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Porno-Godzilla, o il piacere della devastazione

martedì 12 Aprile, 2011 | di Redazione Mediacritica
Porno-Godzilla, o il piacere della devastazione
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FilmForum Udine/Gorizia 5-14 aprile 2011

Crush by Venus
“L’unico insetto buono, è un insetto morto!”, chiosavano i patrioti terresti in Starship Troopers, prima di schiacciare sotto le proprie scarpe degli scarafaggi.

La scena è sicuramente interessante per gli amanti del crush fetish, ennesima, nuova branca del porno feticista, nella quale delle donne del tutto vestite schiacciano sotto i loro micidiali tacchi 12 oggetti, cibo, insetti e, particolarmente in Cina, piccoli animali quali gattini, cagnette, gerbilli e teneri coniglietti paffuti, in un tripudio di disgusto splatter moralmente molto molto discutibile.
Ma procediamo con ordine. All’interno dei porn studies del goriziano FilmForum 2011, la dott.sa Laura Sangalli dell’Università di Udine ha presentato la relazione Sex and the City: Crush by Venus and the Japanese Version of the “Crush Fetish” Genre, nella quale veniva esaminato il caso della GAGON, casa di produzione giapponese attiva fin dal 1996, ma che ha raggiunto la popolarità nel 2007, grazie al primo episodio della serie Crush by Venus, dove una ragazzina dallo sguardo innocente distruggeva il modellino di una città a calci. Niente sesso. Niente nudità. Solo una giovanotta in divisa scolare che sfrutta la sua immensa statura per infliggere devastazione a un piccolo assembramento urbano ricreato in scala. Eppure, Crush by Venus è diventato un grande successo nel settore del porno fetish, che ha portato alla moltiplicazione esponenziale degli emulatori in tutto il mondo.
Dunque, perché Crush by Venus è pornografia, mancando di tutti quegli elementi che superficialmente ne contraddistinguono il genere? E soprattutto, perché è considerato pornografia, quando la televisione giapponese tracima di pubblicità con donne giganti che camminano indisturbate per la città? Perché queste pubblicità, del tutto simili alle opere della GAGON, non rientrano nel genere? Per fare un esempio: ricordate uno spot di qualche anno fa, dove il nostro prode Gianluigi Buffon tranquillizza con la sua carismatica presenza (e gli accessori di una nota marca di prodotti sportivi) una gigantesca e imbizzarrita modella seminuda, che sfascia con i suoi occhi dai raggi laser edifici e quant’altro? Ecco, quello era un esempio italiota delle pubblicità che impazzano sui tubi catodici nipponici.
Se Crush by Venus può essere definito “pornografico”, è soprattutto per certi aspetti profondi che condivide con il genere: dal piacere di una visione voyeristica e feticista, alla riduzione al grado zero della narrazione, mero preludio all’azione; dall’iperrealismo delle immagini in contrasto con l’improbabilità della situazione ritratta, al fatto che la pornografia induce a guardare ciò che convenzionalmente è proibito alla visione. E’ principalmente con quest’ultimo punto, e specialmente all’interno della cultura giapponese, basata sull’ordine espresso e rigidamente imposto come primo valore nazionale, che permette di iscrivere Crush by Venus nell’immaginario pornografico. Fin dal dopoguerra, con i monster-movie di Godzilla e i suoi amici mostri, il popolo giapponese pare provare un perverso piacere sadomasochista nella visione della distruzione delle proprie istituzioni e moderne costruzioni, sinonimo del rifiuto delle tante rigide leggi restrittive che li accompagnano ogni giorno. Uno sfogo artistico che la GAGON fonde con alcuni dei più comuni e diffusi feticismi, da quello dei piedi ai vari costumi indossati dalle protagoniste, che ricordano ora i manga ora le divise scolastiche ora le varie uniformi lavorative, da quelle delle segretarie a quelle delle infermiere, e che sicuramente sono alla base del successo commerciale della serie Crush by Venus.
Certo è che parlare di città distrutte a poche settimane dal devastante tsunami che ha colpito il Giappone potrebbe risultare di cattivo gusto: la relazione della dott.sa Sangalli, di profonda sensibilità, non approfondisce, come era previsto dalla stessa relatrice, l’aspetto del “piacere della distruzione” insito nel crush fetish di matrice nipponica, e lascia aperte ancora molte strade di discussione e approfondimento. Una scelta estremamente condivisibile, in attesa che il tempo lenisca il dolore e che gli operosi giapponesi ricostruiscano quanto perso.

Mattia Filigoi, Andrea Moschioni Fioretti

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