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Mustang

sabato 31 Ottobre, 2015 | di Vincenzo Palermo
Mustang
In sala
7
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Voto autore:

Sorelle di vita
Nello spazio-prigione di una casa in un remoto paesino turco cinque ragazze orfane vengono cresciute, allevate e poi “imprigionate” dalla nonna e dallo zio, aguzzini che trasformano la vitalità affettiva della famiglia in reclusione forzata.

L’apocalisse sul grande schermo – che sia causata da alieni, mostri, un futuro distopico che li contiene entrambi o semplicemente da un’emozione irripetibile – rappresenta il culmine dell’estasi cinematografica. L’effetto prodotto da Mustang, che ci racconta di cataclismi culturali attraverso un resoconto realistico e appassionato, è pari a quello di una vertigine sull’orlo dell’abisso. mediacritica_mustang_290Culturale e cosmopolita in questo caso, poiché l’opera prima della regista di Ankara Deniz Gamze Ergüven, scritta a quattro mani con la francese Alice Winocour, denuncia il maschilismo retrogrado in un paesino costiero lontano da Istanbul. Il sodalizio poetico franco-turco, scelto dai francesi per rappresentare il proprio paese nella corsa agli Oscar, rispecchia l’apertura europea nei confronti dello scacchiere orientale. Articolato come una fiaba de Le mille e una notte con tanto di carcerieri e donne che vivono e inventano storie (ma solo per se stesse), Mustang è puro cinema di denuncia sociale, ammorbidito dalla sensibilità di un’esordiente che cattura, con camera a mano mossa, acerbi grovigli di corpi femminili e sentimenti forti tra piccole donne affamate di vita e d’amore. Terra incantata di aedi e rapsodi, il paese della mezzaluna scopre così l’opprimente volto maschile contro cui si levano all’unisono le voci, i sussulti e i pianti di cinque sorelle adolescenti intrappolate in casa a seguito di uno “scandaloso” gioco con i compagni in riva al mare. Da questo momento in poi la dimora abitativa si trasforma in prigione e le ragazze sconteranno, tra umiliazioni e severe punizioni, colpe che non appartengono loro. C’è un “castello” che le tiene segregate, l’interdizione a qualsiasi “principe azzurro” voglia raggiungerle, un austero sorvegliante e un aiutante magico a cui delegare la salvezza. La dolorosa vicenda che sembra quasi inscritta in una cornice fiabesca di ascendenza mediorientale riesce, grazie alla raffinata e poco manichea visione femminile, a commuovere e nello stesso tempo a far sorridere con retrogusto amaro, muovendosi sul delicato equilibro fra tragedia e leggerezza sentimentale. La regia, rifinita ed elegante, sfida la censura e svela agli occhi occidentali il calvario quotidiano a cui è sottoposta l’altra metà del cielo. Il naturalismo limpido delle sequenze e le straordinarie performance delle attrici esaltano un “racconto a ostacoli” in cui le eroine, come le foglie di vite che circondano le barriere della casa-trappola, si arrampicano, strepitano e scalciano per respirare e conquistare la libertà negata.

Mustang [id., Francia/Germania/Turchia/Qatar 2015] REGIA Deniz Gamze Ergüven.
CAST Günes Sensoy, Doga Zeynep Doguslu, Elit Iscan, Tugba Sunguroglu, Ilayda Akdogan.
SCENEGGIATURA Deniz Gamze Ergüven, Alice Winocour. FOTOGRAFIA David Chizallet, Ersin Gök. MUSICHE Warren Ellis.
Drammatico, durata 94 minuti.

7 Comments

  1. Frances says:

    Io l’ho trovato un film fragilissimo narrativamente, piuttosto superficiale. Un’opera prima piena di ingenuità e con qualche caduta di stile: 1- lo zio che oltre a essere fondamentalista e rigido è anche – ci voleva proprio? Il personaggio non era già abbastanza negativo e credibile?- violentatore (di quante ragazze poi? Di una? Di tutte? Solo di quelle carine? Mah); 2- il suicidio totalmente immotivato e grossolano della sorella numero tre. Buttato lì come niente fosse, tra un biscotto e l’altro.
    Due sorelle in meno e raccontare meglio avrebbe giovato al film. O forse comunque no. Gran delusione.

    • Frances says:

      Due sorelle in meno avrebbero forse giovato al film, con la regista che avrebbe avuto modo di mettere a fuoco meglio meno personaggi ( rettifico l’ultima frase che mi è venuta fuori un po’ così)

      • Vins says:

        Ciao Frances!
        Sai, è proprio questa ingenuità, favolistica e crudele, che mi ha fatto amare il film al di là di presunte fragilità narrative…
        Piaccia o meno, rimane comunque un atto “filmico” di grande coraggio. Per me è già nella Top Ten 2015 🙂

        • Frances says:

          Ben più che presunte le fragilità, direi evidentissime. Poi se le ingenuità piacciono, bene, ma non in un film con una tematica come questa. Che affronti in modo superficiale e frettoloso suicidi, violenze e psicologia dei personaggi mi pare un dato di fatto. A meno che, dal momento che il punto di vista scelto è quello della bambina di casa, la regista si sia voluta uniformare in tutto e per tutto all’età della protagonista.

          • Vins says:

            le “ingenuità” piacciono proprio perché, come dicevi giustamente tu, è visto dalla sola prospettiva della bambina ed è quindi tutto letto attraverso quel filtro narrativo e quegli occhi ancora poco abituati all’oscurantismo turco. Secondo me il bello del film è proprio la capacità di saper radiografare un problema sessista e retrogrado come questo, attraverso un racconto-favola tutto al femminile. Dire che affronti in modo superficiale e frettoloso le tematiche mi pare un azzardo, dato che, molto semplicemente, è strutturato come un incubo lucido vissuto da una giovanissima

  2. Sensei says:

    Ma la candidatura all’Oscar del film da parte della Francia a cosa è dovuta? Dal fatto che i produttori sono francesi?

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