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American Pastoral

sabato 22 Ottobre, 2016 | di Michele Galardini
American Pastoral
In sala
6
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Voto autore:

Ba-ba-baciami piccina
Al 45° ritrovo degli allievi di una scuola superiore, lo scrittore Nathan Zuckerman incontra Jerry Levov il quale gli comunica la morte del fratello Seymour, soprannominato “lo svedese”. Atleta dotato, ebreo, uomo di bell’aspetto, erede di una grossa fabbrica di guanti, poi marito di miss New Jersey, egli aveva rappresentato per la comunità di Newark il simbolo di una vita felice, perfetta, che solo la figlia balbuziente Merry era riuscita a disintegrare.

Ho letto Pastorale Americana nel 2010. Come per molti altri libri ho ricordi vaghi legati agli eventi ma uno, in particolare, si è aggrappato ad uno degli ultimi neuroni rimasti svegli: è la scena centrale del romanzo che valse a Roth il Premio Pulitzer nel 1998. Merry ha circa 10 anni ed è innamorata del padre; sono seduti accanto sul furgone, mediacritica_american_pastoral_290lui le passa un mazzo di fiori e lei, balbettando, gli chiede di baciarla come bacerebbe la mamma; lei ha una spallina del vestito abbassata; lui si rifiuta e da quel momento accende una miccia che esploderà molti anni dopo, distruggendo vite innocenti. Questa scena torna più volte nel libro, aggiungendo sempre una coltellata nella schiena del lettore che vede, chiaramente, in Seymour la sineddoche delle grandi contraddizioni dell’America a cavallo fra anni ’60 e ’70. Ewan McGregor decide di giocarsela una sola volta, all’inizio, rispettandone i tempi, i movimenti, le parole, ma adulterandone completamente il senso all’interno dell’opera: un evento traumatico gigantesco si trasforma, così, in una sequenza di tentato incesto. Poi via, verso nuovi mondi: il Vietnam, la contestazione giovanile, l’odio razziale, Lyndon B. Johnson, il sesso occasionale. Difficile dire, con precisione, in quale momento il regista/interprete si sia reso conto di essere troppo piccolo rispetto all’opera che voleva riprodurre. Fatto sta che il suo film (lasciato col titolo originale per uno dei tanti casi di schizofrenia che affliggono la distribuzione italiana) è la mera riproposizione di eventi presenti nel libro: un lavoro filologico che, incapace di raccontare il crollo del sogno americano o di dirci qualcosa che vada oltre la semiotica di base, non ha alcuna ragione di esistere, oggi. Ogni cosa è illuminata fin dall’inizio, niente è lasciato al caso, l’empatia è una sconosciuta che nemmeno le lacrime del povero Ewan McGregor possono rendere accessibile. Merry cresce di 10 anni mentre i genitori non invecchiano: ecco il punto in cui il regista si è reso conto della grandezza del romanzo di Roth e, preso dallo sconforto, si è dimenticato di passare al trucco.

American Pastoral [id., USA 2016] REGIA Ewan McGregor.
CAST Ewan McGregor, Jennifer Connelly, Dakota Fanning, David Strathairn, Uzo Aduba. SCENEGGIATURA John Romano (tratta dal romanzo Pastorale Americana di Philip Roth). FOTOGRAFIA Martin Ruhe. MUSICHE Alexandre Desplat.
Drammatico, durata 126 minuti.

6 Comments

  1. Gimmi I. says:

    Ma vaaa, è davvero così una schifezza? Io dal trailer ci credevo tantissimo…

  2. Sensei says:

    Non sono stupito, data la grandezza del romanzo in questione. E McGregor è comunque un regista esordiente.
    Da Philip Roth hanno tratti vari rifacimenti cinematografici, sarà un caso che da “Pastorale Americana” (una volta tanto che potevano tradurlo in italiano senza problemi, mah) mai?

  3. Michele Galardini says:

    La scelta del titolo non tradotto, più ci penso e più non so darmi una risposta logica

  4. Spencer says:

    Visto ieri. Secondo me non è un film pessimo, anche se in effetti è molto illustrativo e non aggiunge niente al romanzo.
    Forse Sam Mendes sarebbe stato un regista più adatto, avrebbe realizzato un film migliore e più intenso, ma naturalmente è solo un’impressione.

  5. Moschio says:

    Visto ieri, il libro è chiaramente più incisivo e più profondo, ma mi aspettavo peggio…dai Michele 2 stellette 🙂

  6. Michele Galardini says:

    Beh dai, è puro didascalismo senza anima, un film vecchio di settant’anni, e poi McGregor non può fare ruoli drammatici!

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