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Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

mercoledì 5 Settembre, 2012 | di Alex Tribelli
Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto
Festival
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Speciale 69a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

VENEZIA CLASSICI
Il potere al di sopra di ogni sospetto
Tra gli anni Sessanta e i Settanta, grazie a registi come Rosi e Petri, emerse quello che è comunemente definito “cinema politico” e di “denuncia sociale”, in linea con i tragici avvenimenti e gli scandali che dilagavano nel nostro Paese. Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Petri, ancor oggi attuale, ne è uno dei migliori esempi.

Interpretato da Gian Maria Volonté, attore simbolo di questo tipo di cinema, narra di come il capo della sezione omicidi di Roma – di cui non è mai rivelato il nome – commetta un omicidio convinto che la sua posizione lo renda insospettabile. Pur lasciando innumerevoli prove non viene accusato, perciò non gli resta altro che auto-incriminarsi. Indagine è grottesco e pervaso di dinamismo, dalla struttura narrativa frammentata in numerosi flashback ai veloci movimenti di macchina, con un montaggio a volte discontinuo scandito dalle celebri note di Ennio Morricone che rendono la pellicola sottilmente inquietante. La figura di un funzionario di Stato che dovrebbe rappresentare ordine, sicurezza e giustizia in realtà non è altro che quella di un perverso assassino che sfrutta la propria posizione per esercitare ogni tipo di potere, sia sui colleghi sia su tutti coloro che si oppongono al sistema costituito. “Repressione è civiltà!” è la frase con cui conclude il suo lungo discorso dopo aver ottenuto la promozione a capo dell’ufficio politico. E contemporaneamente vuole dimostrare a se stesso e al mondo che è intoccabile, che – anche se si macchia palesemente di omicidio – rimane insospettabile. È l’emblema di tutti coloro che detengono il potere con tutti i diritti che vogliono, anche quello di uccidere perché nessuno si sognerebbe mai di sospettare di uomini che ricoprono cariche così importanti. Nemmeno di fronte all’evidenza il malcapitato cittadino al quale l’ispettore rivela di essere un assassino ha il coraggio di accusarlo una volta saputo che è un potente funzionario statale, anzi si convince di aver sbagliato persona. E che dire della polizia incapace di condurre un’indagine apparentemente semplice? La scena del crimine è ricolma di prove schiaccianti che conducono all’assassino, ma più volte gli investigatori ripetono che è impossibile, che non può essere stato l’ispettore perché lui non c’entra, perché è un’autorità. Solo una confessione scritta (forse) riesce a incriminare l’insospettabile funzionario. Il film uscì in uno dei periodi più bui della storia italiana recente, pieno di scandali, istituzioni inefficienti e fatti di cronaca nera spesso a sfondo politico ancora oggi mai chiariti. Il cinema, grazie a questo film e a molti altri, se ne è occupato contribuendo a far luce sugli avvenimenti e a mobilitare l’opinione pubblica, perché è questa una delle funzioni essenziali che il cinema dovrebbe svolgere. Oggi la situazione italiana non è certamente cambiata, forse è addirittura peggiorata. Eppure, quel cinema che ha contribuito a rendere grande la nostra cinematografia, salvo qualche raro caso, sembra essere scomparso.

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto [Italia 1970] REGIA Elio Petri.
CAST Gian Maria Volonté, Florinda Bolkan, Salvo Randone, Gianni Santuccio.
SCENEGGIATURA Elio Petri, Ugo Pirro. FOTOGRAFIA Luigi Kuveiller. MUSICHE Ennio Morricone.
Drammatico, durata 112 minuti.

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