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La fine del mondo

sabato 28 Settembre, 2013 | di Edoardo Peretti
La fine del mondo
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Until the Bitter End… or the Lager End
Dopo il sottovalutato Scott Pilgrim vs The world, ancora oggi uno dei più riusciti e originali incontri tra cinema e linguaggio del fumetto, Edgar Wright torna negli ambienti a lui più familiari: il divertito e divertente cazzeggio nei luoghi più tipici della terra d’Albione, interrotto dall’arrivo di creature minacciose provenienti direttamente da situazioni dell’horror e della fantascienza.

Lo fa ancora una volta con invidiabile arguzia e ironia, con acuta comicità, senza prendersi troppo sul serio ma riuscendo a lasciare incisive unghiate: La fine del mondo è il terzo capitolo della cosiddetta “trilogia del cornetto” (per la ricorrente presenza del celebre gelato Algida),mediacritica_la_fine_del_mondo e come gli altri due episodi è stato partorito dalle menti del regista e di Simon Pegg, attore protagonista, sceneggiatore e produttore. In questo film la minaccia non è rappresentata dal probabilmente immangiabile cornetto alla menta che compare nel film, ma da alieni che sostituiscono l’uomo con dei replicanti robot, nell’obiettivo di conquistare la terra e instaurare un regno d’ordine e di disciplina conformista. Ad accorgersene, un gruppo di cinque amici ritrovatisi per replicare la notte alcolica con cui avevano salutato l’adolescenza: quattro di loro sono maturati, mentre il leader del gruppo – King Gary – è rimasto con la testa e col cuore a quella serata. Combattendo l’invasione dei replicanti, i cinque fanno il punto sulle loro vite, avviano più o meno espliciti processi di catarsi e rileggono le loro amicizie.
Come negli zombie de La notte dei morti dementi e come nella setta di Hot Fuzz, i comportamenti e gli atteggiamenti degli invasori non sembrano differenti da quelli degli umani: la constatazione di questo conformismo diffuso diventa quindi il fulcro tematico della trilogia, trattato però con l’acuta comicità che ha come primo obiettivo – senza esagerare in sovra-interpretazioni – quello di divertire con la sua “cazzoneria” (passatemi il termine), capace però anche di regalare momenti e battute leggibili a più livelli. In questo modo, la trilogia di Wright e di Pegg mostra di avere tutte le carte in regola per iscriversi nella nobile tradizione delle commedie e dei film comici capaci di intercettare e di fare filtro alla tragedia e all’amarezza. Inoltre, il regista sembra suggerire che il segreto della felicità sia trovare il giusto compromesso tra la responsabile maturità rappresentata dai quattro amici e l’eterna e adolescente voglia di divertirsi di King Gary. Leggermente didascalico nel finale, cosa che lo pone pochi gradini sotto soprattutto a La notte dei morti dementi, La fine del mondo merita che si vada al pub di fiducia e si beva una birra alla sua salute.

La fine del mondo [The World’s End, UK 2013] REGIA Edgar Wright.
CAST Simon Pegg, Nick Frost, Martin Freeman, Paddy Considine, Eddie Marsan, Rosamunde Pike, Pierce Brosnan.
SCENEGGIATURA Simon Pegg, Edgar Wright. FOTOGRAFIA Bill Pope. MUSICHE Steven Price.
Commedia, durata 109 minuti.

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