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La grande scommessa

sabato 9 Gennaio, 2016 | di Massimo Padoin
La grande scommessa
In sala
5
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Il dito, la luna e lo stupido
Come spiegare al vasto pubblico concetti finanziari specifici? Cose strane come mutui subprime, CDO (obbligazioni di debito collaterizzate) e pacchetti finanziari definiti AAA dalle agenzie di rating quando in realtà contengono titoli BBB?

La grande scommessa parte proprio da questo punto: raccontare le cause dell’apocalisse finanziaria del 2008 senza però soffermarsi nel documentare seriosamente i singoli eventi e concetti, ma utilizzando di fatto l’ironia e un’autoironia metacinematografica. mediacritica_la_grande_scommessa_290Ecco allora comparire Margot Robbie e Selena Gomez, comparse che interpretano se stesse, a illustrarci tali concetti, e sentire uno dei tanti protagonisti (Ryan Gosling) rivolgersi direttamente al pubblico, in modo sornione e didattico, per raccontare la cronologia degli eventi. La grande scommessa gioca con verve con questi elementi, riuscendo ad accompagnare per mano lo spettatore nel bel mezzo di un vortice che, per chi non s’intende di finanza, difficilmente sarebbe stato comprensibile. Attraverso la vera storia di un gruppo di insider che prima di tutti – già dal 2006 – predissero il collasso del mercato immobiliare statunitense (all’epoca il più stabile e fondamento del sistema economico USA), scommettendoci sostanzialmente contro. Una pazzia in fondo: come pensare che milioni di persone e famiglie improvvisamente smettessero di pagare il mutuo? Beh, se i mutui emessi dalle banche erano letteralmente merda, senza nessuna garanzia sul loro estinguersi perché nessuno controllava, insomma il “patatrac” era davvero dietro l’angolo. La pellicola di Adam McKay superficialmente sembra essere una film che accompagna lo spettatore a guardare la luna e non il dito, districandosi in mezzo un labirinto di termini e concetti che volutamente sono stati concepiti per essere ingannatori e anche fraudolenti. Ma ciò che in realtà, gustosamente, mostra è come i veri stupidi non sono le persone, vittime di questo sistema, ma chi l’ha concepito e alimentato fino al collasso. Stupidi, letteralmente idioti, che ammettono senza imbarazzo il loro operato: banchieri, trader finanziari e agenzie di rating, che hanno gonfiato una bolla economica dalle proporzioni globali. La grande scommessa è un’opera che a fronte di un grosso coinvolgimento del miglior establishment hollywoodiano, quattro star di prim’ordine e numerosi attori di fama a contorno, si lascia godere per la sua limpida chiarezza e trasparente intenzionalità. Narrativamente carico ma al contempo raffinato, il lavoro di McKay illustra limpidamente le cause dello sconvolgimento della nostra economia. Perché se da quel 2008 milioni di persone hanno perso casa e lavoro la causa è proprio l’imbecillità di una categoria che, convinta di guardare alla luna del facile guadagno capitalistico, in realtà osservava il dito che indirizzava al più grande disastro finanziario del mondo moderno.

La grande scommessa [The Big Short, USA 2015] REGIA Adam McKay.
CAST Christian Bale, Steve Carrell, Ryan Gosling, Brad Pitt.
SCENEGGIATURA Adam McKay, Charles Randolph. FOTOGRAFIA Barry Ackroyd. MUSICHE Nicholas Britell.
Commedia/Drammatico, durata 130 minuti.

5 Comments

  1. Anonimo says:

    Ammetto che ho fatto difficoltà a capire alcuni passaggi, ma è comunque un grandissimo film, sopratutto per interpreti e regia.

  2. Liz says:

    Visto ieri e molto apprezzato. Carrel meraviglioso 🙂

  3. Pingback: La Top Ten Mediacritica 2016 - Mediacritica – Un progetto di critica cinematografica

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