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IDFA 2015 – 28° International Documentary Film Festival

giovedì 26 Novembre, 2015 | di Nicole Braida
IDFA 2015 – 28° International Documentary Film Festival
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28° IDFA – International Documentary Film Festival Amsterdam, 18-29 novembre 2015, Amsterdam

Seamless Reality
L’annuale conferenza organizzata dal Festival Internazionale del Documentario di Amsterdam dedicata alle pratiche interattive ha visto quest’anno il trionfo delle applicazioni per la realtà virtuale. Con una novità importante: la sua diffusione ad un pubblico sempre più ampio.

I nuovi Google Cardboard, ossia i visori per VR in cartone distribuiti ad un prezzo inferiore ai 20 euro da Google, sono uno dei gadget che gli abbonati del New York Times Magazine si sono visti spedire direttamente a casa, tutto questo perchè da poco è nata un’applicazione gratuita (la NYTVR) che offre brevi documentari in versione immersiva. mediacritica_international_documentary_film_festival_290A sviluppare i contenuti di Displaced (tre racconti di bambini, profughi a causa di conflitti nel loro Paese) sono stati alcuni dei creativi di VRSE (anch’essi forniscono una app gratuita) tra i quali Chris Milk, già noto come regista di video musicali. Gabo Arora, consulente per le nazioni unite e filmmaker, ha presentato ad Amsterdam le loro ultime produzioni: Waves of Grace, storia di una sopravissuta all’epidemia di Ebola e Clouds over Sidra, che racconta brevemente la giornata di una rifugiata siriana in un campo profughi in Giordania, entrambe opere co-finanziate da UNHCR. Negli spazi del centro Brakke Grond di Amsterdam, dove la conferenza ha avuto luogo, sono stati esposti alcuni dei lavori multimediali: la maggior parte documentari interattivi pensati per il web o applicazioni per VR. Estremamente interessante il lavoro del fotografo Karim Ben Khelifa, ora artista in residenza al MIT Media Lab di Boston, che sta sperimentando la realtà virtuale per raccontare il conflitto israelo-palestinese. Enemy, pensato per visori Oculus Rift, permette allo user di avvicinarsi e ascoltare i racconti di autentici (ma ricostruiti digitalmente per interagire) combattenti israeliani e palestinesi posti emblematicamente uno di fronte all’altro. Una artista isrealiana, Ziv Schneider, ha invece presentato il suo lavoro per VR, finanziato dall’ Economist Media Lab, che ha l’intenzione di far rivivere opere e manufatti d’arte antica e moderna andati perduti. The Museum of Stolen Art ricrea degli ambienti dove è possibile vedere dipinti rubati o andati distrutti, mentre l’applicazione RecoVR Mosul (che era fruibile al pubblico anche nella showroom dell’IDFA), parte di Project Mosul, è un progetto che attraverso il crowd-sourcing di immagini vuole ricostruire (grazie all’uso della fotogrammetria) gli spazi e i manufatti del Museo di Mosul, distrutto dall’ ISIS nel 2015. L’applicazione per la realtà virtuale vuole far rivivere i reperti e il museo stesso ricreandoli e rendedoli disponibili al visitatore virtuale. Tra i progetti presentati alla conferenza anche alcuni progetti di documentari “non-lineari”, tra i quali le struggenti storie di rifugiati raccolte in Life on Hold, webdoc prodotto da Al Jazeera, il documentario “personalizzato” Do Not Track, una co-produzione internazionale, che sfrutta la tecnologia di cookies e tracking per spiegare come ogni giorno gli utenti di internet siano fonte di reddito per alcune aziende, che usano i dati che inconsapevolmente o quasi questi condividono (ne avevamo già parlato qui). Tra gli artisti presenti anche Katerina Cizek, artista in-residence al National Film Board of Canada, che come parte del suo progetto sulla vita nelle metropoli Highrise (di cui fanno parte cinque diversi documentari interattivi) ha illustrato The Universe Within: anch’esso fa uso del tracking di dati ma lo traspone nell’esperienza che ognuno di noi ha con il web, come luogo di incontro e comunicazione. Tra le applicazioni di realtà virtuale presentate, alcune fanno uso del “poligon based VR”(le immagini sono scannerizzate e ricostruite digitalmente, anziché essere filmate con delle camere a 360°), tra queste DMZ: Memories of No Man’s Land, che vi invita ad esplorare il territorio tra Nord Corea e Sud Corea, presto disponibile se avete dei Samsung Gear. Il futuro del documentario si fa evidentemente più immersivo, più personalizzato. Per credere bisogna “toccare con mano”, dunque rendere l’esperienza più palpabile, più vicina al mondo che abitiamo. Di certo per coinvolgere lo spettatore la realtà virtuale non si prefigge più soltanto di mostrare: questo nuovo mondo audiovisivo non fa solo vedere, ma incita a scoprire ed esplorare.

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