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In questo numero

È solo la fine del mondo

sabato 10 Dicembre, 2016 | di Andrea Moschioni Fioretti
È solo la fine del mondo
In sala
26
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Voto autore:

Primi piani
Arriva – per la prima volta in contemporanea con quasi tutto il resto del mondo – nelle nostre sale Xavier Dolan, autore odiato/amato, pop e “chic”, che con È solo la fine del mondo aggiunge un altro importante tassello alla sua sorprendente carriera.

Dividendo, come del resto solo i grandi artisti, sia il pubblico che la critica, Dolan questa volta si cimenta nella trasposizione di un testo teatrale di Jean-Luc Lagarce che gioca con la componente claustrofobica degli interni degli immobili e degli animi dei personaggi. Tutto opprime e la verbosità alla fine non riesce a far uscire la verità: parlano troppo ma non dicono niente, non lesinano le emozioni ma allo stesso tempo le reprimono. mediacritica_e_solo_la_fine_del_mondo_290Antitesi che sembrano banali ma che invece sono il vero significato dell’opera. Dolan sguazza in questa incomunicabilità esaltando la potenza del mezzo cinema ancorato alla possibilità di “far vedere” i pensieri. Se il testo teatrale fa dell’immobilità della scena il punto di forza in cui le battute sono la vera azione, al cinema possiamo capire ciò che è rimosso e non si può esprimere con la parola. E così arrivano i ricordi d’infanzia, il primo amore evocato toccando il materasso in cui nasceva l’amore, le scene rubate dietro a dei vetri opachi. Si fatica a comprendere il perché sia stato fischiato e bistrattato dalla critica a Cannes (dove ha vinto invece il Gran Premio della Giuria): È solo la fine del mondo è un bignami del cinema dolaniano con la sua estetica da videoclip, la musica ad alto volume, l’omosessualità esposta e la figura della madre matrona. Anche qui la Martine di Nathalie Baye è il collante tra la confusione e la razionalità, tra il rapporto squilibrato dei figli, la sola che forse ha già capito ma che per rispetto e affetto non esprime i suoi dubbi. Una madre che non deve più essere uccisa (J’ai tué ma mère), non è una stralunata immatura (Les Amours imaginaires) non deve fare delle scelte funeste (Mommy), ma che cerca di amare tutti soltanto per salvare il salvabile. Struttura con uno schema drammatico con incipit, svolgimento e risoluzione, cadenzato da un ritmo opprimente che esplode nel bellissimo finale. Melò fatto di lacrime e sudore, confezionato con un vigoroso e strillato piglio critico: sull’istituzione della famiglia e sulla solitudine e l’autostima. Una prova sull’essenza del primo piano, esibito e completo. Un momento di autoanalisi per Dolan che non annoia, perché verosimile e identificante. Semplicemente un gran film.

È solo la fine del mondo [Juste la fin du monde, Canada/Francia 2016] REGIA Xavier Dolan.
CAST Gaspard Ulliel, Nathalie Baye, Léa Seydoux, Vincent Cassel, Marion Cotillard.
SCENEGGIATURA Xavier Dolan (tratta dall’omonima piéce teatrale di Jean-Luc Lagarce). FOTOGRAFIA André Turpin. MUSICHE Gabriel Yared.
Drammatico, durata 95 minuti.

26 Comments

  1. Ginevra says:

    Mah…Non mi è piaciuto proprio. L’ho trovato lezioso, inconsistente e pretenzioso. E’ come se Dolan avesse puntato tutto sull’artificio mettendo da parte la visceralità del suo cinema.

    • Moschio says:

      Ginevra, lezioso, inconsistente e pretenzioso: Dolan è così! Prendere o lasciare. Io l’ho trovato emozionante e viscerale come tutto il suo cinema. Secondo te cosa poteva migliorare? 🙂

      • Vins says:

        Verissimo quello che dici,il suo cinema è così, però anche io qui ho notato qualcosa di innaturale, di troppo costruito e poco spontaneo. Non so, è come se avesse voluto “costruire” anziché creare. Secondo me Mommy è pura creazione, “è solo la fine del mondo” è edificazione ridondante di contenuto. Insomma, non mi ha per nulla emOzionato, per quanto abbia ben compreso il suo intento. Sarà un problema mio, e comunque ho appreZzato molto la tua rilettura 🙂

      • Claude V. says:

        Se sei lezioso e pretenzioso come fai a emozionare?

        Se sei inconsistente non puoi essere viscerale. O l’uno o l’altro.

  2. Yeah! says:

    ci sono state sequenze che mi hanno emozionato, ma nel complesso anche io ho trovato che sia molto più artefatto e freddo dei suoi film precedenti; ho anche trovato troppo scolastica l’allegoria dell’uccellino

  3. Galadrums says:

    Tutte le volte che parlo di Dolan prima devo ricordarmi che ha 27 anni. Siamo di fronte a un fenomeno

  4. Tommy says:

    Non capisco cosa c’entri il fatto che abbia 27 anni. Se il film fosse stato di qualche altro regista qualsiasi nessuno avrebbe gridato al miracolo, statene pur certi. Un film davvero insulso, vorrebbe essere mordente e caustico ma manca proprio di mordente. La cattiveria è costruita a tavolino, come se i personaggi stessero giocando ad un finto gioco al massacro micro-sociale. buh, non capisco proprio…Basta davvero mettere insieme sei sette persone, fargli dire quattro cretinate in croce senza senso e usare i primi piani per parlare di incomunicabilità? Questa comunque è la mia opinione..

  5. Italia says:

    Molto d’accordo con quanto dice Tommy. Bocciato inesorabilmente, anche solo per il tono pretenzioso e per quel modo snob di approcciarsi alla materia. Mommy era uno “spettacolo” intimo e profondo. Non c’è storia.

  6. brics says:

    D’accordo al 100% con voi. Aggiungo: talmente urlato e sopra le righe daa sfiorare ill trash. Cosa che nei flashback non sfiora, ma ci cade proprio.
    Fortuna che c’è Vincent Cassell che insulta tutti i personaggi, mi pareva uno spettatore che ascoltati i dialoghi li commentava live. Metacinema involontario.

  7. Moschio says:

    Sono contento che si sia creato un dibattito! Come del resto succede con i film importanti! 🙂

    • brics says:

      Certamente Dolan non lascia indifferenti

    • Vins says:

      Non lascia mai indifferenti, vero. Io aggiungo solo che la mia amata Marion è stata sfruttata malissimo, anzi, secondo me non è mai entrata nel ruolo a causa della gelida direzione di Dolan che l’ha voluta troppo remissiva, impotente e a tratti grottesca. Si dirà che così è il suo personaggio, certo, ma io avrei visto una Dunst nel ruolo, o qualcuna che non fosse Marion.

  8. Frances says:

    Anche a me non è proprio piaciuto

  9. Michele says:

    Orrible

  10. Spencer says:

    Finalmente l’ho recuperato! E’ un film che devo elaborare, sul quale non ho ancora un giudizio netto. Secondo me non si tratta di un brutto film, ma piuttosto di un Dolan minore, che non ha nulla di eccelso ed è a tratti forse troppo costruito.
    Ecco, forse nel complesso mi ha lasciato piuttosto indifferente, cosa che con Dolan non mi era mai accaduta.

  11. Mirco Costa says:

    Io l’ho trovato addirittura deprimente, ma nel senso che mi ha depresso per quanto è brutto.

  12. Caterinna says:

    Pattume d’autore!

    • David B. says:

      Più che lasciare indifferenti, mi ha destabilizzato. Non pensavo Dolan potesse realizzare un film così mediocre e sciatto. Senza parole. Di rara bruttezza.

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