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C’era una volta a… Hollywood

venerdì 31 Luglio, 2020 | di Edoardo Peretti
C’era una volta a… Hollywood
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Immaginario

Il “c’era una volta” del titolo del nono film di Quentin Tarantino chiarisce fin da subito le cose: ci troviamo di fronte a una fiaba, ad una rielaborazione “irreale” della drammatica vicenda del massacro di Sharon Tate ad opera di Charlie Manson e dei suoi seguaci.

Enrico Ghezzi sosteneva, in una celebre intervista, che il protagonista assoluto del cinema di Tarantino era proprio il cinema: «tu tratti il cinema come un universo separato che però rappresenta il mondo intero» era una delle considerazioni espresse, col solito acume un po’ gigione, dal grande critico. Questo “mondo separato” diventa davvero palese rappresentazione del “mondo intero” a partire da Bastardi senza gloria e dalla furiosa, beffarda e sanguinolenta morte di Hitler.

Da quando, cioè, Tarantino ha in qualche modo preso di petto la Storia in alcuni dei suoi aspetti più dolorosi, dal nazismo alla guerra civile statunitense, fino ad arrivare con C’era una volta a… Hollywood al 1969, anno decisivo e problematico su più fronti: il vento della contestazione che si perdeva in variegati rivoli, non sempre genuini – la setta di Manson, derivazione e degenerazione delle culture hippie –, la sempre più calda questione della guerra in Vietnam, che nel film riecheggia come sottofondo nelle autoradio o nei dialoghi, fino alla morte di Sharon Tate, un trauma e un momento, uno dei tanti di quel periodo, di doloroso risveglio collettivo negli States. Allo stesso modo, nel campo del cinema, in quell’epilogo del tormentato decennio, aspettando l’esplosione della New Hollywood, la fruizione e la concezione più classiche e radicate della settima arte erano in crisi, quasi in agonia. La televisione come medium ormai primario è evidente nel film, come dimostra, per fare un  esempio, lo storico set di film western diventato covo dei seguaci di Manson. Era quindi, in qualche modo, in atto un cambiamento d’immaginario, politico tanto quanto culturale e più strettamente cinematografico. È proprio in questo cambiamento d’immaginario in atto che Tarantino ambienta la sua fiaba e realizza il suo film più teorico, meno esplicitamente giocoso e pure costantemente velato di una certa malinconia di sottofondo. È certamente un Tarantino più “tenero” e partecipe del solito quello che mette in scena, per così dire, il suo universo parallelo, composto da scatole cinesi, dove da un lato la storia diventa ucronia, portando con sé una sorta di rivendicazione e pure lanciando un grido di amarezza e rimpianto, nello splendido finale, e dall’altro le realtà e le finzioni creano, su più piani, un costante cortocircuito che fotografa, rielabora e scava, con una dose di rimpianto funebre, i cambiamenti d’immaginario in corso.  

C’era una volta a… Hollywood [Once Upon a Time in Hollywood, USA 2019] REGIA Quentin Tarantino.
CAST Leonardo DiCaprio, Margot Robbie, Brad Pitt, Al Pacino, Margaret Qualley, Kurt Russell, Bruce Dern, Luke Perry.
SCENEGGIATURA Quentin Tarantino. FOTOGRAFIA Robert Richardson. MUSICHE Autori vari.
Drammatico/commedia, durata 164 minuti. 

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