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Il marchese del grillo

sabato 24 Luglio, 2021 | di Edoardo Peretti
Il marchese del grillo
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SPQR, Solo Preti Qui Regnano
Onofrio del Grillo è un marchese, esponente della nobiltà papalina nella Roma di inizio XIX secolo minacciata dall’arrivo dei francesi e soprattutto dagli ideali che i napoleonici rappresentano. La vita del nobile è all’insegna della continua burla e di una costante e irriverente recita. Lo scherzo e la beffa perenni gli permettono sia di vivere ogni aspetto della realtà della città – rompe per esempio i confini tra plebe e nobiltà giocando sulla sua somiglianza con un umile carbonaio e ha per amico un prete diventato brigante – sia di osservare con una certa fatalistica consapevolezza i mutamenti storici in agguato.

“Sor Marchese, è l’ora” è l’esortazione che Gasperino, il malcapitato carbonaio sosia del marchese Onofrio del Grillo, si sente dire al momento di salire sul patibolo, ed è anche l’epitaffio scritto sulla tomba di Alberto Sordi. Un indizio significativo di quanto il nobile buontempone sia tra le maschere più conosciute e celebri della lunga carriera dell’attore romano.

Sordi, probabilmente, col marchese ha anche donato l’ultima sua interpretazione davvero efficace, divertente e incisiva prima di un autunno della carriera all’insegna della ripetizione sempre più stanca di gesti, facce, comportamenti e, nei suoi film da regista, pure di un certo tradizionalismo qualunquista e un po’ moralista. Il Marchese del Grillo è infatti più un film di Alberto Sordi che di Mario Monicelli. Il regista mette al servizio del protagonista e mattatore tutto il suo mestiere e determinate caratteristiche del suo cinema: l’atmosfera malinconica di fondo, la rilettura picaresca della storia e la burla come strumento per esorcizzare le inquietudini dell’esistenza. Onofrio del Grillo può sembrare una maschera più fine a se stessa rispetto agli innumerevoli ritratti dell’homus italicus tratteggiati dall’attore e immersi, che fossero più al vetriolo o più accondiscendenti, nell’attualità dei tempi; può sembrare, e certamente lo è, principalmente un omaggio alla guasconeria e al fatalismo burlesco tipico della romanità e della sua storia, e quindi in qualche modo al “romanismo” che di Alberto Sordi è sempre stato una delle caratteristiche essenziali. Del resto, il protagonista è ispirato ad un nobile del XIX secolo realmente esistito che nella mitologia popolare della città eterna è diventato famoso proprio per la sua irriverenza e i suoi scherzi, alcuni dei quali – la vicenda dell’artigiano ebreo e della campane che suonano a morto – pescati dal film nelle testimonianze del tempo.

La celebre frase “Io so’ io e voi nun siete un cazzo” arriva invece dal sonetto Li soprani der monno vecchio di Giuseppe Gioacchino Belli, il cantore per eccellenza della Roma papalina e ritrattista di una commedia umana in cui convivevano satira e farsa, critica irriverente e accettazione fatalista, volgarità e acume, divertimento e cupezza. Il Belli e le sue atmosfere riecheggiano nel film di Monicelli che, pur essendo di fondo una commedia senza pretese satiriche o di costume che vadano oltre l’immediatezza della superficie, non manca di riferimenti colti e di precisione nel restituire il contesto storico.

A livello esteriore del paesaggio urbano e rurale, la scenografia e la fotografia ricordano gli acquerelli di Ettore Roesler Franz e della sua Roma sparita, quanto a livello meno immediato il film fotografa con precisione i primi sintomi della fine dell’ancien régime nel contesto per eccellenza immobile del potere temporale dei Papi. I primi segnali di una lentissima trasformazione che hanno trovato ottimo terreno per esprimersi nell’arte di arrangiarsi e del “Franza o Spagna purché se magna” propria della maschera Sordi e in un personaggio come quello del marchese sì guascone e cialtrone, ma anche con la consapevolezza fatalista di cambiamenti ormai inevitabili espressa attraverso il distacco della burla.

In questa divertente farsa un po’ malinconica che può funzionare come racconto e divulgazione storica, fondamentali, oltre ad Alberto Sordi, sono anche gli ottimi Flavio Bucci nel ruolo iconico del prete brigante Don Bastiano e Paolo Stoppa nei panni di Papa Pio VII.

  • Regia: Mario Monicelli
  • Soggetto: Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Mario Monicelli, Tullio Pinelli, Bernardino Zapponi
  • Sceneggiatura: Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Mario Monicelli, Tullio Pinelli, Alberto Sordi
  • Fotografia: Sergio D’Offizi
  • Montaggio:Ruggero Mastroianni
  • Scenografia: Lorenzo Baraldi
  • Costumi: Gianna Gissi
  • Musiche: Nicola Piovani
  • Produzione: Opera Film Produzione, Gaumont
  • Distribuzione: Gaumont
  • Origine: Italia/Francia 1981
  • Durata: 127’
  • Premi: Festival di Berlino (1982) Orso d’Argento alla miglior regia; David di Donatello (1982) Miglior scenografo (Lorenzo Baraldi), Miglior costumista (Gianna Gissi)
  • Protagonista: Alberto Sordi (Marchese Onofrio del Grillo/Gasperino)
  • Interpreti: Paolo Stoppa (Papa Pio VII), Flavio Bucci (Don Bastiano), Carolin Berg (Olimpia Martin), Riccardo Billi (Aronne Piperno), Giorgio Gobbi (Ricciotto), Elisa Mainardi (Moglie di Gasperino), Isabella De Bernardi (Figlia di Gasperino), Leopoldo Trieste (Don Sabino), Isabelle Linnartz (Genuflessa), Pietro Tordi (Terenzio Del Grillo), Elena Daskowa Valenzano (Marchesa del Grillo), Marc Porel (Capitano Blanchard), Cochi Ponzoni (Conte Rambaldo), Marina Confalone (Camilla Del Grillo)

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