adidas nmd city sock adidas nmd city sock adidas nmd city sock gum pack release date info adidas NMD R1 Trail adidas nmd city sock gum soles adidas nmd city sock gum pack adidas nmd city sock nmd city sock primeknit core blacklush blue adidas nmd city sock black gum where to buy adidas nmd city sock winter wool adidas nmd city sock primeknit s79150 core black adidas nmd city sock core black adidas nmd primeknit city sock black adidas nmd city sock core black lush blue release date adidas NMD R1 PK adidas nmd chukka receives og colorway NMD City Sock PK adidas nmd chukka 2 adidas NMD R1 Triple Black comparing og adidas nmd r1 nmd chukka

In questo numero

Quo vado?

martedì 5 Gennaio, 2016 | di Michele Galardini
Quo vado?
In sala
44
Facebooktwittermail
Voto autore:

Sintomatologia di un successo meritato
Qual è il retaggio più solido che ci è stato tramandato dalla Prima Repubblica? Per Checco è il posto fisso, agognato già in tenera età ed esaltato dai genitori, presso cui vive pur essendo sulla soglia dei 40 anni. Le cose si mettono male quando la riforma delle provincie lo obbliga ad una scelta dolorosa: lasciare l’incarico all’ufficio caccia e pesca e accettare la liquidazione abbondante del tfr oppure tenersi stretto il posto fisso e iniziare una peregrinazione infinita fra uffici pubblici fino ad arrivare nelle sperdute stazioni del Polo Nord.

Nel momento in cui questo articolo viene redatto, l’ultimo film di Checco Zalone, Quo vado?, a tre giorni dall’uscita ha raggiunto i 22.248.121 euro di incasso, appena 100mila euro meno di Star Wars: Episodio VII – Il risveglio della Forza, che però è nelle sale italiane da tre settimane.mediacritica_quo_vado_290 Segno inappellabile di un fenomeno enorme che trascende le logiche della distribuzione (1.500 copie lanciate nei cinema è pura fantascienza, altro che Jedi) e del pubblico, riunendo nel medesimo luogo famiglie e ragazzi, giovani e anziani, intellettuali e consumatori fugaci. Il tutto senza utilizzare gli elementi che attraggono maggiormente la massa degli spettatori: sesso, violenza e parolacce. Anzi, trattando un tema di grande attualità politica, solitamente viatico di ampi sbadigli nei talk show della prima serata. Certo non si può pensare che l’impegno civile di Zalone sia lo stesso di un Rosi o, pensando al presente, di un Daniele Vicari, ma è innegabile che il suo ultimo personaggio, punto di arrivo di un percorso fra televisione e cinema durato 7 anni, esondi dagli argini del corpo dell’attore, il significante, per diventare racconto, ovvero significato. Racconto di un’Italia i cui tarli non sono nell’hic et nunc, nel berlusconismo o nel renzismo, ma affondano nella tradizione di un popolo i cui pregi e difetti sono sempre stati immediatamente riconoscibili. La clacsonata al semaforo dopo due secondi di verde, la fila saltata, la furbizia che si fa beffa del potere non appartengono più alla macchietta meridionale ma diventano strutture universali, comandamenti immutabili che cozzano con la serietà e l’ordine di un’Europa al tempo stesso avanzata e arida, accogliente e fredda, di cui innamorarsi e da cui fuggire alla prima occasione. Certo è facile attaccare Zalone, soprattutto se non lo si è visto ma è altrettanto semplice difenderlo se lo si è visto, anche solo per il gusto di scrollarsi di dosso un po’ di quella polvere ideologica che vede nel successo al botteghino il primo e decisivo passo verso il baratro del gusto. In questo la critica dovrebbe essere lungimirante, provare a scommettere ogni tanto, senza lasciarsi trascinare dalla moda dell’opinionismo social. In un estratto di una recensione pubblicato recentemente su Facebook da Leonardo Cabrini (autore di Mediacritica), si legge: “XXX sfoggia come al solito i tipici atteggiamenti di quella comicità così banale”. “È proprio vero, con XXX si ride sempre. Anche se il soggetto è così povero di fantasia, di originalità, di gusto come questo”.  “Gli spettatori non sono fortunati, siamo giusti, costretti ad ingerire prodotti così squallidamente raffazzonati, così privi di spirito e d’ogni luce d’intelletto umano”. Checco Zalone? No, Totò.

Quo vado? [Italia 2015] REGIA Gennaro Nunziante.
CAST Checco Zalone, Eleonora Giovanardi, Ninni Bruschetta, Maurizio Micheli, Lino Banfi.
SCENEGGIATURA Gennaro Nunziante, Checco Zalone. FOTOGRAFIA Federico Masiero. MUSICHE Luca Medici.
Commedia, durata 86 minuti.

44 Comments

  1. Guido says:

    Dunque Zalone è un fine intellettuale che satireggia con arguzia i vizi dell’italiano medio alla Dino Risi e Mario Monicelli. Poveri noi, ma davvero? Vedere il punteggio di 4/5 un po’ mi fa rabbrividire. Come siamo messi. Ma in fondo c’è chi ha detto che Sorrentino con La grande bellezza era il nuovo Fellini con la La dolce vita. Poveri noi. (E intanto ride Medusa che fa soldi a palate obbligando chiunque abbia voglia di vedere un film nuovo in questi giorni a pupparsi Zalone che monopolizza la metà degli schermi in tutta Italia).

    • Michele Galardini says:

      Ciao Guido, non so cosa c’entrino Risi o Monicelli e penso che ormai il paragone “La grande bellezza” / “La dolce vita” sia destinato a entrare nell’immaginario comune (ahinoi). Mi dispiace che ti faccia rabbrividire il voto ma era necessario dopo una recensione di questo tipo, che poi non bisogna vergognarsi di dire che uno spettacolo popolare ci è piaciuto, non si diventa d’improvviso meno intelligenti. Vorrei capire cosa ti ha sconvolto di Quo vado?
      un saluto

      • Guido says:

        Beh c’entrano quanto tirare in ballo Rosi.

        • Michele Galardini says:

          Non penso si debbano riempire dei fogli per avere il diritto di citare autori del passato, per altro in modi che vanno al di là del confronto diretto (come avrai di sicuro capito leggendo l’articolo).

      • Guido says:

        Beh c’entrano quanto tirare in ballo Rosi. Il voto non lo condivido perché il film non mi è piaciuto e vale un 2/5. Si può ridere abbastanza con un film di Zalone, senza per questo doverlo incensare in tal modo. A me sembra che si debba nobilitare per forza qualcosa per giustificarsi, proprio perché si ha paura di risultare meno intelligenti.
        Estremizzo: se un amico scoreggia in mia presenza io rido sempre, mi fa ridere che ci posso fare? Ma rimane una scoreggia.

        • Michele Galardini says:

          “Si debba nobilitare per forza qualcosa per giustificarsi, proprio perché si ha paura di risultare meno intelligenti”. In pratica io, o chi per me, avrei nobilitato Zalone per giustificare la mia paura di risultare meno intelligente? È un concetto strano, però ti giuro che, nel caso l’avessi capito, ti direi che ho di meglio da fare che giustificarmi sfruttando Zalone

          • Guido says:

            Lo spero.
            Dico solo che parlare in modo così positivo del film mi sembra fraintenderlo o sovrainterpretarlo. Mi sembra andare oltre le intenzioni stesse di Zalone.
            Mi sembra trovare motivazioni fantasiose per nobilitare per forza una commedia del genere, come a dover giustificare il 4/5. (questo partendo dal mio giudizio, negativo, sul film)

  2. Luca says:

    Senza fare paragoni blasfemi fra Totò e Checco Zalone, mi sembra giusto ricordare, in riferimento al finale dell’articolo, che Totò ha partecipato a film che erano effettivamente “squallidamente raffazzonati, poveri di fantasia, di gusto, di originalità” (nonostante la sua presenza).
    Senza nulla togliere alla grandezza della maschera comica, surreale e malinconica di Totò, sul basso valore di vari film a cui ha partecipato non ci sono dubbi.
    Il fatto che un attore di tale bravura sia stato spesso male utilizzato non è un’opinione personale, ma – basta dare un’occhiata o rivedere alcuni titoli della sua vasta filmografia, o leggere un qualunque commento critico su alcuni suoi film – un dato di fatto.

    • Michele Galardini says:

      Ciao Luca, il paragone non era fra Totò e Zalone ma sulla ricezione dei loro film e sulla fretta con cui, ieri come oggi, la critica tenda a liquidare certi fenomeni prima di aver avuto il tempo di comprenderli.
      Un saluto

      • Luca says:

        Ciao Michele, lo so che non hai paragonato Zalone a Totò (ci mancherebbe!), il mio discorso era appunto sulla conclusione con citazioni su Totò. Come ho scritto, nella vastissima filmografia di Totò ci sono titoli mediocri che i virgolettati che hai citato definiscono bene.
        A posteriori si è rivalutato il valore assoluto come interprete di Totò e di alcuni suoi film, non per forza di tutti, giustamente.
        Bisognerebbe sapere a quali titoli quei virgolettati si riferiscono, per capire se sono stati giudizi frettolosi e avventati o meno. Ma che Totò abbia partecipato a film che ne sfruttavano la popolarità (e bravura), senza preoccuparsi di essere approssimativi, banali e raffazzonati su tutto il resto è qualcosa di abbastanza assodato e accertato, anche della critica “a posteriori” (basta dare uno sguardo ai dizionari di Mereghetti o Morandini se proprio non ci si vuole limitare al giudizio personale. Tutto qui.

  3. Balo says:

    Una porcheria di film come tutti gli altri del resto

  4. Flaubert says:

    4/5??? Ma siete matti?

    • Michele Galardini says:

      Forse, lo chiedi perché l’hai visto e non ti è piaciuto oppure perché bisogna parlarne male a prescindere?
      un saluto

  5. Ziro says:

    Bell’articolo, mi piacciono le provocazioni!
    Sul fatto che il due volte laureato Luca Medici/Checco Zalone sia più intelligente del suo publico di riferimento mi pare non ci siano dubbi… Trovo interessante come con “Sole a catinelle” e “Quo vado?” abbia intercettato anche il resto del pubblico, quello che vede nei suoi film una presa in giro e non una esaltazione dell’italiano medio. Mi sembra ci sia molto più da scavare, piuttosto che limitarsi al fa schifo/lo amo…

  6. HeyHoLetsGo! says:

    Mi piacerebbe vedere tra i commenti un’argomentazione che sia una. E non l’attacco pregiudiziale (Checcho Zalone ovvero merda a prescindere). Tutti adorniani qui.

    • Pangasio says:

      pensando al paragone finale sfido qualsiasi estimatore di Zalone a ricordare a memoria una sua memorabile battuta sentita in questo o negli altri film. Anche con google farebbero fatica. Ora fate lo stesso tentativo pensando a Totò

      • Bunuel says:

        La mia preferita:
        «È un film antropologico?»
        «Se è antropologico mi dissocio perché con “antropologico” non s’incassa»

      • Scaramouche says:

        Gli uomini sessuali non avranno gli assorbenti, ma però hanno le ali…

      • Frances says:

        Ma che davvero vogliamo creare un paragone Totò-Zalone? Per favore!

      • Michele Galardini says:

        Io ho riso molte volte, però mi pongo la tua stessa domanda quando vedo Brignano. Il paragone con Totò era solo a livello di ricezione critica come ho scritto sopra e comunque penso che, se nei gloriosi anni ’60 ci fosse stato wordpress avremmo letto gli stessi identici attacchi a Totò.
        un saluto

    • Guido says:

      A me sembra che qui si debba giustificare un voto alto (provocazione o meno che sia) tirando in ballo al solito il valore antropologico del tal comico che fotografa i vizi dell’italiano medio etc. etc. Che è poi la stessa argomentazione usata da chi tenta di rivalutare anche il filone, per fortuna defunto, dell’Italia di “Vacanze a…”
      Prima c’erano Boldi e de Sica, ora c’è Zalone. Le persone vogliono ridere a Capodanno e con Zalone si ride, con i mummificati De Sica, Pieraccioni e co. molto meno, quindi si va a vedere Zalone. Che uno mi dica che quest’ultimo e i precedenti film siano ottime commedie (come lascia intendere il voto), mi spiace, ma non sarò mai d’accordo, le grandi commedie italiane e non sono altre.
      Come è stato scritto trattasi di “una onesta commedia qualunque con un onesto comico qualunque che non fa né schifo né osanna”. Poi se si deve far polemica si faccia. Tanto ridono solo i conti in banca, non nostri peraltro.
      (sufficientemente argomentata Heyholetsgo per i tuoi gusti?)

      • HeyHoLetsGo! says:

        Beh il fatto che ridano i suoi conti in banca va tutto a suo merito mi pare. Non discuto assolutamente i tuoi gusti, però credo che la differenza sia evidente: il cinepanettone assorbiva come una spugna l’atteggiamento di un certo italiano medio (di fatto accettandolo e difendendolo) e ce lo rimbalzava caoticamente senza alcun atteggiamento critico. Zalone, invece, ripropone tutte le varie sfaccettature della medietà, compresa quella dell'”intellettuale della strada”. Mi pare parecchio più sottile e capace di comprendere il presente. Per tacere poi delle evidenti capacità di autopromozione (il fatto di rimanere in ombra per anni per poi ritornare violentemente alla ribalta). Poi non dimentichiamo che questi incassi sono effettivamente una boccata d’aria per l’economia del cinema italiano, piaccia o meno. Poi se vogliamo parlare delle brutture dell’industria culturale è un’altra faccenda…

        • Guido says:

          Zalone è meglio dei cinepanettoni, non ci piove. Obiettavo sulle argomentazioni a favore dell’articolo che devono per forza tirare in ballo la “critica antropologica”.
          Zalone è simpatico, riesce a non essere volgare pur dicendo parolacce e soprattutto è un gran paraculo con una macchina di marketing alle spalle davvero geniale (l’idea per dire di non rilasciare un trailer, ma brevi corti che invitavano con una gag ad andare a vedere il film).
          Non è una colpa allargare il conto in banca, figuriamoci. Ma mi pare una pia illusione pensare che il successo di Quo Vado sia viatico di buone nuove per il cinema italiano. Sicuramente è una boccata d’aria per gli esercenti che lo proiettano (buon per loro), ma dubito che l’incasso mostre che farà si ripercuota a livello produttivo (chiedere a Pietro Valsecchi o a Medusa) in scelte coraggiose per sostenere film indipendenti o autori emergenti etc.
          Zalone con gli ultimi tre film (non a caso usciti negli anni della conclamata crisi del cinepattone, al contrario del primo che ha incassato molto meno) ha cannibalizzato il pubblico natalizio. Bravo lui e chi gli sta dietro.

  7. Leonardo Cabrini says:

    Il paragone che ho fatto (su Facebook peraltro!) non era tra Totò e Zalone ma piuttosto tra un certo atteggiamento pregiudiziale nei confronti della cultura di massa all’epoca di Totò e uno odierno.

    • Luca says:

      Ho capito Leo, quello che dicevo io nel mio commento sopra è che Totò ha recitato anche in film pessimi…
      Poi che dalla critica sia stato rivalutato maggiormente a posteriori concordo (al solito Pasolini c’era arrivato con anticipo a capirlo), ma è altrettanto vero che alcuni film che ha fatto sono benissimo sintetizzabili nei virgolettati di cui sopra, specie il secondo: “È proprio vero, con Totò si ride sempre. Anche se il soggetto è così povero di fantasia, di originalità, di gusto come questo”.
      Spero di essermi spiegato.

  8. Pangasio says:

    Secondo me il problema è che o si critica o si difende in toto senza considerare che non per forza una verità ne determina un’altra: 1) E’ possibile che Zalone faccia film gradevoli? Probabilmente si. E’ possibile che Zalone faccia incassi record perché fa film gradevoli. Sicuramente no. I critici possono amare il suo film e “scandalizzarsi” comunque dei numeri che produce? Credo di si. O dovrebbero “scandalizzarsi” per il film (mediocre) e amare i numeri che produce? Per me anche questo è un si! In risposta a Cabrini, senza disdegnare la cultura popolare, quello che faccio fatica a sopportare di Zalone è il suo elogio all’ignoranza. Nel modello da lui proposto, l’ignorante è sempre un vincente e, a priori, molto più capace di stare al mondo di qualsiasi altro (“intellettuale”). Ed è proprio grazie ad una buona dose di ignoranza, unita alla sua spensieratezza, che tutti i problemi sociali diventano facilmente risolvibili. Questo messaggio che passa non riesco a digerirlo, ecco! E non credo che debba vedere più di due film per avere conferma. Credo sia una scelta precisa per rivolgersi ad un target preciso. Così come il soggetto: dalla crisi al lavoro…non va lontano pur andando in Norvegia.
    Insomma, lui incassa e se la ride, il cinema non ne guadagna nulla, la cultura neanche.

    • Luca says:

      Condivido totalmente Pangasio!

    • Michele Galardini says:

      Dici di non sopportare il suo elogio dell’ignoranza ma tale elogio è stato costruito prevalentemente sui fatti. Se vuoi negare che l’ignoranza (intesa sia come incapacità di comprendere il contesto in cui si vive sia come cattiveria, prevaricazione) sia prevalente in questo mondo, ti invito a leggere per una settimana uno qualsiasi dei maggiori quotidiani nazionali o portali web.
      Per quanto riguarda Quo vado? non penso che il personaggio di Checco sia ignorante né che sfrutti tale presunta ignoranza per risolvere i problemi: considera il finale del film, divertente, sì, ma tutt’altro che risolutivo da un punto di vista di problemi.
      Dici che la cultura non ne guadagna. Boh, mi fai un esempio di film che hanno arricchito la cultura negli ultimi anni? Giusto per capire cosa intendi
      Un saluto

      • Pangasio says:

        L’ignoranza è sicuramente prevalente al mondo, non per questo dobbiamo elogiarla. Che discorso è?
        Si, dico che il cinema e la cultura non ne guadagnano. Ripeto non perché sia o meno un cattivo film. Semplicemente perché questo film, poco importa se mediocre secondo me o da 4 stelle secondo te, non ottiene questo enorme successo per le proprie qualità. O sei davvero convinto che valga 20 milioni di spettatori e dovremmo essere fieri di farlo vedere in tutto il mondo?
        Faccio un paragone un po’ azzardato ma spero di rendere l’idea: quando Forza Italia vinse le elezioni nel 1994, creando un partito che dal nulla a 3 mesi spazzò la “vecchia” classe politica italiana, a qualcuno sembrò un trionfo della democrazia. Con gli anni si è poi capito che non è stato proprio così. Sarò eccessivamente preoccupato da questo tipo di affermazioni ma la tradizione del nostro paese ci ricorda che i populismi non hanno mai portato a nulla di buono. In questo senso penso non faccia bene alla cultura, spero avrai capito cosa intendevo. Ps. Io l’ho visto il film, siamo almeno in due!

        • Michele Galardini says:

          Intanto sono contento che tu ne parli avendolo visto (sembra cosa banale, non lo è!). Il problema non è che non dobbiamo elogiare l’ignoranza (cosa che Zalone non fa) semmai che dobbiamo interrogarci su quanto sia palpabile tale ignoranza nella nostra quotidianità. Ma poi parliamo sempre di personaggi, di maschere, il cui giudizio deve restare nell’ambito della finzione filmica: sarebbe come dire che non mi piacciono i film con Sordi perché elogia la furbizia o i film dei Coen perché elogiano l’idiozia.
          Per me Zalone non è assolutamente populista perché, come scrivo nella recensione, costruisce film privi dei tre poli di maggiore attrazione delle masse: violenza, sesso e linguaggio sboccato. Gli ultimi Vanzina sono populisti perché non fanno altro che perpetuare lo stereotipo dell’italiano scoreggione e caciarone.
          Non penso, infine, che un film ‘valga’ i suoi spettatori, perché altrimenti si rischia di cadere nella trappola di discorsi come ‘eh, se ha incassato poco vuol dire non era un bel film’. “Bella e perduta” di Pietro Marcello poteva incassare 20 milioni come 200mila euro e sarebbe rimasto un film meraviglioso: una distribuzione da quarto mondo ha deciso per la seconda via, ma questa è un’altra storia. I numeri del botteghino servono solo a inquadrare una tendenza ma certo non raccontano niente del valore dei film

          • Pangasio says:

            Michele, grazie per le tue risposte, anche se non condivido tutto apprezzo la voglia di dialogare! Una sola (e ultima!) considerazione: non discuto se Zalone sia o meno populista. E’ l’evento che porta 20 milioni di persone al cinema ad esserlo. E, ripeto ancora una volta, l’industria/cultura cinematografica non può esserne contenta, tranne chi, in questo caso, incassa i goldoni. Proprio perché tra Zalone e Sokurov ci sono altre mille realtà che raccolgono le briciole. Di certo, difronte a questi numeri, pensare di avvicinarsi di più agli spettatori potrebbe essere un punto di ripartenza per il cinema italiano, se ne può parlare, ma non apro ora un altro argomento. Ripeto di nuovo solo il mio concetto di partenza: Zalone propone questo personaggio ignorante (ma simpatico/buono e quindi bello e vincente) e fa dell’ignoranza una virtù. Non è volgare non usa sesso e violenza perché sceglie a tavolino il target, quanto più generalista, a cui rivolgersi. Ma al centro della sua comicità (per quanto sia quasi sempre politicamente corretto), restano battute che farebbe l’italiano medio ignorante (ma simpatico/buono) su uominisessuali, politici, donne, etc. Fanno talmente parte del nostro costume che neanche ce ne rendiamo conto. E purtroppo, nel 2015, non è un bene.

  9. moschio says:

    Pangasio condivido in pieno quello che hai detto! Non ho ancora visto il film ma ho visto gli altri e mi sono già fatto un’idea di ciò che rappresenta Zalone Mi permetto di citare un altro pensiero in merito: “Si recuperano i brutti film di Totò perché sostanzialmente nulla è cambiato, e anzi probabilmente quanto a volgarità e a sottocultura gli anni Settanta non hanno nulla da invidiare agli anni Cinquanta. In realtà non c’è stato un caso Totò negli anni Cinquanta. Negli anni Cinquanta Totò è stato uno dei tanti prodotti, una delle tante merci che si sono consumati quasi senza accorgersene, non è stato un caso di cultura…” PPP
    Prima o poi anche Zalone verrà così descritto…un prodotto che verrà consumato come già negli anni sono stati consumati Pieraccioni, Nuti ecc…

  10. Leonardo Cabrini says:

    Hai perfettamente ragione Pangasio, ma il fatto che si mostri l’ignorante come vincente non potrebbe sortire l’effetto opposto? Non elogiativo ma critico? La mia è chiaramente un’ipotesi.
    In ogni caso, Luca, io credo che Totò esista anche grazie a quei film che tu menzioni. E sul fatto della qualità, insomma, i parametri sono troppi per poterne parlare oggettivamente.

  11. Michele Galardini says:

    Dopo aver risposto a quasi tutti i commenti, vorrei chiedere quanti degli utenti che stanno disquisendo di Quo vado? su questa pagina lo hanno effettivamente visto?

  12. xxx says:

    Cavolo, ma sono l’unico qui con una vita? Intanto, il voto 4/5 dopo questa recensione era d’obbligo. E mi spiace vedere che anche una rivista fresca com’è Mediacritica sia terreno fertile per menti fini ma incasellate in schemi vecchissimi, che GIAMMAI ammetterebbero che un buon film è anche quel lavoro non di nicchia, non da cineclub, non da Sundance, ma quel lavoro che piace ai non eletti del grande schermo, al “popolino”. Che francamente se ne frega di quello che pensiamo noi menti elette.

    • Guido says:

      Ma quindi fammi capire: se uno NON ritiene il film di Checco Zalone un’ottima commedia è una mente incasellata in schemi vecchissimi? Devo per forza dire che mi è piaciuto solo perché farà il record di incassi? Esistono bellissimi film non di nicchia o da Sundance (che peraltro il modello indie alla Sundance non lo apprezzo affatto)! Non è che tra Sokurov e Zalone non c’è nulla in mezzo!
      Mi sembra che tu xxx sia preda di schemi vecchissimi, per cui se a uno non piace Zalone allora automaticamente è uno da cineclub che va a vedersi la retrospettive su Godard.
      Per fresca che intendi? Che deve parlare bene a prescindere dei film “da popolino”?

  13. j2038055@trbvm.com says:

    Che dire Zalone lo trovo insoportabile e non capisco come possa piacere.
    A me non fa ridere,non lo ritengo neanche un comico,non porta niente di nuovo ma soltanto il nulla come i tanto vituperati cinepanettoni.
    Però rispetto chi lo ama,i gusti sono gusti anche se tanto entusiasmo e pubblicità per un filmetto come questo è vergognosa.
    Mi auguro faranno lo stesso con il film di Verdone e Albanese che magari non sarà migliore ma loro almeno sono comici veri.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

adidas yeezy boost 350 turtle dove transcends sneakers adidas yeezy 350 boost turtle dove restock re release adidas yeezy 350 boost black release date yeezy 350 boost low yeezy boost 350 pirate black yeezy boost 350 low adidas yeezy boost 350 v2 black white yeezy boost 350 moonrock adidas yeezy 350 boost moonrock release date moonrock yeezy 350 boost legit real fake on foot look adidas yeezy boost 350 oxford tan adidas yeezy boost 350 v2 zebra another look adidas yeezy boost 350 oxford tan even more images yeezy 350 moonrock release date adidas yeezy 350 boost black adidas yeezy 350 boost low heres where you can cop the black adidas yeezy 350 boost low adidas yeezy 350 boost low adidas yeezy 350 boost 10 reasons why the adidas yeezy 350 boost will sell out instantly