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Sully

sabato 3 dicembre, 2016 | di Vincenzo Palermo
Sully
In sala
24
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Voto autore:

A misura d’uomo
Il 15 gennaio 2009, partito da LaGuardia e diretto a Charlotte sul volo della US Airways con 155 passeggeri a bordo, il pilota Chesley Sullenberger effettua un atterraggio d’emergenza sul fiume Hudson evitando un disastro aereo annunciato. Nessun morto. Sette anni più tardi la sua storia rivive grazie a Clint Eastwood che realizza una parabola umanista innervata di sobrietà scenica e lucidità di contenuto.

Sully, opera dal forte impatto civile, evita la trappola dell’esasperazione bulimica e del tono apocalittico (non un disaster movie, né un film giudiziario), per virare sull’esaltazione del capitale umano che, a partire dal singolo, sceglie la via perigliosa ma esemplare dell’autodeterminazione del sé. Siamo di fonte ad una codificazione in immagini che, senza (s)cadere nell’operazione-tributo,mediacritica_sully_290 riflette sulla figura di spicco nell’immaginario collettivo americano: l’eroe nazionale contro il sistema. Guidato da un’idea di cinema “umano, troppo umano” in grado di raggiungere la perfezione della messa in scena, Eastwood riesce a creare un miracoloso equilibrio stilistico che non lascia spazio a scompensi narrativi, né a letture forzate, organizzando il racconto su blocchi temporali a sé stanti, tra flashback e allucinazioni post-traumatiche. E sta in equilibrio, proprio come il velivolo che, dopo l’incredibile ammaraggio, rimane sospeso sull’Hudson mentre offre le sue ali protettive come ancore di salvezza ai viaggiatori. Insomma, ciò che rende veramente speciale Sully – diminutivo dell’ingombrante Sullenberger – è il fatto di essere una pellicola-manifesto tanto concettuale quanto illuminata e consapevole, da cui è possibile ricavare significati metaforici e altri più aderenti ad un asciutto realismo. A chi lo vorrebbe trumpiano a tutti i costi, il regista oppone alla verticalità dei muri divisori l’orizzontalità delle ali dell’aereo su cui sono abbarbicate le persone; mentre, leggendolo fuor di metafora sul volto di Tom Hanks, con baffi e sguardo compassato, il film sovrappone, alle logiche utilitaristiche dell’agenzia federale che deve accertare il corretto operato del pilota, un antropocentrismo che svela empatia, senso di responsabilità e fallibilità tenace. Ancora una volta un eroe del quotidiano che pianifica la salvezza degli altri con perseveranza, bersagliato in seguito dai media e da una legge che lo ritiene colpevole di avere messo a repentaglio la vita dei passeggeri senza attenersi alle procedure protocollari. Il “mondo perfetto” di Clint accoglie e non divide, e le azioni dei suoi eroi, dal “falso movimento” di Kovalski che mima lo sparo al salvataggio del working class hero dei cieli, incitano a preservare un’umanità fragile ma consapevole, in bilico tra le falle di un sistema, quello sì, a rischio continuo di naufragio.

Sully [Id., USA 2016] REGIA Clint Eastwood.
CAST Tom Hanks, Aaron Eckhart, Laura Linney, Anna Gunn, Autumn Reeser.
SCENEGGIATURA Todd Komarnicki (tratta dall’autobiografia Highest Duty: My Search for What Really Matters di Chesley Sullenberger e Jeffrey Zaslow). FOTOGRAFIA Tom Stern. MUSICHE Christian Jacob, The Tierney Sutton Band.
Drammatico/Biografico, durata 95 minuti.

Sully
3.9 93 78.71%

24 Comments

  1. Anonimo says:

    Un film perfetto, con un cast superlativo, e una forza e una messa in scena pari a quella di un giovane regista al primo film. Voto 8

  2. Moschio says:

    Un film perfetto, con un cast superlativo, e una forza e una messa in scena pari a quella di un giovane regista al primo film. Voto 8
    P.S. avevo dimenticato la firma :-)

  3. Baracus says:

    Un film notevole, molto americano, molto eastwoodiano. Che trova pure dei detrattori, e io mi domando davvero cosa abbiano mai visto…

  4. brics says:

    Tranquillizzo sul fatto che i detrattori hanno visto e conoscono anche dell’ottimo cinema.

    È molto Eastwoodiano se pensiamo all’ultimo Eastwood. Non mi risulta che ai tempi de Gli spietati e Mystic River fosse specializzato in apologie.

    Se questo film è valutato 5/5, i film citati sopra, o anche Million Dollar Baby o Gran Torino quanto? Fuori scala? O sono tutti capolavori allo stesso modo?

    Pure io mi domando “cos’abbiano mai visto”

  5. Frances says:

    Eastwood è notoriamente trumpiano, non è carino negargli questa palese e leggittima scelta di campo.
    Se poi gli aerei ai lati hanno delle ali orizzontali e non dei muri verticali, non è una scelta di Eastwood, ma semmai di chi ha inventato la forma degli aerei stessi.

  6. Carol87 says:

    Una recensione davvero ispirata, complimenti!

  7. Flugs says:

    Lettura parecchio interessante. Consiglio a chiunque legga con superficialità, di staccarsi, quando la scrittura lo richiede, dal senso letterale.

  8. Ripley says:

    Mi piacerebbe leggere le vostre recensioni sulle fanpage dei film. Perché ci piazzano solo quelle (a volte improbabili) di repubblica, il fatto q. Ecc ecc e non le vostre? Occhio, uffici stampa, occhio alle testate che valgono!

  9. Mosley says:

    Che filmone allucinante!!!!#

  10. Antonio says:

    Ma “Flight” di Zemeckis?

  11. Mustache says:

    Ho letto tante recensioni, la vostra condensa in poche righe il pensiero e l’idea che sta dentro (dietro, intorno) al regista. Un film-mondo che nella sua semplicità esemplifica un modello sociale di riferimento, una coordinata politica (assolutamente anti trump, infatti il regista ha votato CONTRO Clinton, non per trump). Credo sia giusta la metafora muro/ala, è chiaramente una lettura riferita ad una visione di inclusione sociale, non di divis. Continuerò a seguirvi

  12. Cave canem says:

    5 è il voto piu giusto. Eastwood non realizza opere minori, solo capolavori

  13. Pierpaolo says:

    Comunque complimenti ai redattori perché avete coperto, con recensioni eccezionali come questa, quasi tutti i film di punta della stag e quelli piu underground. Bravi tutti, spargero’ la voce ai miei colleghi cinefili. Tutti dovrebbero leggere e documentarsi su testate specializzate come mediacritica.

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