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Questi giorni

sabato 17 Settembre, 2016 | di Edoardo Peretti
Questi giorni
In sala
10
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Quei giorni
Giuseppe Piccioni ha spesso dimostrato di essere un regista capace di delineare con gentilezza e garbo figure solitarie, in particolare femminili, e in crisi, e di raccontare sentimenti e legami che in qualche modo diventano ancore di salvataggio, sempre in un’ottica consapevole e dichiarata di cinema medio, lontana sia dall’approccio melodrammatico più esplicito, sia dalle ambizioni autoriali un po’ esibite e posticce; si vedano quelli che probabilmente sono i suoi due film migliori, Fuori dal mondo e Giulia non esce la sera.

Il suo cinema posato ed intimista, a tratti gentilmente visionario e nei momenti migliori efficace ed empatico, era certamente parte di quel gruppo di opere detto “cinema neobaricco” o “midcult”, come preferite, ma allo stesso tempo si distingueva, nei film più riusciti come in quelli meno,mediacritica_questi_giorni_290 proprio per l’onestà – anche intellettuale – e la delicatezza dell’approccio che non sempre era ovvio trovare nelle fatiche dei suoi colleghi; diciamo che avrebbe meritato più lui di diventare alfiere di una certa concezione di cinema nostrano che gli Ozpetek o le Comencini, ma si sa che spesso la furbizia paga. Dispiace quindi che Questi giorni, una delle tre opere italiane selezionate per il concorso a Venezia, sia un film sbagliato sotto più punti di vista; è come se le qualità mostrate dal regista in molte sue opere precedenti siano qui state sostituite proprio dai difetti per i quali i “neobaricchi” sono stati spesso criticati. Il viaggio di formazione compiuto dalle quattro amiche adolescenti, tutte con problemi qui più frivoli e lì più gravi, ma ad ogni modo sempre seri, viene infatti raccontato con pomposità pseudo-autoriale posticcia e stonata, con dialoghi di un’innaturalezza a tratti incredibile (che, se volessimo essere cattivi, giustificherebbero il detto per cui certi sceneggiatori non escono di casa) e con personaggi che, quando non sono stereotipati, non diventano mai davvero credibili. Della leggerezza e del garbo, comunque efficaci, che avevano contraddistinto il tocco di Piccioni anche quando raccontava momenti drammatici non rimane quasi traccia, e a tratti pare che lo stesso regista sia consapevole del potenziale tracollo e cerchi di evitarlo con soluzioni stilistiche che però risultano ancor più posticce e stonate. A cosa può essere dovuta questa débacle? Probabilmente ha ragione Filippo Mazzarella quando, sul numero 36 di FilmTv, scrive che «la rilevanza culturale di quel cinema lì è terminata», e quando un immaginario cade e una stagione finisce, poco importa se uno si sia dimostrato un po’ più bravo, efficace e consapevole degli altri.

Questi giorni [Italia 2016] REGIA Giuseppe Piccioni.
CAST Maria Roveran, Marta Gastini, Laura Adriani, Caterina La Caselle, Margherita Buy, Filippo Timi.
SCENEGGIATURA Giuseppe Piccioni, Pierpaolo Pirone, Chiara Atalanta Ridolfi. FOTOGRAFIA Claudio Cofrancesco. MUSICHE Valerio C. Faggioni.
Drammatico, durata 120 minuti.

10 Comments

  1. Demolition Man says:

    Purtroppo c’è poco da dire, è un film oggettivamente brutto e ben poco presentabile in una selezione come quella veneziana. A me dispiace molto, c’è stato un periodo (a cavallo dei 2000) in cui ho riposto molte speranze sul cinema di Piccioni…

  2. Stefano says:

    Cari Peretti e Demolition man, non so che film abbiate visto, sicuramente riguardo a ” Questi giorni ” non ne azzeccate una. Il film è, a mio modesto avviso, uno dei migliori presentati a Venezia. Il mio commento è: Bellissimo.
    E’ profondo, coinvolgente ed emozionante. Ottima sceneggiatura, bellissima fotografia, musica azzeccata. Fa male sentire dei critici italiani così sprezzanti verso uno dei migliori film italiani degli ultimi anni. Ma chi vi paga…..?
    Andate cordialmente a quel paese.

    • Luca says:

      Gentile Stefano.

      Non ci paga proprio nessuno. Ergo le nostre opinioni critiche, condivisibili o meno, sono del tutto libere.
      E l’articolo mi pare tutto meno che sprezzante (rileggiti l’inizio), ma al contrario l’autore esprime un’opinione chiara e circostanziata.

    • Edoardo Peretti says:

      Caro Stefano, chi ci paga? semplice: nessuno. Non sono stato sprezzante, e penso che l’articolo lo dimostri senza bisogno di ribadirlo. Poi, non sarebbe una cattiva idea dissentire senza mettere in dubbio tra le righe la rettitudine intellettuale di chi scrive, ma vabbe’.
      Grazie per il cordiale invito! Ricambio dedicandoti una famosa canzone cantata da Alberto Sordi

    • Moschio says:

      “uno dei migliori film italiani degli ultimi anni” ??????? Stefano, Piccioni ha fatto di meglio pensa a “Giulia non esce la sera” per esempio. Poi non capisco una cosa: perchè dovremmo andare a quel paese? Solo perchè non la pensiamo come te? Magari ci pagassero…saremmo più di parte! Hai letto un po’ di nostre recensioni? Mi sembra che il pensiero critico sia a 360°, magari può non essere condiviso ma credimi è libero!
      Cordialmente ciao

  3. Demolition Man says:

    Ah ma allora non avevo capito io il film! Ora grazie al tuo “ottimo”, “bellissimo” e “azzeccato” commento mi è tutto più chiaro! Il mio commento è: grazie Stefano! Se mi lasci il tuo indirizzo ti invio un coinvolgente ed emozionante dizionario dei sinonimi

    • Andrea says:

      il tuo commento, demolition man, è invece stato illuminante. Credo che anche Piccioni, sapendo che hai nutrito speranze su di lui e che ti ha deluso, non riuscirà a riprendersi

      • Demolition Man says:

        Ma che sciocchezza Andrea… ho semplicemente espresso un’opinione. Cosa che Stefano non ha fatto, passando direttamente agli insulti. Il tuo invece come si può definire… ah sì: arrampicarsi sugli specchi. O dare fiato alla bocca tanto per fare. Boh, scegli tu. La mia resta un’opinione, condivisibile o meno.

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