGIATURA David O. Russell. FOTOGRAFIA Linus Sandgren. MUSICHE David Campbell, West Dylan Thordson.
Biografico, durata 124 minuti.

3 Comments

  1. Sensei says:

    Ma Russell sa che esistono anche altri attori oltre alla Lawrence, a Bradley Cooper e a De Niro?

  2. Juri S. says:

    È un film imperfetto, ma personalmente mi è piaciuto. Fiaba e farsa sono solo apparentemente slegate, in quanto fanno parte di un’idea che Russell ha almeno da “American Hustle”: il falso, la menzogna, la verità omessa o esaltata.
    “Joy” è un film volutamente falso e sottende in questo anche una certa ironia, soprattutto verso la storia che racconta e il sogno americano che si porta dietro.

  3. Pingback: La Top Ten Mediacritica 2016 - Mediacritica – Un progetto di critica cinematografica

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