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Il diritto di contare

sabato 11 Marzo, 2017 | di Juri Saitta
Il diritto di contare
In sala
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Tra Howard Hawks e Barack Obama
Dopo Moonlight e Barriere, esce nelle nostre sale un altro titolo sulla comunità afroamericana, Il diritto di contare, opera che narra la storia vera di tre donne nere che nel 1961 hanno fatto carriera alla NASA: Dorothy Vaughan come direttrice di gruppi di lavoro, Mary Jackson come ingegnere e Katherine Johnson come matematica.

Quest’ultima in particolare ha dovuto correggere ed eseguire dei calcoli utili a compiere alcune missioni spaziali, compito che ha svolto in un ambiente interamente bianco e maschile, e anche per questo avverso. Per raccontare tale vicenda, l’autore Theodore Melfi si affida a modalità narrative molto classiche e lineari, che sembrano in parte rifarsi al cinema di Howard Hawks, del quale riprende il mito del professionismo e la battaglia dei sessi. mediacritica_il_diritto_di_contare_290Infatti, se da un lato il film esalta le qualità lavorative delle protagoniste e si svolge quasi completamente in un contesto professionale altamente qualificato, dall’altro la storia di Katherine Jackson è quella tipicamente hawcksiana di una donna che entra in un gruppo di uomini tenendogli testa e scardinando i loro equilibri. Ma il film di Melfi non è un vero e proprio omaggio al cinema classico (come lo sono per esempio La La Land e Allied), perché qui i riferimenti ad Hawks sono indiretti, forse non del tutto voluti e, soprattutto, costituiscono soltanto la base di partenza per affrontare problematiche quali la segregazione e la determinazione individuale e collettiva. Qui le tre protagoniste sono vittime di una doppia discriminazione: razziale e sessuale, condizione che renderà ardua e difficile la loro ascesa professionale, conquistabile solo con la fermezza e l’intelligenza. Un’ascesa che sarà però significativa, non solo per le singole personalità, ma anche per la comunità afroamericana e per l’intero Paese: un messaggio al tempo stesso antidiscriminatorio, individualista e comunitario dal carattere obamiano, come sottolinea la canzone Able di Pharrell Williams (presente nella colonna sonora), che intona il “Yes We Can” della prima campagna presidenziale del politico democratico. Il diritto di contare sposa così il dinamismo di Hawks al cinema civile e progressista, in quello che però è un matrimonio riuscito solo in parte: se i momenti conflittuali sono dotati di ritmo e umorismo (grazie soprattutto all’ottimo cast e alle canzoni di Williams), le sequenze più intime e drammatiche risultano un po’ piatte e convenzionali, e rischiano così di minare l’andamento narrativo, a tratti un po’ altalenante. Limiti che non rovinano il discreto risultato complessivo, ma che lo rendono meno incisivo di quanto avrebbe potuto essere, relegando così l’opera nella massa di quei biopic ben confezionati ma non proprio indimenticabili.

Il diritto di contare [Hidden Figures, USA 2016] REGIA Theodore Melfi.
CAST Taraji P. Henson, Octavia Spencer, Janelle Monáe, Kevin Costner, Kirsten Dunst.
SCENEGGIATURA Theodore Melfi, Allison Schroeder. FOTOGRAFIA Mandy Walker. MUSICHE Pharrell Williams, Hans Zimmer.
Commedia/Biografico, durata 127 minuti.

2 Comments

  1. Yeah! says:

    Howard Hawks e Barack Obama nella stessa frase sembra l’inizio di una barzelletta; scherzi a parte, bella recensione, condivido

  2. Pingback: La Top Ten Mediacritica 2017 - Mediacritica – Un progetto di critica cinematografica

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