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Spectre

sabato 7 Novembre, 2015 | di Luca Giagnorio
Spectre
In sala
6
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Voto autore:

SPECIALE BOND, JAMES BOND
Licenza di non uccidere
Le Chiffre, Dominic Greene, Mr. White, Silva, gli antagonisti dell’agente segreto più cool e meno disciplinato d’Inghilterra nei tre film precedenti, facevano parte di una misteriosa organizzazione terroristica, la Spectre, guidata da un ancor più misterioso capo. 007, arrivato a scoprire l’esistenza di questa “piramide del male” cercherà di distruggerne la mente suprema.

A rigor di trama Spectre sembra il capitolo conclusivo della saga del James Bond di Daniel Craig, sia per i rimandi ai vecchi personaggi sia per i collegamenti narrativi ai precedenti film, anche se il finale lascia aperta una possibile continuazione (Craig è pur sempre sotto contratto per un quinto film). mediacritica_spectre_290Di certo le aspettative erano alte sulla scia del successo planetario, di pubblico e critica, di Skyfall e le premesse altrettanto buone, confermati Sam Mendes alla regia e lo stesso gruppo di sceneggiatori e aggiungendo al cast un attore di razza come Christoph Waltz e due Bond girl anomale per età, Monica Bellucci, e per curriculum cinematografico, Léa Seydoux. Eppure nonostante Daniel Craig, ormai perfettamente calato nella parte che fu di Sean Connery e Roger Moore, offra la solita interpretazione generosa e muscolare, qualcosa non torna: l’accentuata vena autoironica di Skyfall, a sottolineare l’invecchiamento di Bond e i suoi problemi di mira e di alcol, manca in Spectre dove 007 torna a essere fumettisticamente infallibile; la presenza di una nuova Bond Girl, Madeleine Swann, con un ruolo importante nella storia e non solo nel letto di James – aspetto sulla carta positivo – finisce invece, con il suo nome dagli echi proustiani, per appesantire la parte centrale del film dove il ritmo cala e i siparietti sentimentali non sono particolarmente ispirati; Christoph Waltz è stretto in un personaggio di super cattivo senza troppo spessore a cui però sorprendentemente non riesce a donare il solito fascino luciferino perdendo il confronto con il folle, deforme, effeminato Raoul Silva di Javier Bardem; infine non convincono troppo né la sottotrama con protagonisti M e C, nuovo capo dei servizi segreti che vuole pensionare il programma 00 per affidarsi ai droni, né il breve passato “da fratelli” di Bond e di Oberhauser, un escamotage per dare profondità al rapporto tra eroe e antagonista un po’ artefatto rispetto a Skyfall, dove 007 e Silva erano, loro sì, fratelli d’adozione di una madre atipica, Judi Dench/M, verso la quale i sentimenti opposti di odio e amore si fondevano indissolubilmente. La confezione invece è ineccepibile: dalla fotografia luminosa e dai riflessi ocra di Van Hoytema, a un Sam Mendes sempre più a suo agio nelle scene d’azione, dalla lotta corpo a corpo in treno allo scontro tra aeroplano e jeep fra le nevi austriache, con l’apice nel notevole piano sequenza che apre il film a Città del Messico, seguito poi da una scena adrenalinica e spettacolare, un autentico pezzo di bravura.

Spectre [id., Gran Bretagna/USA 2015] REGIA Sam Mendes.
CAST Daniel Craig, Christoph Waltz, Léa Seydoux, Ralph Fiennes, Monica Bellucci.
SCENEGGIATURA John Logan, Neal Purvis, Robert Wade, Jez Butterworth. FOTOGRAFIA Hoyte Van Hoytema. MUSICHE Thomas Newman.
Azione, durata 148 minuti.

6 Comments

  1. gigi says:

    a me ha dato molto fastidio la volontà di vendere dei prodotti. Orologi omega, vestiti che vengono mostrati come se fosse una sfilata di moda, cellulari da bond, e mete turistiche tra il vintage e nostalgia colonialista, alla pubblicità da Dolce E Gabbana. E poi l’idea del male che ritorna a essere un conflitto biblico tra fratelli. Boh

    • Luca G. says:

      Purtroppo il product placement è facile trovarlo in un franchise come quello di 007. Mi ricordo di una scena in Skyfall in cui Bond sul letto si gustava una birra tenendola in modo che si riconoscesse la marca (Heineken). D’altronde quando fai film da 250/300 milioni di dollari di budget qualunque contributo è bene accetto… poi comunque va tenuto presente che la saga di James Bond è da sempre legata a un marchio automobilistico come quello dell’Aston Martin che è ormai diventato tratto distintivo del personaggio.
      Per quanto riguarda vestiti alla moda e location esotiche anche questi sono tipici della saga, non si può certo imputarlo come un difetto di Spectre.

  2. Luca G. says:

    Per quanto riguarda il conflitto tra “fratelli”, non l’ho trovata un’idea particolarmente riuscita, come ho scritto nel pezzo.

  3. Marco C. says:

    Ho trovato particolarmente fastidioso, come segnalato nell’ articolo, questa infallibilità di Bond nei confronti degli antagonisti, pare quasi che i cattivi si mettano in fila per farsi colpire e vengano abbattuti con una facilità impressionante.
    Anche le scene d’azione sono passate dalle ottime e verosimili dei primi tre film a scontri improvvisati e fantasiosi degni dei peggiori film di Brosnan…. per me questa pellicola fa acqua da molte parti, voto personale 6 su 10

  4. Eugenio says:

    Condivido. Godibile per l’azione e la fotografia, ma decisamente bel un gradino sotto Skyfall. In particolare le scene di Roma: ci sono tanti cattivi cattivissimi ma il tutto si conclude in niente…

  5. Pingback: La Top Ten Mediacritica 2015 - Mediacritica – Un progetto di critica cinematografica

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